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“Dark” su Netflix: una guida ai simboli in attesa della terza stagione

Il prossimo 27 giugno uscirà su Netflix la terza e ultima stagione di Dark. L’acclamata serie tedesca ci ha tenuti incollati allo schermo con il fiato sospeso nel corso delle prime due stagioni e ha riportato alla mente di molti appassionati di serie tv paragoni felicissimi con gli antichi fasti di Lost, Twin Peaks e qualche richiamo alla prima stagione di True Detective. L’intreccio è complesso, gli ingranaggi del meccanismo funzionano alla perfezione nel restituire allo spettatore un prodotto d’intrattenimento davvero unico nel suo genere, tutto basato sui paradossi temporali. Dark, contrariamente al nome, brilla come un diamante sulla piattaforma, soprattutto a contrasto con la pletora di teen drama scadenti nei quali Netflix sembra seriamente intenzionata a scommettere per il futuro.

In attesa degli avvenimenti che chiuderanno il cerchio, ecco una sorta di piccolo vademecum all’universo di Dark, completo di alcune riflessioni sui simboli presenti nella serie e delle chiavi di lettura che ci fornisce sul nostro presente. Se non avete mai guardato la serie tv, potete trovare qui una recensione in due parti sul perché, invece, dovreste. Questo articolo contiene spoiler: procedete a vostro rischio e pericolo.

La nostra storia ha inizio in una piccola cittadina tedesca d’invenzione: Winden, nel 2019. Winden è uno di quei centri in cui si conoscono tutti e i destini di chi la abita sono tutti appesi allo stesso sottilissimo filo di segreti più o meno grandi, taciuti dalla comunità a diversi livelli di consapevolezza. Nessun abitante di Winden abbandona mai la cittadina e neppure la cittadina ha contatti con il mondo esterno. Man mano che guardiamo la serie ci convinciamo sempre di più che questa esista in una sorta di vacuum spazio-temporale e che si configuri come un vero e proprio microcosmo più che come una vera città tedesca. Gli avvenimenti che a Winden hanno luogo ogni trentatré anni sono concatenati nel 1921, nel 1953, nel 1986, nel 2019 e nel 2053. A rafforzare l’idea che essa esista proprio in qualità di paradosso è il fatto che non si fa mai cenno agli accadimenti storici che sicuramente influirono sul Paese proprio in quegli anni. Sia nel 1921 che nel 1953, siamo nella Germania sopravvissuta alle guerre mondiali, ma Winden sembra esserne rimasta fuori. Nel 1986 è ancora in piedi il Muro di Berlino, ma neanche a quello si fa mai cenno. La storia di Winden è fuori dalla storia.

Ad ogni modo, la cittadina trae l’energia elettrica da una centrale nucleare. Intorno a questa ruotano parecchie delle vicende che ci interessano. Sarà, infatti, proprio un piccolo incidente alla centrale nucleare ad aprire per la prima volta il portale nelle caverne che mette in collegamento tre epoche: il 1953, il 1986 e il 2019. A questo punto dobbiamo fare una precisazione: in Dark, il tempo è una categoria che attinge dalla fisica e dall’esoterismo in pari misura. È possibile viaggiarvi attraverso come se si attraversasse semplicemente un confine spaziale. Il tempo subisce una curvatura che non permette lo svolgersi lineare degli eventi. Il passato influenza il futuro, ma anche il futuro può influenzare il passato. Se, da un lato, lo spazio-tempo viene raccontato così come lo conosciamo attraverso la relatività di Einstein, dall’altro si fa presente allo spettatore che la possibilità concreta del viaggio nel tempo esistesse ben prima dell’avanzamento di teorie e tecnologie: a manovrare i fili, in Dark, è infatti una sorta di setta religiosa che prende il nome di Sic Mundus, dall’incisione in latino presente sulla tavola smeraldina di Ermete Trismegistus (padre dell’alchimia e dell’ermetismo). Occulto e scienza sono dunque profondamente vicini nella serie tv. Anzi, visto che la concezione del tempo non è lineare, ma concentrica, più volte scienza e occultismo sembrano l’una lo specchio dell’altro, specialmente nelle loro derive di progresso a tutti i costi (l’energia atomica e i disastri a essa collegata) e la fede cieca. In realtà, seguendo questo ragionamento, sarebbe addirittura controproducente cercare un prima delle cose, una loro origine, giacché tutto è frutto delle influenze costanti con le altre declinazioni del tempo.

