• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Storia dei 45 cavalieri ungheresi e degli intellettuali di corte

Redazione di Redazione
11 Novembre 2022
in Rubriche
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Ettore Ciccotti, durante il governo Giolitti di prima del 1914, soleva spesso ricordare un episodio della guerra dei Trent’Anni: pare che 45 cavalieri ungari si fossero stabiliti nelle Fiandre e poiché la popolazione era stata disarmata e demoralizzata dalla lunga guerra, siano riusciti per oltre sei mesi a tiranneggiare il paese.

In realtà quest’aneddoto è universale perché, in ogni dove e tempo, l’assenza di protezione, di rappresentanza, di coscienza critica apre la strada a qualsiasi angheria. Non è, quindi, l’aspetto numerico, il numero esiguo di 45 cavalieri contro intere popolazioni, quanto l’incapacità di smuovere forze e resistenze per contrastarli.

Può interessartianche...

Il Covid non va in vacanza: consigli utili e raccomandazioni

L’amaro dolce domani fra Philip Roth e Russell Banks

Anna: la libertà di scegliere

Eppure a quasi tutti pare impossibile che una situazione come questa da “45 cavalieri ungari” possa mai verificarsi: e in questa miscredenza è da vedere un documento di innocenza politica.

Una colpevole innocenza, fatta di feticismi, di fragilità, di idolatrie dove si manifesta la debolezza cronica delle popolazioni nei confronti di tiranni e oppressori.

Gramsci fa l’esempio della sproporzione numerica tra gli inglesi occupanti dell’India e la popolazione autoctona del luogo. Quello che evidenzia è che in tutte le manifestazioni della politica è sempre una minoranza a essere parte attiva. La massa, proprio per le sue peculiari caratteristiche, viene polverizzata in tanti atomi senza volontà. In questo senso sembra chiaro che, dopo che si è disintegrata una coscienza collettiva, non è affatto facile riformarla e non è detto che si riformi nella stessa verso di prima. Anzi: ci si convince che il mondo va verso una data direzione, riconoscendo l’ineluttabilità della storia. Un po’ come i sondaggi che, invece di definire orientativamente le ipotesi del voto, lo determinano direttamente.

In questo precipizio in cui ogni singolo atomo della massa si abitua all’idea che quel certo male è scontato, quanto irrefrenabile, entrano in gioco la vigliaccheria e la bassezza morale degli intellettuali. I fenomeni delle narrazioni, ossia di bugie ripetute all’infinito e con grandi artificiosità logiche che diventano verità. È il ruolo che Gramsci attribuisce agli intellettuali di ogni corte. Per loro, si vede che essere partigiani della libertà in astratto non conta nulla, è semplicemente una posizione da uomo di tavolino che studia i fatti del passato, ma non da uomo attuale partecipe della lotta del suo tempo. In un certo senso la figura dell’intellettuale diventa naturalmente alleata coll’attore del dramma storico che ha meno scrupoli e meno senso della responsabilità. Quello che Gramsci definisce alleato con riserve, nel senso che camuffandosi in una neutralità colta o, peggio, in un’opposizione morbidissima, si finisce per essere strumento del potere e delle sue violenze, in un gioco nel quale paradossalmente lo si legittima.

L’alleato con riserve, mantenendo un finto distacco, come a voler apparire come superiori alle miserie passionali, diventa come il clown scespiriano: una contrapposizione al potere senza nessun effetto nella realtà, se non lo sberleffo che fa ridere la plebe. Un pochino quello che avviene in questi giorni, in cui canti isterici contro il fascista di turno vengono fatti da coloro che fino a ieri gli davano credibilità e fiducia politica. Perché, ad esempio, il Signor X può fare il ministro in un governo appoggiato dalla sinistra rosa confetto e non può fare il Presidente della Camera appoggiato dai fascioleghisti? Si tratta sempre della stessa persona.

