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Migranti e oppositori: come la politica manipola la verità e l’opinione pubblica

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
18 Marzo 2019
in Il Fatto
Tempo di lettura: 5 minuti
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Gli anni in cui stiamo vivendo passeranno alla storia come quelli della definitiva evoluzione digitale. L’informazione passa principalmente dai social network, che si tratti di comunicati stampa di aziende, di impegni d’agenda dei rappresentanti delle istituzioni, fino alle più svariate vicende di cronaca, e non c’è notizia, non c’è verità che non affidi il proprio destino alla rete, che ne determina la portata, dunque, la capacità di divulgazione.

La politica – e chi ne muove i fili – l’ha ben capito e ha aggredito le nuove tecnologie facendo leva sull’aspetto più pericoloso di cui queste sono capaci, ossia la sensazione che consegna a chiunque ne usufruisca di poter dire la sua e pesare la propria opinione al pari del lavoro dei professionisti dell’informazione, dei tecnici che, fino a prima del boom di Facebook e simili, erano gli unici – o quasi – a cui le opinioni in merito agli argomenti di personale competenza venivano richieste e, quindi, diffuse. 

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Non vi è elezione che non si macchi dell’ombra della manipolazione, e la straordinaria propagazione delle notizie false ha permesso, di fatto, alle forze populiste di tastare il nervo scoperto dei popoli e insistere su quell’infiammazione sottocutanea al fine di ingrossarne il rossore, decretando così il proprio successo. E poco importa se a farne le spese sono le stesse persone che millantano di difendere se a soccombere, sotto i colpi delle menzogne, è innanzitutto la democrazia. 

Negli ultimi giorni, i rappresentanti del governo italiano hanno dato prova di quanto sopra, con il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e il suo ufficio capaci di cavalcare l’onda di violenza di cui il proprio elettorato ama nutrirsi al fine di ingrossare i consensi a loro favore, sovvertendo la realtà dei fatti in merito agli argomenti – guarda caso – più sensibili al Carroccio e ai suoi seguaci: l’immigrazione clandestina e la natura degli oppositori, già apostrofati in questi mesi come buonisti, radical chic, comunisti col Rolex, e così via.

È di ieri la notizia secondo cui gli sbarchi in Italia si sono ridotti drasticamente, con i rimpatri addirittura superiori agli arrivi sulle coste del nostro Sud. Sbarchi quasi azzerati, ha annunciato Salvini, portando a conoscenza dei media i numeri del suo operato: solo 335 nel 2019, circa il 98% in meno rispetto ai dati di appena 365 giorni fa, una media di quattro migranti al giorno. Tutto ok, dunque, per il popolo tricolore che avrà certamente notato come le strade del Paese siano improvvisamente più sicure, la pelle dei nuovi italiani nuovamente più pallida.

Quello che il Viminale non dice e che il Sindaco Totò Martello denuncia, però, è la situazione drammatica in cui Lampedusa è stata lasciata dalle autorità. Lo spot elettorale della Lega non tiene conto, infatti, delle barche giunte sull’isola negli ultimi mesi, alla pagina del Ministero, precisamente al cruscotto del sito, Lampedusa non viene calcolata, Lampedusa non esiste. 

Il fatto che gli arrivi in Sicilia non vengano presi in considerazione da Salvini rende la misura dello scritto finora, ossia che il governo intende dimostrare quanto in realtà non accade, o quantomeno non nella misura in cui festeggia la propria vittoria. 

Come se non bastasse, e in maniera forse ancor più deplorevole, Matteo Salvini ha commentato, nei giorni scorsi, i tragici accadimenti della Nuova Zelanda, dove un terrorista delle fila dei suprematisti bianchi ha fatto irruzione in una moschea, uccidendo cinquanta persone e diffondendo il suo folle gesto in diretta su Facebook. «L’unico estremismo che merita di essere attenzionato è quello islamico. Le frange di estrema destra e di sinistra sono nostalgiche. Possono comportare una condanna morale, ma se c’è un estremismo per il quale firmo la metà degli atti al Ministero è quello islamico».

Parole incredibili da parte dell’uomo a cui è delegata la sicurezza del popolo, frasi che mirano a creare differenze tra assassini e assassini, come se uccidere in nome di Allah fosse più grave rispetto all’idea che muoveva i nazisti, la razza, il colore della pelle, la religione cristiana che ha ragion d’essere su quella musulmana. 

I migranti, tuttavia, non sono l’unico bersaglio dei Vicepremier in camicia verde. In occasione della manifestazione pacifica di venerdì scorso, il Friday For Future, celebrato in tutto il mondo contemporaneamente con cortei a favore dell’ambiente e della sua salvaguardia, Salvini era di scena a Napoli, dov’era previsto un suo passaggio in Prefettura. Nulla di anomalo, nulla in comune, apparentemente, tra la visita del Ministro e la movimentazione di studenti e cittadini nel nome della giovane attivista Greta Thunberg. 

Eppure, è bastato aspettare appena ventiquattro ore per leggere di una versione dei fatti non veritiera, non coerente con quanto accaduto nel capoluogo campano. Il Capitano postava, infatti, sui social un video di un gruppo di manifestanti in contrasto con la polizia, cantando di fronte agli agenti che sbarravano la strada al corteo Bella ciao e, successivamente, Odio la Lega una volta raggiunta Piazza del Plebiscito. 

L’omissione, in questo caso – Mar dei Sargassi era presente alla manifestazione, dunque espone i fatti in veste di testimone di quanto accaduto – riguarda il fatto che i poliziotti in tenuta antisommossa bloccavano la marcia pacifica autorizzata – come previsto dal programma della giornata – a raggiungere Palazzo Reale, ben prima del punto d’arrivo. Perché? Qual è il motivo che ha spinto chi di dovere ad agire in difesa di un ordine pubblico che assolutamente non rischiava di essere minato? Chi ha legato la manifestazione ecologista alla presenza di Salvini? Certamente non i bambini che guidavano il gruppo con le mani strette alle mamme e alle maestre.

Dovrebbe ricordare, il Ministro dell’Interno, delle responsabilità che si addicono all’incarico che ricopre, della deontologia che dovrebbe ispirare chiunque si metta al servizio di una nazione come l’Italia. È pericoloso consegnare alla gogna mediatica i propri oppositori, figuriamoci chi, quella mattina, a Salvini dedicava soltanto qualche ironico striscione. La violenza verbale di cui i consensi del Vicepremier si alimentano è la stessa che il ruolo gli imporrebbe di condannare e combattere.

E, invece, insiste nella sua spregiudicata battaglia, crea mostri da gettare in pasto alla folla carnivora che lo acclama, mistifica la realtà, dipinge fatti e legge statistiche a suo uso e consumo. Così la politica altera la verità, in questo modo manipola l’opinione pubblica, il tutto nell’ordine di qualche X da conquistare in cabina elettorale, mantenere saldi poltrone e privilegi. A discapito della gente, della verità, della democrazia.

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