Un esempio, in Dark, sono gli oggetti: il libro dell’orologiaio, la macchina del tempo, il taccuino, la lettera del suicidio di Mikkel esistono nel tempo e influenzano ogni sua deriva senza però aver avuto un vero e proprio inizio. L’orologiaio ottiene per caso il libro che avrebbe dovuto scrivere da Ulrich, il quale lo porta nel 1953 dal futuro. Quando scriverà il libro, nel suo futuro, dunque, lo farà copiando il testo che sapeva già di aver scritto. Mikkel si vede consegnare la lettera del suo suicidio dal figlio quando ancora non aveva intenzione di suicidarsi. Il paradosso di questi oggetti, dunque, è che all’interno del loop è come se fossero sempre esistiti. Attraverso essi, poi, si innesca una serie di profezie che si auto-avverano e il più ampio dibattito sulla predestinazione degli uomini. Se, infatti, la successione temporale non è veramente possibile, tutto quello che accadrà è già accaduto e come tale è destinato a ripetersi all’infinito.

Un altro simbolo esoterico ricorrente nella serie è quello del serpente che si morde la coda, l’Uroboro. Quest’ultimo rappresenta l’eterno ritorno, ma ha anche una valenza nella simbologia alchemica: il serpente, che cambia pelle e si morde la coda, rappresenta un passaggio di stato, una trasformazione. Tutto si trasforma e niente si distrugge. L’Uroboro muore e rinasce continuamente, in un ciclo immortale. Per Jung, era il simbolo dell’integrazione e dell’assimilazione dell’opposto, dell’ombra. Particolarmente vicino a questo simbolo è proprio il personaggio di Jonas: lo conosciamo adolescente e ignaro ma, nel corso delle prime due stagioni, veniamo a contatto con almeno altre due sue versioni, Adam e lo Straniero. Lo Straniero è Jonas adulto, il viaggiatore del tempo che cerca disperatamente e invano di cambiare il proprio destino. Il dramma del personaggio è proprio insito nel suo moto di lotta: ogni azione, nel loop temporale, è già avvenuta e dunque si realizza nelle modalità che vediamo sullo schermo proprio perché era già previsto che si realizzasse. Adam è Jonas anziano, la vera e propria incarnazione del serpente. Adam avvolge pian piano le spire intorno al sé adolescente e alla cittadina di Winden perché assicurarne la fine è l’unico modo per assicurarne l’inizio e rendersi, così, immortale.

Com’è ovvio già dai nomi dei personaggi, Dark attinge pienamente dalla tradizione biblica. Adam, dunque, è il primo e l’ultimo uomo. Il serpente è anche la tentazione. Jonas è anche il Giona biblico, condannato al naufragio e a essere inghiottito dalla balena per aver disobbedito alla parola di Dio. In questo caso, a indossare le vesti degli uomini di chiesa sono i Sic Mundus, dunque potremmo leggere nel nome di Jonas un presagio per il futuro: ribellandosi ad Adam, sarà perduto. Noah, l’inquietante prete interpretato da un algido Mark Waschke, è il pastore che costruisce l’arca per salvare l’umanità: Sic Mundus crede nel viaggio nel tempo come mezzo di riscatto degli esseri umani e Noah, nel corso della prima stagione, è impegnato a compiere esperimenti per costruire una macchina del tempo stabile.