È chiaro che torna prepotente in ogni pagina dei Quaderni l’idea della formazione. Adesso si direbbe formazione dal basso, proprio per ovviare all’inconsistenza etica degli intellettuali, troppo invischiati con il potere e le sue danze immobili per sviluppare una coscienza critica reale. L’informazione, il territorio con circoli e luoghi di ritrovo, diventano veicolo del sapere, della consapevolezza e quindi della capacità di discernimento e, soprattutto, di organizzazione.

Oggi, divorati dalla solitudine e triturati da pennivendoli a buon mercato, assistiamo inermi a recite di contrapposizioni: in realtà sono caste, che già Gramsci definiva simili a sacerdoti, che di volta in volta esprimono volontà del potere, anche quando sembrano esprimere il suo esatto contrario. Un gioco di ruoli che, come in una commedia dozzinale, vede i nostri pensatori recitare a copione, a gettone di presenza.

Lo stesso spettro del fascismo che viviamo in questi giorni, trova la mollezza di quello che trovarono gli squadristi della Marcia su Roma: una complicità o avversità ma di comodo. Una mollezza maleodorante, priva di spessore come ogni protesta di salotto, che si basa più su parametri estetici, che politici. La Meloni, in quest’ottica, diventa volgare, borgatara, impresentabile a un happy hour, ed è su questo terreno che esprimiamo, suggestionati dai cantori delle false libertà, il nostro dissenso. Un eterno gioco di “classe” dove colpevolizziamo la Premier perché donna, perché semplice, perché poco elegante e non perché reazionaria e fascista.

Quel pescivendola che, oltre ad avere una forte e disgustosa connotazione classista, è anche ferocemente maschilista (colei che maneggia il pesce). Ed è esattamente il quadro sociale con il quale ha avuto a che fare Gramsci (i liberali chic di allora trovavano i fascisti ignoranti e volgari), lo stesso unto torpore, la stessa colta indifferenza. La politica, invece, si fa sul territorio, rivendicando identità e diritti, organizzando le masse e creando le premesse di una vera Resistenza.

Contributo a cura di Luca Musella

Prec.

Apologia del culo: il nostro corpo non è più nostro

Succ.

Riapre a Napoli la Chiesa di San Giovanni a Carbonara

Redazione

Redazione

Articoli Correlati

salute mentale inchiesta covid affaire mascherine
Rubriche

Il Covid non va in vacanza: consigli utili e raccomandazioni

17 Gennaio 2024

Un altro Natale è alle porte e, volenti o nolenti, stiamo imparando a convivere con il Sars-Cov2. Ritengo sia sempre utile ribadire un concetto fondamentale: anche se è finita la fase emergenziale, i vaccini anti-Covid approvati continuano a proteggere...

philip roth russell banks
Rubriche

L’amaro dolce domani fra Philip Roth e Russell Banks

3 Febbraio 2024

Nel corpo, non meno che nel cervello, è racchiusa la storia della vita. – Edna O’ Brien Philip Roth Il romanzo L’animale morente di Philip Roth, attraverso l’oscillazione fra venerazione e ossessione del possesso di un corpo e per...

anna
Rubriche

Anna: la libertà di scegliere

18 Dicembre 2023

Anna è il nome che avevo scelto e, per il rispetto della privacy della mia famiglia, resterò “Anna”. Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo...

marianna vittorioso condom bar napoli tools
Rubriche

“Use the right tools”: Marianna Vittorioso e il primo free condom bar di Napoli

14 Dicembre 2023

Il 30 novembre scorso, presso il Bar Tools in Via Calata Trinità Maggiore a Napoli si è aperto un vernissage a cura di Marianna Vittorioso, architetto e artista di origine campana con base a Shangai. L’installazione, che ha preso...

Succ.
chiesa-di-san-giovanni-a-carbonara

Riapre a Napoli la Chiesa di San Giovanni a Carbonara

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    841 shares
    Share 336 Tweet 210
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1517 shares
    Share 607 Tweet 379
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1106 shares
    Share 442 Tweet 277
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    941 shares
    Share 376 Tweet 235
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    629 shares
    Share 252 Tweet 157
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie