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Cultura

Chiesa di San Gennaro a Capodimonte: quel “restauro” di troppo

La Chiesa di San Gennaro si trova nel parco della Reggia di Capodimonte, a Napoli, e fu costruita nel 1745 per volere di Carlo di Borbone su progetto dell’architetto Ferdinando Sanfelice. Nel 1776 fu elevata a parrocchia della gente campareccia e dedica ai lavori mercenari.

L’edificio presenta una facciata sobria con paraste doriche, l’interno è molto luminoso, ha un invaso ovale ornato da decorazioni sempre molto sobrie e nelle nicchie sono presenti quattro statue raffiguranti i santi Filippo, Elisabetta, Carlo Borromeo e Sant’Amelia, di cui soltanto questi ultimi due sono ancora in loco. Infine, sull’altare maggiore vi è la tela di Leonardo Olivieri che raffigura San Gennaro in gloria.

Dal 1969, la Chiesa di San Gennaro è stata chiusa al culto e soltanto lo scorso 6 luglio è stata finalmente riaperta. La riapertura è dovuta alla “ridecorazione” dell’edificio da parte di Santiago Calatrava, architetto, ingegnere e scultore spagnolo neutralizzato svizzero. Famoso in tutto il mondo per i ponti che ha costruito – tra cui ponte Alameda a Valencia e il ponte delle corde a Gerusalemme – lo stile di Calatrava è ben riconoscibile: utilizza grandi linee curve, leggere e piegate, forme che richiamano la natura.

L’intervento decorativo che ha apportato alla Chiesa di San Gennaro va a completare la grande mostra Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli – visitabile sino al 22 agosto – perché appunto la ridecorazione dell’edificio vuole essere un omaggio alla luce della città e all’artigianato artistico locale. Intenti sicuramente nobili, seppur la struttura del Settecento abbia cambiato, al suo interno, completamente aspetto: dalle vetrate al soffitto si vedono decorazioni di stelle in porcellana, le nicchie hanno diversi disegni e, ancora, altre installazioni in porcellana che sono ispirate ai valori del Real Bosco di Capodimonte. La chiesa presenta, inoltre, nuove illuminazioni e nuovi arredi: sono, infatti, rinvenibili le preziose sete di San Leucio come paramenti d’altare e vasi e candelabri in porcellana che per l’occasione ha realizzato lo stesso Calatrava.

All’inaugurazione, erano presenti il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger, il Presidente della Regione Vincenzo De Luca, il Prefetto di Napoli Marco Valentini, l’ambasciatore di Spagna in Italia Alfonso María Dastis Quecedo, il console Carlos Maldonado e il Ministro della Cultura Dario FranceschiniQuest’ultimo ha dichiarato: «Capodimonte è molto cambiata e l’impegno dello Stato continuerà nel suo sostegno. Napoli sarà una delle capitali del turismo dei prossimi anni, ha tutta la storia, l’arte, la bellezza per esserlo e Capodimonte sarà uno dei perni di questa crescita. Il restauro della Chiesa di San Gennaro a Capodimonte è un esperimento straordinario. Grazie all’architetto Calatrava, questa esperienza dovrà indicarci la strada». Parole forti, eppure non soltanto errate: la chiesa non è stata affatto restaurata, ma ridecorata. Inoltre, se uno stravolgimento del genere punta a essere un faro che deve indicare la strada, la sensazione è che, ancora una volta, il Ministro Franceschini stia scambiando l’arte e l’architettura per un prodotto da vendere.

Sono tantissime le chiese chiuse a Napoli e, seppur sia grande la gioia di rivedere aperta quella di San Gennaro dopo cinquant’anni, fa tristezza sapere che un evento del genere – che vede un totale stravolgimento interno della struttura – voglia essere da esempio e diventare il motore che fa ripartire la macchina. Del resto, in tanti hanno criticato il progetto, non soltanto il pubblico, ma anche gli addetti ai lavori. Sono state molte le battute, persino i paragoni assurdi che hanno riscontrato una somiglianza con la fermata Toledo della Metropolitana Linea 1.

chiesa-san-giovanni-a-capodimonteAlcuni storici dell’arte, nonché architetti, si sono lamentati per il mancato rispetto verso l’aspetto originario della chiesa, affermando che una ridecorazione del genere sia davvero eccessiva. Non sono mancati, poi, gli scontri sui social e un commento severo è arrivato da Raffaella Forgione, architetto che ha lavorato nel Grande Progetto Pompei, esperta di restauro presso il Parco Archeologico di Pompei e attualmente componente dell’Ufficio di Progettazione del Parco Archeologico del Colosseo: «Un’immagine cafona» e ancora: «Un restauro che non è un restauro. In una struttura del genere puoi solo effettuare un restauro. Si tratta di un bene vincolato e come prescrive la normativa (ah questa sconosciuta) in un bene vincolato si restaura. Le rivisitazioni come questa di Calatrava non solo sono inappropriate del tutto, ma addirittura lesive della materia originaria, letteralmente stravolta e obliterata. Temo che in un futuro non sarà neanche più possibile recuperare i materiali originari delle superfici decorate».

Nonostante tutto, queste riaperture fanno sperare che sempre più luoghi di cultura possano essere rivalutati – seppur nel modo giusto e con il dovuto rispetto – affinché la popolazione e i turisti ne possano godere e fruire liberamente. La mostra terminerà il 22 agosto e soltanto allora si saprà se la Chiesa di San Gennaro resterà aperta al pubblico oppure cadrà nuovamente in quel silenzioso oblio durato cinquant’anni.

I luoghi di cultura non devono diventare un pretesto, un capriccio, modellato nelle mani di chi, troppo spesso, non ne ha cura, per poi essere messi da parte una volta finito il tutto. La cultura deve ritrovare la sua dignità, non diventare uno spettacolo ridicolo messo su per ricevere consensi e applausi. Che questo concetto non sia chiaro al Ministro Franceschini è ormai risaputo, ma si spera che non diventi un pensiero comune anche per i direttori di grandi musei e per gli addetti ai lavori.

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