Sono proprio le azioni di Noah che danno il via alla serie, insieme al suicidio di Micheal/Mikkel. Significativamente, il cognome di Mikkel adulto e padre di Jonas è Kahnwald, una parola composta dai sostantivi nave e foresta, rimarcando ancora di più il legame tra il diluvio biblico e l’apocalisse che sta per abbattersi su Winden, dalla quale sarà possibile salvarsi, appunto, solo avvalendosi di un’apposita arca: la macchina del tempo. Il prete si serve dell’aiuto di Helge per rapire bambini e testare su di loro un prototipo di nuova macchina indipendente dal passaggio nelle grotte. I cadaveri dei bambini, orribilmente mutilati, verranno rinvenuti in diversi momenti: nel 1953 finiscono i corpi di Yasin e Erik, nel 2019 quello di Mads. I loro nomi sono segnati all’interno di un taccuino senza origine: è un altro degli oggetti vittima del loop temporale. Per noi spettatori è, dunque, impossibile capire se siano stati annotati per la prima volta all’origine di tutto oppure se i bambini vengano rapiti e uccisi perché i loro nomi si trovano all’interno del taccuino. Ad ogni modo, gli omicidi di creature innocenti in nome di un bene superiore ci riconducono a pensare a quel parallelismo tra fanatismo religioso e scientifico cui si accennava prima. Fino a che punto il progresso può ritenersi il bene supremo? Quand’è che ci rendiamo conto che il prezzo da pagare per la nostra scellerata crescita è troppo alto? Claudia che, diventata direttrice della centrale nucleare di Winden nel 1986, insabbia la verità sullo smaltimento illegale dei rifiuti tossici e mantiene il silenzio sull’incidente verificatosi proprio in quell’anno (l’incidente che innescherà l’apertura del portale spazio-temporale nelle grotte) assiste in una sorta di contrappasso mentre tutta la sua famiglia, il padre Egon e la figlia Regina, viene divorata dal cancro.

Il riferimento al nucleare in Dark ha un significato almeno triplice. Il primo è legato all’attualità tedesca. La Germania, dipendente, nella storia recentissima, dalle centrali nucleari per l’energia ha iniziato la sua opera di denuclearizzazione, che volgerà al termine nel 2022. Il secondo, è legato a ciò che l’era atomica rappresenta: un’evoluzione tecnologica che ha cambiato la storia per sempre a causa della capacità potenziale di distruggere il pianeta. Se, infatti, dalle centrali nucleari si ricava energia che favorisce la vita, non bisogna dimenticare che il primo vero utilizzo dell’energia atomica è stato quello bellico, uno strumento di morte. Ancora: quale prezzo per il progresso? Se la morte è inevitabile per rinascere, chi stabilisce chi deve pagarne lo scotto? Il terzo significato è che il nucleare nasce a partire dalla teoria della relatività di Einstein. A partire dalla stessa teoria abbiamo sviluppato la nostra attuale concezione di spazio-tempo, che ha portato alla scoperta dei buchi neri e dei wormhole. Questo è, come sappiamo, il punto focale di tutta la speculazione fantascientifica di Dark.

La terza e ultima stagione debutterà su Netflix il 27 giugno 2020:  il giorno durante il quale, nella serie tv, a Winden si scatena la fine del mondo. Parlando di relazioni di causa-effetto nel mondo di Dark potrebbe sembrare che abbiamo mancato il punto, però troviamo che ci sia una certa ironia kafkiana nell’essere spettatori di un’apocalisse causata chiaramente dagli interventi sistematici degli uomini per piegare l’universo alle loro esigenze (il tunnel spazio-temporale costruito nel 1921, gli esperimenti sulla macchina del tempo dal 1953 al 1986, gli incidenti nucleari nel 1986 e nel 2020) nell’anno in cui abbiamo vissuto una pandemia mondiale che ci ha messi di fronte ai limiti del nostro arrivismo e che, tuttavia, fingiamo di ignorare.

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