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Interviste

Mattia Santori: «Non siamo incompetenti. Al via la fase 2 delle Sardine»

Dopo essersi allontanate dai riflettori per qualche mese, le Sardine sono tornate nei talk e sui social con un loro manifesto, ancora impossibilitate a svolgere la missione per la quale erano involontariamente nate: riempire le piazze. Dopo aver contribuito nettamente alla sconfitta della Lega in Emilia-Romagna, in molti si sono domandati – e lo abbiamo fatto anche noi su questo giornale – se, al di là dei condivisibili valori che rischiano di restare astratti, ci fosse qualcosa di più. Abbiamo, quindi, interpellato Mattia Santori per capire proprio se e come pensino di renderli concreti e come ritengano di colmare le lacune che in molti hanno rimproverato loro. Nessuno, tantomeno le Sardine, si aspettava il seguito che hanno riscosso, tuttavia abbiamo più volte assistito a movimenti che promettevano grandi cose ma incapaci di rivelare, o meglio, di avere una propria identità. Proviamo a fare un po’ di chiarezza con le parole del frontman.

La nascita delle Sardine ha portato a un ampio dibattito, anche sulle nostre pagine: registrando e compiacendoci delle piazze gremite di migliaia di persone che intonavano Bella Ciao e constatando la difesa di valori più che elevati, ci siamo anche chiesti che fine facciano le tantissime sagome di pesciolini cartonati una volta tornate a casa e chi deciderà del loro futuro prossimo. Insomma, chi siete?

«Siamo certamente un fenomeno particolare, nato in maniera genuina, che ha fatto numeri e partecipazioni altissime. Questo ha aperto una vasta discussione sulla rappresentanza politica delle persone che dimostravano di non averne e di aver bisogno di qualcuno che le guidasse, generando un cortocircuito inevitabile perché l’hanno cercata in un movimento nato da poco che ha bisogno di tempo per organizzarsi. Questa è la dimensione liquida di un movimento originatosi da una mobilitazione e la decisione di continuare a investire in un patrimonio umano, sociale e politico che abbiamo risvegliato è quella che ci ha fatto capire come interfacciarci con gli attivisti».

Qualcuno vi ha accusato di una leggera vaghezza nei contenuti: avete un programma? Come pensate di rapportarvi con la base? Altrimenti l’effetto iniziale rischia di svanire…

«Le Sardine nascevano per evitare che la Lega vincesse le elezioni in Emilia-Romagna e questo obiettivo è stato raggiunto ribadendo i valori della dignità della politica. Dopodiché è nata la fase 2 delle Sardine, dunque la fase di consolidamento di tante sfaccettature che si trovano all’interno dello stesso obiettivo, cioè alternativo ai sovranisti. Un momento che è ancora in corso perché il COVID ha spazzato via il congresso a Scampia e il confronto con i militanti, per questo abbiamo dato via a un manifesto che rappresenta i valori in cui ci rispecchiamo. Ora stiamo entrando nella fase della linea politica, cioè ci interroghiamo su come sceglierla e come perseguirla».

A proposito del vostro manifesto: è sicuramente pieno di belle e nobili parole come ecologia, commozione, lessico accurato e cittadinanza attiva. Secondo Lei, non c’è il rischio che queste, se non declinate e trasformate da concetti astratti in fatti concreti, rimangano lettera morta? Ad esempio, vi definite europeisti, ma quale idea di Europa avete?

«Il primo punto dice che le Sardine agiscono tramite fatti e non parole ma il rischio che Lei avanza è giusto: stiamo cercando di trasformare quelle parole in fatti ma questo non possiamo farlo da soli. Devono farlo tutti coloro che credono negli stessi valori e tutte le altre realtà che condividiamo anche sui nostri canali. Non siamo un’entità circoscritta ma un insieme di persone che si trova all’interno di una cornice, abbiamo una forma liquida. Tuttavia, se restringiamo i confini stabilendo, ad esempio, quale sia la nostra visione di Europa, rimarrebbero fuori tante persone che hanno le nostre stesse idee sull’antisovranismo, sugli Stati Uniti d’Europa, sulle politiche energetiche ecc., ma che magari non si ritrovano in una specifica definizione di Europa. Le Sardine non siamo solo io e gli altri fondatori, viviamo di osmosi e abbiamo bisogno di associarci di volta in volta ad altre realtà».

