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Un libro sotto l’ombrellone… anzi, sei

Redazione di Redazione
6 Agosto 2018
in Billy
Tempo di lettura: 7 minuti
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Non è vera estate senza spiagge, ombrelloni, serate calde e profumate, frutta fresca, cornetti a mezzanotte e cieli stellati. Non è vera estate senza il mare, o la montagna, senza il sole che colora la pelle. E non è vera estate, soprattutto, senza un buon libro che tenga compagnia durante ognuno di questi attimi. Abbiamo chiesto agli articolisti di Mar dei Sargassi, ai vostri giornalisti, di consigliare un romanzo da portare in vacanza. Quale sceglierete?

Alessandro: Come una famiglia – Giampaolo Simi (Sellerio, 2018)

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“L’argine” di Irene Solà, un testo che lascia più di un dubbio

Può, nel profondo dell’animo di un proprio figlio, nascondersi una creatura feroce e violenta? Dario Corbo, giornalista precario, si trova dinanzi all’ipotesi di dover affrontare un nuovo, atroce fallimento: licenziato dal giornale per cui lavorava, divorziato, potrebbe non essere il genitore che credeva e che avrebbe voluto. Torna a indagare, il protagonista, su un caso che scuote la Versilia e, questa volta, anche la sua stessa vita. Il figlio, Luca, promessa del calcio giovanile, è accusato di stupro da una ragazza diciannovenne. La storia che si dipana, sciogliendo nodi intricati che coinvolgono tantissimi personaggi – in questo dinamico romanzo dello scrittore toscano – coinvolge il mondo delle società sportive, dei procuratori, delle famiglie pronte a tutto per il successo di un figlio, dei vizi di un ambiente spesso distante dalla realtà, dei social media, sconvolgendo la precaria stabilità su cui queste vicende, spesso, si tengono in equilibrio. Ciò che ne viene fuori, è un’indagine sul rapporto genitori-figli che rischia di frantumare le certezze su cui esso, troppe volte, si basa. Sono trascorsi diversi anni dall’estate del caso Nora Beckford (La ragazza sbagliata, Sellerio 2017), una telefonata cambierà tutto, ancora una volta, demolirà quel fragile castello che sono le fondamenta della vita di Corbo. Un noir dai toni drammatici, una storia di complicità e appartenenza, di bugie e di domande, di realtà e negazione.

Flavia: Resto qui – Marco Balzano (Einaudi, 2018)

È il 1921 quando la storia bussa alle porte di Curon, un piccolo centro in provincia di Bolzano. In Alto Adige, scandita dal susseguirsi naturale delle stagioni, la vita scorre tranquilla, ancestrale e sempre uguale, con le montagne che stanno a guardare mentre i pascoli, i campi e la messa alla domenica mattina vantano un accento forestiero. È in tedesco, infatti, che Trina e le altre maestre del posto spiegano il mondo e lo insegnano ai bambini, tramandandolo di generazione in generazione, almeno fino a quando Mussolini non dà il via al suo processo di italianizzazione di ogni cosa. Cambiano i nomi delle strade, la lingua, persino le incisioni sulle lapidi: tutto, da questo momento, va tradotto e riscritto. Repentinamente, il fascismo muta il volto delle cose, introduce la guerra e la deportazione, la distruzione. Inizia così una storia di Resistenza mossa dalla parola, scritta da un uomo ma narrata da una donna, in una danza di sangue e carne, dolore e perdita, fragilità e maternità, politica e radici. Una storia di sommersi e un resto qui che risuona nel frastuono di una diga – voluta dalla Montecatini – che non ci sta (come Trina, la protagonista) e nel 1950 travolge l’intero paese, sommergendolo ma non cancellandolo, sopravvissuto grazie a un campanile che non affonda e ancora oggi domina l’artificiale lago Resia. Una fotografia forte ed evocativa, come quella di copertina, che ci ricorda che la storia non si seppellisce, persiste negli anni, negli occhi degli anziani, nelle pietre che non si sgretolano. Affinché l’uomo non dimentichi, ma da essa apprenda e sia in grado di difendere la Curon di domani. Finalista al Premio Strega 2018, una scrittura vera per un romanzo ancora estremamente attuale e necessario.

Francesca: Gli equinozi – Cyril Pedrosa (Bao Publishing, 2015)

Gli equinozi di Cyril Pedrosa, disegnatore e fumettista francese, è un’opera maestosa nella quale ci sono tante anime che si incrociano il cui avvicinarsi avviene attraverso uno stile grafico appassionante. Un’unica storia che racconta vite incompiute, dove le solitudini da lenire sono molteplici e dove non manca una continua lotta, assolutamente “umana”, per una ricerca del giusto equilibrio tra luce e tenebre. Una magia di immagini, parole, colori, una graphic novel che non lascia nulla al caso, ogni elemento è significativo: quattro capitoli che rappresentano le quattro stagioni, immediatamente riconoscibili grazie all’uso dei colori, ma anche ai dialoghi. Una lettura da consigliare per l’intensità del disegno, per le battute costruite così nel dettaglio, così sottili, caratterizzate da silenzi sospesi ma anche scambi violenti. Una trama che coinvolge dando perfettamente vita a quelle che sono le emozioni dei personaggi, un viaggio lungo un anno scandito da quotidianità apparentemente slegate, solitudini che si incrociano nella ricerca di un sollievo che sembra quasi vicino, eppure infinitamente lontano. Pedrosa mostra le sue grandi qualità di artista con un virtuosismo inebriante, capace di racchiudere insieme riflessioni talmente profonde da toccare le sfere più delicate dell’esistenza, senza ostentare presunzione intellettualistica. L’autunno apre il volume con le sue tinte spente, l’inverno ha disegni a matita dai tratti scuri, la primavera è un vero e proprio tripudio di pastelli dove la vivacità regna sovrana. Per l’estate, infine, i colori sono saturati, senza sfumature. Con la scusa narrativa della fotografia, inoltre, l’autore riesce a far prendere nuove strade, abbandonando il disegno e lasciandosi andare all’illustrazione in bianco e nero intervallata da veri e propri testi romanzati che spiazzano perché si sfiorano con mano quelli che sono i pensieri dei personaggi, le loro storie, le loro vite, le loro paure, i dubbi, le felicità, gli entusiasmi. Tutto si alterna con una semplicità incredibile, quasi disarmante, proprio come nella vita reale. Un’opera a tutto tondo, Gli equinozi, uno sguardo su quelle dinamiche spesso incomprensibili che costruiscono, tassello dopo tassello, le esistenze che plasmano un mondo assolutamente affascinante.

Vincenzo: Un giorno per la memoria – Anna Copertino (Homo Scrivens, 2018)

La memoria è uno di quei processi mentali e sociali che permettono a una comunità di restare in vita. Non solo per il suo aspetto celebrativo che riguarda qualcuno o qualcosa da ricordare, ma perché può aiutare individui e gruppi di persone a cercare di non ripetere gli errori del passato e curare nel tempo, invece, le azioni e gli stili di vita positivi. È per questa ragione che va letto Un giorno per la memoria, un’antologia curata dalla giornalista e scrittrice partenopea Anna Copertino che raccoglie gli scritti di ventotto autori che raccontano le storie di altrettante vittime,“per sbaglio” – come sempre ripetono le tristi cronache di questi eventi – colpite a morte dalla criminalità organizzata. Ascoltando la curatrice del volume, nell’informale intervista in video concessa al nostro giornale, mi ha colpito l’affettuoso ricordo del rapporto accogliente avuto con le famiglie degli sfortunati protagonisti dei racconti, che si sentono abbandonate in una vita già segnata per sempre dalla tragedia. Mi ha emozionato anche il desiderio di riuscire a presentare la raccolta antologica soprattutto nell’ambito del mondo scolastico, per far conoscere ai più giovani le storie di vita e di morte accadute in una “realtà” di cui spesso conoscono poco e magari soltanto attraverso i filtri della cronaca mass-mediatica o quelli della spettacolarizzazione delle “fiction” cinematografiche e televisive. Durante il periodo di vacanza o del semplice “staccare la spina” dalla routine quotidiana, quindi, amici lettori, portate con voi questo volume. Perché quello della memoria è il bagaglio più importante in tutte le stagioni dell’anno e della nostra esistenza.

