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Il Fatto

2020: l’alfabeto di un anno tutto da dimenticare

Il 2020, l’anno che a breve rimarrà soltanto un brutto ricordo, è stato senza alcun dubbio tra i peggiori del nostro tempo. Con la pandemia è calato il sipario su un’epoca e, quando si riavvolgerà, troverà di sicuro gli stessi attori in un contesto scenografico completamente modificato che condizionerà protagonisti e comparse, molti dei quali costretti a uscire di scena, mentre altri, imperterriti, continueranno a recitare lo stesso copione su uno sfondo che nulla avrà più a che fare con la realtà che si imporrà prepotente.

Un anno che porterà con sé drammi, povertà, disoccupazione e disagi sociali, in particolare per quelle categorie già cronicamente in ginocchio e, peggio, consegnando al nuovo arrivato un bagaglio enorme di problemi da affrontare con determinazione, con una volontà e una coscienza politica paragonabili agli anni del dopoguerra. Una coesione difficilmente realizzabile, ma che la situazione contingente esige a ogni costo, pena il crollo di un’economia già fin troppo precaria, figlia di un sistema giunto al capolinea.

Per costruire il futuro che è già domani, quindi, è bene esercitare uno sforzo di memoria, necessario per inquadrare fatti e persone che, come detto, ritroveremo ancora su quella scena a sipario riavvolto, lì dove il potere di un vaccino non avrà la capacità di trasformare il DNA di alcuno. Ciascuno tornerà a essere se stesso, con i propri pregi e difetti. Tutti torneremo quelli che eravamo, probabilmente con una percentuale maggiore di egoismo e capacità di discriminare, di alzare muri. E per facilitare quello sforzo utile per la ricostruzione, la più rapida possibile, è bene aiutarci ricorrendo all’alfabeto della vita, a quello esistenziale, ai verbi e ai sostantivi, alle parole centrali da articolare, indispensabili per rinascere, come amava dire Don Tonino Bello.

Arroganza – Atteggiamento tipico di chi tiene a far notare la sua superiorità. Molto in voga in questi tempi di pandemia in cui ci si cala talmente nel personaggio da convincersi di esserlo davvero per farne un uso strumentale ai propri fini elettorali. Utile per nascondere inadeguatezze e fallimenti del proprio operato. Contro tutto e tutti, tra velate minacce e comicità, fornendo ampio materiale alla satira televisiva. Caratteristica di un massimo rappresentante dell’istituzione regionale contro istituzioni locali e centrali mediante l’uso di un glossario di pessimo gusto.

Berlusconi – Da abile manovratore della scena politica da oltre un ventennio, nonostante le ridotte percentuali del consenso alla sua personale forza politica, continua da una parte a recitare il ruolo di capo dell’opposizione e, dall’altra, a tendere una mano al governo portando acqua al suo mulino targato Mediaset.

Conte – Da fantasma di governo marcatamente di destra ad attore protagonista di una coalizione nominalmente di sinistra. trovatosi a gestire una delle fasi più complicate e incerte della storia recente di questo Paese. Una metamorfosi rapida paragonabile soltanto al trasformismo pentastellato.

Cultura – Ulteriormente mortificata e calpestata. Un mondo chiuso a chiave, messo a tacere da provvedimenti incomprensibili. Musei, teatri, cinema non fruibili neanche con limitazioni rigorose e regole precise inesistenti, però, per centri commerciali con ingressi non contingentati e a ruota libera.

Francesco – Unico leader mondiale ad aver indicato la vera pandemia che attende l’umanità. In mancanza di una concreta rivoluzione del sistema, Papa Bergoglio ha affrontato i grandi temi che affliggono il nostro pianeta indicandone percorsi e alternative in maniera laica.

Giovani – Da tempo in fuga dal nostro Paese, in cerca di una collocazione lavorativa che non riguarda più soltanto la limitata cerchia di ricercatori, ma qualsiasi categoria. La chiusura a opera di Paesi da sempre meta di studio, di apprendimento della lingua e ricerca di lavoro, è un’ulteriore limitazione alla prospettiva di occupazione fuori dai confini di una nazione, la nostra, incurante del presente e del futuro di un’intera generazione cui viene negato il diritto di esistere.

