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Un bonus per coprire l’autonomia differenziata

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 4 minuti
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Un bonus fino a 20mila euro alle coppie che si sposeranno in Chiesa: proposta supportata con dati riferiti al calo dei matrimoni religiosi. Poi stop e marcia indietro: proposta allargata a tutti i matrimoni e coppie rientranti nei requisiti previsti. Superfluo precisare a quale partito i firmatari dell’iniziativa parlamentare appartengano e da quale mente geniale provenga se non da chi le ha provate tutte, anzi no, c’era ancora da tentare una carta per recuperare il consenso perduto dopo rosari e croci ostentati nelle piazze come amuleti a beneficio del popolo dalla religiosità bigotta, attenta all’esteriorità e vuota di qualsiasi fede autentica. Così, il leader della Lega, sempre più schiacciato a destra, le tenta tutte per restare a galla.

E, già a galla, anche su questo versante il nostro si agita invadendo il campo delle competenze di quel Ministero tanto agognato che molta visibilità avrebbe potuto dargli. Il tema migranti paga bene in termini di consenso, la platea dei simpatizzanti è la stessa di quella Piazza Duomo al grido di La Madonna ci porterà alla vittoria, insomma l’epoca alquanto recente della svolta mistica della Lega, in verità sempre pronta a cogliere gli umori della propria gente, certa di farle dimenticare per sempre le appropriazioni indebite, gli investimenti fallimentari con i soldi dei rimborsi elettorali, l’allegra vita e le spese pazze della famiglia del suo fondatore a carico dei contribuenti.

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Tutta acqua passata, anche grazie a una parte degli italiani smemorati che tiene il Carroccio ancora alla guida del Paese dove, tra non molto, potrebbe raggiungere quello che sin dall’inizio è stato il vero e unico obiettivo: l’autonomia differenziata che costituirà la pietra tombale di un Sud ormai dimenticato da qualsiasi governo, utile serbatoio di voti per forze anch’esse responsabili di un progetto scellerato cui hanno contribuito, portando, con qualche probabilità, uno dei massimi sostenitori della spaccatura italiana alla guida del partito eternamente alla ricerca di un Segretario. Posto per il quale cresce il numero di aspiranti dalle linee politiche difficilmente comprensibili a una base sempre più confusa su un’identità da ricercare e mai da recuperare, forse ai più sconosciuta.

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, come ricorda il giornalista e saggista Marco Esposito, autore di Zero al Sud – in cui sostiene che l’autonomia differenziata è truccata e ne ho le prove – ha firmato una pre-intesa con il governo il 28 febbraio del 2018 sul tema, incontrando, di recente, i suoi colleghi di Veneto e Lombardia. E, ricorda sempre Esposito, Calderoli piè veloce cosa fa? Cambia il testo della bozza di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata e rende l’attuazione del Lep (livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali da garantire in tutta Italia) da indispensabili entro un anno a facoltativi dopo un anno di discussione. Un rischio concreto di secessione economica tra Nord e Sud del Paese.

Marco Esposito è certo della perversa attuazione del federalismo fiscale e dell’autonomia bulimica delle regioni del nord. Rileva, infine, che Stefano Bonaccini domenica ha annunciato che si candida alla guida del suo partito, il Pd. Ha detto che inizierà la sua campagna “partendo dal Mezzogiorno”. Superfluo ogni commento.

Quanto mai strategica la proposta del bonus matrimonio per distogliere l’attenzione da qualcosa di ben più importante nelle mani del Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie (del Nord), nel silenzio della Presidente Meloni e dei suoi fidati, notoriamente grilli parlanti. Un silenzio che genera più di un sospetto su un possibile accordo tra le forze dell’esecutivo in tema autonomia e presidenzialismo – quest’ultimo punto fermo di Fratelli d’Italia e tanto caro anche all’ex Cavaliere che, di tanto in tanto, ama prendersi qualche soddisfazione.

C’è da chiedersi quale sarà la linea vincente nella corsa alla segreteria del Partito Democratico e se ci saranno parole chiare e comprensibili da parte dei candidati. Sempre che non prevalgano, come da tradizione, le logiche correntizie per lasciare tutto come prima senza che nulla cambi.

E, a proposito di Mezzogiorno, a un mese dal varo del nuovo esecutivo il Ministro per il Sud è stato spodestato delle proprie deleghe, passate al collega Raffaele Fitto, trovandosi con un pugno di mosche in mano coerentemente a un’area del Paese ormai da tempo fuori dalle agende di governo. Un quadro abbastanza chiaro per appena trenta giorni di lavoro del Presidente Giorgia Meloni impossibili da giudicare ora, come ha tenuto a precisare il senatore filoarabo Matteo Renzi.

Un mese nel quale un silenzio che fa rumore sull’autonomia autorizza ad avere un’idea più chiara di quale patria abbia parlato il Premier nel suo primo discorso a Palazzo Chigi, una patria a pezzi che uno dei suoi ministri sta disegnando con attenta cura a un prezzo molto alto, alla faccia di quel Sud tanto sbandierato da una destra patriottica a parole che tanto consenso negli anni ha prodotto.

Chissà quante e quali proposte dovremo aspettarci dall’eclettico leader della Lega, Ministro e Vicepresidente del Consiglio, che possano deviare maggiormente l’attenzione dei cittadini per portare a casa l’autonomia regionale e recuperare il consenso di quel Nord che nelle recenti politiche ha rivolto la propria attenzione nei confronti di chi oggi è alla guida del Paese, senza alcuna intenzione di cedere lo scettro del governo e della coalizione.

E non ha perso tempo il Premier per scoprire da subito la sua carta vincente, l’abolizione del reddito di cittadinanza dal 2024, per tenere bene a bada il consenso, la sua popolarità a spese di quella parte del Paese che può tranquillamente andare a farsi benedire, quella che Papa Bergoglio chiama lo scarto frutto della cultura dell’egoismo e dell’indifferenza. A darle man forte, la solita stampa becera, come Libero che titola Buon lavoro fannulloni, assieme a chi in questi mesi ha fatto a gara a pubblicare i numeri dei non aventi diritto scovati dalla Guardia di Finanza e quanto di peggio cinicamente si possa scrivere contro una povertà che tutt’altri dati confermano essere costantemente in crescita.

Appena un mese ma sufficiente per comprendere quali panni vesta questo esecutivo, da una secessione di fatto a una guerra ai poveri, allo stravolgimento della Costituzione repubblicana.

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