Sarah: La compagnia delle anime finte – Wanda Marasco (Neri Pozza, 2017)

Un fascino nostalgico la trasfigura. È una città antica la Napoli in cui vivono le anime finte di cui racconta Wanda Marasco nel suo ultimo romanzo finalista della LXXI edizione del Premio Strega. Con uno stile a tratti lirico, l’autrice crea un vero e proprio dialogo tra Rosa – la cui voce e i cui occhi ma, soprattutto, la memoria filtrano tutti gli avvenimenti – e la madre ormai morta. In questo intreccio di italiano e dialetto, la protagonista torna indietro nel tempo, prima ancora della sua nascita, ricostruisce il suo albero genealogico e narra le storie di tutti gli abitanti che tirano a campare nella miseria sulla collina di Capodimonte, cercando, anche nei mezzi meno illeciti come l’usura, un riscatto. Le parole che si susseguono una dopo l’altra e che danno voce al cast corale dell’intera vicenda si trasformano in una cartina geografica e portano per mano il lettore tra le strade di Napoli: via Duomo, Piazza Garibaldi, Piazza Carlo Terzo, via Foria, sembra di percorrerli, quei vicoli, con Rafele, Vincenzina, Lisa e tutti gli altri personaggi di eduardiana matrice. Seppur non proprio facile da capire e di non semplice lettura, il romanzo della Marasco è un libro da leggere durante l’estate, magari in una Napoli vuota, mentre si è seduti al fresco proprio sotto a un albero del Bosco di Capodimonte.

Silvia: I comunisti che vinsero alla lotteria – Vladimiro Polchi (Rizzoli, 2018)

Pensate se a vincere la lotteria annuale di Natale fosse un gruppo di vecchi comunisti rivoluzionari sull’ottantina di Pietra Rosata, una piccola cittadina in provincia di Caprifoglio. Come cambierebbero le vite di chi ha sempre vissuto di sogni, solidarietà e progetti comuni e si ritrova all’improvviso milionario? Al contrario di tutte le aspettative, i vincitori decidono di investire i soldi nel loro sogno, attivandosi per la città in cui vivono. Ninito, il segretario del partito, vuole infatti muovere guerra allo storico Sindaco Renato Dellone e a tutta la sua amministrazione corrotta, un desiderio antico e fino a ora irrealizzabile perché a mancare sono sempre stati i soldi utili per la campagna elettorale. Così, armato di tanto spirito di iniziativa, il gruppo decide di mettere su una lista civica e di candidare proprio colui che gli ha portato la lieta notizia della vittoria, Ilario Morale, impiegato modello del Ministero degli Affari Privati e delle Finanze Pubbliche di Caprifoglio, con il quale ormai ha stretto un patto di amicizia e fiducia. Ilario, affetto da depressione latente, dapprima rifiuta ma, successivamente, decide di lanciarsi in questa nuova avventura per sfidare se stesso, essendo sempre stato un uomo passivo nei confronti della vita. L’idea alla base del libro, spiega Vladimiro Polchi, è che la felicità non è reale se non è condivisa. I comunisti che vinsero alla lotteria, con un realismo sorprendente, incarna così una serie di valori che ancora resistono, utopici ma non inattuabili, portando il lettore allo sconforto per il presente ma al tempo stesso raccontando la politica di ieri che dovrebbe esserci oggi, una politica di solidarietà.

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