Giustizia – È stato uno degli anni peggiori. Un settore che ha mostrato il suo volto più oscuro, un cancro dalle metastasi diffuse e conosciute, tenute nascoste facendone pagare le conseguenze oltre che a operatori di specchiata onestà, ai cittadini tutti. Un settore incapace, da decenni, di affrontare anche un sistema carcerario indegno.

Informazione – Schierata a blocchi, con prime pagine clonate delle quali basta leggere i titoli per vergognarsi di far parte di questo mondo sempre meno caratterizzato dalla verità e dall’onestà intellettuale. Killeraggio mediatico gridato a squarciagola e pochi, pochissimi, giornalisti giornalisti.

Mattarella – Raro esempio di garante della Costituzione che varrebbe la pena di riconfermare, a evitare anche l’imposizione di esponenti dell’alta finanza e possibili santificazioni di improponibili personaggi che hanno segnato l’era peggiore del degrado sociale, politico e morale della nostra Italia.

Meloni – Quando si dice furto d’identità. Al suo compagno del Carroccio ha scippato l’arte dell’apparire, tipica dell’uomo forte, che gli è valsa un aumento del consenso rubacchiato qua e là all’interno della coalizione. Caratteristiche principali: richiesta continua di elezioni e record di indagati nel partito, in concorrenza con il compagno di crociate.

Negazionisti – Specie umana nata da una costola della stupidità e della nullità, dal mancato sbarco sulla Luna alle bare vuote sui camion militari, al no alle mascherine e alle restrizioni per evitare la diffusione del virus. No ai vaccini comunque. Triste consolazione: una specie non esclusivamente italiana.

Pandemia – Un terremoto vero e proprio che ha sconvolto in un attimo la normalità, seppur in un sistema discutibile necessariamente da reinventarsi. L’inizio di una tragedia che ha travolto tutto e tutti, uno tsunami senza possibilità di scampo che lascerà macerie ovunque.

Quarantanove – I milioni truffati dalla Lega di Salvini a danno dei contribuenti italiani. Giusto per non dimenticare.

Renzi – Mina vagante della nostra democrazia, killer spietato del Partito Democratico, tra i migliori parolai di questo sistema, emblema dell’arroganza del potere e dell’incapacità del fare. Ama utilizzare i suoi decimali del consenso per condizionare le sorti del Paese aggiungendo tasselli al mosaico della sua nullità politica.

Salvini – Stracciando il biglietto della lotteria che lo portò al governo del Paese, la cui permanenza di pochi mesi ha segnato il periodo peggiore degli anni recenti, ha trasformato rapidamente i suoi obiettivi di odiatore seriale: dalla caccia agli immigrati a volontario della Legaritas con fotoreporter al seguito, da ministro lap dance a recordman di assenze in Senato e milioni di euro spariti.

Turismo – Settore maggiormente messo in ginocchio da una crisi senza precedenti. Le città svuotate, le attività annesse e connesse in attesa di una ripresa che sarà lenta e di là da venire. Sarà necessaria una politica fortemente attrattiva per riprendere, anche se lentamente, quei flussi e quelle interazioni con il mondo della cultura e dell’arte.

Vaccini – Dal no a prescindere della categoria sopramenzionata dei negazionisti ai no convinti di cittadini e persino operatori della sanità.  Sarà necessaria una seria discussione e un approfondimento su quanti lavorano in particolare nei settori pubblici. Il bene della collettività innanzitutto e maggiore attenzione alla comunità scientifica. Meno a tuttologi a profusione sui social.

Zingaretti – Ha raccolto i cocci di un partito vittima della nullità del renzismo, ha negato se stesso in quanto al rapporto con i pentastellati, ma ha evitato un secondo asse con la Lega di estrema destra. Ama tacere al cospetto di situazioni paradossali. Esempio eclatante, la grande ammucchiata elettorale in Campania e la singolarità del suo maggiore esponente alla guida della Regione e dell’altro PD campano.

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