Però abbiamo visto che fine fa chi, come i 5 Stelle, non ha una linea precisa su determinati temi: vi ritrovate un po’ nei pentastellati dell’origine o temete di emularne il percorso?

«Stiamo lavorando proprio su un’associazione temporanea di scopo dove ogni realtà rimane autonoma ma ci uniamo per obiettivi specifici quali l’abrogazione dei Decreti Sicurezza, revisione degli accordi con la Libia, creazione degli Stati Uniti d’Europa con un percorso di integrazione reale. Su questi punti non possiamo litigare perché l’obiettivo è unico affinché una sola identità dia il percorso. Queste frammentazioni avvengono anche nelle associazioni che, per quanto simili, talvolta si dividono e si ritrovano al massimo per un congresso. Ecco perché a livello politico non siamo come i 5 Stelle, perché siamo nati con un’idea politica precisa, schierati da una parte e collocati in una posizione. Il problema è che, come in tutti i movimenti orizzontali, il rischio di correnti interne e di accoltellamenti c’è. Tuttavia non penso che le correnti di pensiero siano negative, tutt’altro, rappresentano un patrimonio e quella vincente merita di dare una linea politica. Il problema è, ad esempio, che non si capisca quale sia la linea del PD».

Vi unireste ad altri movimenti simili al vostro? Penso al Black Lives Matter…

«Sì, e lo abbiamo già fatto: c’è un dialogo con realtà che sentivamo vicine già prima, ma c’è sempre la diffidenza verso le Sardine, un pregiudizio secondo cui siamo incompetenti.

Provi a contraddire, motivando, questi pregiudizi…

«Le faccio vari esempi: quando parliamo di ILVA, le nostre parole sono quelle di Maristella Bagiolini che vive a Taranto e si occupa di ILVA da decenni in quanto giornalista; oppure, quando parliamo di politiche e di braccianti, lo facciamo con la voce di Massimiliano Perna, giornalista e reporter anche per Propaganda Live. La stessa Jasmine Cristallo non è nata con le Sardine ma è da anni che fa battaglie – ad esempio contro le mafie – nel suo territorio. Abbiamo certamente una componente laica ma abbiamo anche tanti esperti. La critica secondo cui non ci sono competenze politiche solo perché non abbiamo dei punti definiti a livello politico è sbagliata perché al nostro interno ce ne sono, ma stiamo decidendo dove andare a colpire».

Dal momento che le Sardine sono anche un fenomeno comunicativo, rimprovera a Conte e, più in generale, anche agli altri, errori di comunicazione commessi durante il lockdown e dopo?

«Sì, credo che Conte sia un comunicatore istituzionale e per questo durante il COVID era nel suo habitat, ma manca di comunicazione tattile: ogni tanto, bisogna anche mandare dei segnali, e ancora oggi non è molto chiaro su cosa fare e cosa no. Esattamente il contrario di Berlusconi, che non era un bravo rappresentante delle istituzioni ma dava un senso di vicinanza alle persone comuni».

A proposito di errori di comunicazione, non pensa che, dopo pochissimi mesi dalla vostra comparsa sulle scene e dopo aver detto che il vostro compito era anche quello di far riavvicinare i giovani alla politica, sia stato un passo falso andare a trovare Luciano Benetton presso la sua fondazione? Lo diciamo andando oltre le strumentalizzazioni che ne sono state fatte…

«Sì, è stato un errore mediatico ma siamo andati lì in qualità di quattro individui che erano stati invitati per vedere una delle scuole più famose di tutto il mondo e non per visitare gli stabilimenti dei Benetton. In ogni caso, farci fotografare insieme a lui è stato un errore ma andare no».

Come risponde a chi ora si aspetta qualcosa dalle Sardine?

«Siamo nati come antidoto al populismo e, checché se ne dica, il cambio di retorica e di stile dimostrato nelle elezioni in Emilia-Romagna è già un segnale. Anche gli altri si sono adattati e si è visto che il modo di comunicare di Salvini in quel caso non ha pagato. È chiaro che per formare un messaggio politico ci vuole più tempo ma non credo che avremo mai un percorso politico definito, netto, che finisca in Parlamento perché abbiamo dei valori. Se dovessimo ritrovarci in una finestra elettorale, allora lì avremmo quei 4-5 cardini, ma dubito che lo faremo come Sardine sia perché non vogliamo esserlo sia perché non sarebbe giustificato e credibile in quanto non siamo nati come soggetto politico».

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