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Beppe Sala, il Sud e il PNRR: l’occasione fa l’uomo Lega

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
15 Febbraio 2022
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
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Facciamo un gioco: proponiamo, di seguito, una frase pronunciata da un noto esponente politico. Siete in grado di indovinare chi è stato a pronunciarla? «Dobbiamo farci un po’ più furbi su questa cosa, e fare un po’ più di sistema obiettivamente tra tutti. Perché io sono preoccupato dal fatto che Sud, Sud, Sud…».

Come dite? Salvini? No. Zaia? Acqua. Feltri? Sarebbe capace, ma no. A lamentarsi del fatto che parte dei fondi previsti dal PNRR saranno destinati al Mezzogiorno d’Italia è Beppe Sala, Sindaco di Milano, tesserato PD. Beccato a confabulare con il collega Attilio Fontana – Presidente della Regione Lombardia in forza alla Lega Nord – il Primo Cittadino all’ombra della Madonnina si preoccupava che a Roma, nell’ambito della distribuzione delle risorse europee per la ripartenza, avessero individuato nel Sud del Paese l’area più svantaggiata e, dunque, più bisognosa d’aiuto.

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Il Sindaco Sala non solo esprime preoccupazione sulla destinazione dei fondi, ma si adopera anche nell’utilizzo del più classico degli stereotipi in voga tra quelli con le camicie verdi, impensierito dall’ipotesi che i Comuni in oggetto non si dimostrino in grado di produrre progetti e piani di spesa adeguati, sprecando così le risorse. Sorpreso dalle telecamere e contestato dalla Ministra per il Sud, Mara Carfagna, Sala ha provato a rimediare a quello che è uno scivolone in cui cade molto più spesso di quanto non si possa pensare per un democratico, mettendo una pezza che suona peggio del danno.

«Destinare al nostro Sud il 40% delle risorse italiane è una giusta, incontestabile decisione, visto che il PNRR ha tra gli scopi fondamentali l’aiuto alle realtà territoriali più in difficoltà. […] Sul restante 60% i bandi a volte funzionano con parametri che tendono ancora a favorire le aree più arretrate. Per cui è certo che alla fine al Sud andrà più del 40% delle risorse».

Per quanto ne dica il neo Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi – di cui è già sconcertante commentarne le uscite («Non è stato un intervento anti-Meridione») – le frasi di Sala, al contrario, riprendono appieno il peggior stile italiota, il modus operandi che ha ridotto non solo il Sud, ma l’Italia intera a uno Stato governato da clientelismo e corruzione. Da amanti della lingua in cui ci esprimiamo, non possiamo tirarci fuori dall’analizzarle, dal dare loro il giusto peso e valore.

«Dobbiamo farci un po’ più furbi su questa cosa»: la furbizia utilizzata non come dote ma come arma, per offendere, fottere chi è meno scaltro; «Fare un po’ più di sistema obiettivamente tra tutti»: all’occorrenza saltano le fazioni, si sparte ogni tavolo, altrimenti, per dirla alla Fontana, «come cazzo fa Busto Arsizio?»; «Sud, Sud, Sud».

Sud, Sud, Sud… Certo fa impressione leggere di certe parole all’indomani dell’ultima Legge di Bilancio approvata da Draghi che prevede un ingente stanziamento di risorse per le maggiori città italiane, con il capoluogo lombardo a godere – in tutta probabilità – di 800 milioni di euro richiesti da Palazzo Marino per prolungare le linee della metropolitana, mentre per il capoluogo campano il Governo ha disposto un finanziamento (debito) da restituire tramite un aumento delle tasse locali, la privatizzazione di alcuni servizi e la svendita del patrimonio, sintomo di quella stessa sfiducia pronunciata da Sala.

«Ognuno la può pensare come vuole, ma il mio non è egoistico campanilismo» ha concluso il Sindaco meneghino. «Metto da subito a disposizione di ogni realtà italiana le modalità con cui Milano lavora allo sviluppo del suo sistema». Oltre al danno la beffa, non solo il sistema che da sempre svilisce il Mezzogiorno a favore del Nord (che ne dicano Sala, Fontana e Busto Arsizio), pure la lezioncina di chi si sente in diritto, superiore a tutto e tutti per investitura, per proclamazione.

Per rendersi conto di cosa stiamo parlando, basta dare un’occhiata a qualsiasi statistica prodotta prima dello scoppio della pandemia. Un articolo de Il Sole 24 Ore del dicembre 2019 sottolineava quanto il divario economico Nord-Sud dell’Italia non ha eguali in altri Paesi di simile dimensione e il nostro Mezzogiorno, dopo l’Europa dell’Est, è la più grande area sottosviluppata all’interno dell’Unione Europea.

Uno studio dello SVIMEZ, il centro di ricerca pubblico sullo sviluppo del Sud Italia, sempre nel 2019 mostrava come il Nord ricevesse una percentuale della spesa pubblica di gran lunga superiore al Sud. Per l’istituto di ragioneria, infatti, il Centro Nord poteva contare su una spesa pro capite di 13400 euro contro i 10900 del Sud. Inoltre, se nel conto si includeva anche il settore pubblico allargato (quindi ENI, Ferrovie dello Stato, società municipalizzate, ecc.) il divario si estendeva a quasi 4mila euro a persona, con una spesa pubblica pro capite al Centro Nord pari a 17mila euro e al Sud pari a 13300.

Mettendo a confronto proprio la Lombardia e la nostra Campania, si poteva notare come per Napoli e le altre province si spendesse di meno rispetto a qualsiasi altra regione italiana, con 12mila euro, meno della metà di che riceveva di più, la Valle d’Aosta (25mila euro). A rincarare la dose, vi è il dato per cui tra il 2008 e il 2018 la spesa pubblica è aumentata al Centro Nord (+1.4%) e diminuita in modo significativo al Sud (-8.6%). Dunque, Sala di quale modalità parla? Di quale sistema di sviluppo?

Ha ragione il Sindaco di Milano, devono farsi più furbi, o forse sperare sempre che qui giù ci si accontenti ancora del sole, di tirare a campare, dell’arte di arrangiarsi, croce e delizia di un popolo che sembra maledetto. Sud, Sud, Sud… Se anche fosse – e se davvero sarà – si tratterà sempre delle briciole.

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