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Salvini chiude ai migranti e offre voce a tutta la disumanità di cui l’Italia è capace

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
6 Giugno 2021
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
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Se quello andato in scena ieri pomeriggio è solo un primo capitolo del contratto di governo 5 Stelle-Lega, permetteteci di affermare quanto non possa fare già più schifo di così… o forse si. Visti i soggetti proponenti nessun colpo di scena sarà da escludere per i prossimi anni. È ormai di dominio pubblico la notizia del rifiuto da parte del neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a dichiarare aperti e accessibili i porti italiani alla ONG Aquarius che ancora naviga nel Mediterraneo in cerca di un punto di sbarco per gli oltre seicentoventinove migranti che ospita tra i suoi ponti, tra cui centoventitré sono minori non accompagnati. Per il Segretario del Carroccio, il motivo del contendere è da riscontrarsi nel NO diramato da Malta, interrogata dallo stesso Salvini circa la possibilità di offrire il porto sicuro più vicino alla nave con bandiera di Gibilterra, come le convenzioni europee in materia prevederebbero.

La Valletta respinge a Roma la responsabilità delle operazioni di recupero dell’imbarcazione, il Vicepremier – in linea con quanto più volte dichiarato durante la campagna elettorale – passa alle maniere forti contro l’Europa sorda di fronte al problema, e non da oggi che dall’altra parte del cavo, a rispondere, c’è un interlocutore poco avvezzo al dialogo. La costante riluttanza da parte degli Stati facenti parte la UE ha fatto alzare all’Italia quel muro già eretto da Francia, Austria, dalla stessa Malta, a protezione dei propri confini, cancellando, di fatto, e in maniera definitiva, il principio con cui la stessa era nata: un’Europa libera, accogliente, senza confini, terra di scambio e cultura.

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Ciò che, però, non appare da questa breve e difficile, lucida – quantomeno nelle intenzioni – analisi dei fatti, è l’aspetto prettamente umano della vicenda, l’unico, in tutta sincerità, di cui ci freghi qualcosa. Se i nostri vicini di casa, infatti, insistono nel fare a gara a chi ce l’ha più alto e duro (il muro, perché di attributi in gioco, in questa circostanza se ne sono visti ben pochi e solo dai porti del nostro Mezzogiorno), l’Italia, iscrivendosi a questa schifosa sfida che tanto puzza di un triste, recente passato, altro non fa che affermare la propria natura egoista e razzista, già ben messa in luce da episodi recenti di cronaca nera contro persone di colore o proprio dall’esito delle urne del 4 marzo scorso.

Al diavolo le competenze, al diavolo chi offre una mano e chi si volta dall’altra parte, le sedi per far valere i propri diritti sono ben altre, e a quanto pare, in quelle stanze contiamo quanto il due coppe a briscola quando comanda bastoni proprio a causa del tenore dei nostri rappresentanti. Qui e ora c’è solo bisogno di aprire le porte e offrire riparo a quasi settecento persone. Né bianchi, né neri, né uomini, né donne. Persone. E sono in pericolo. 

L’ultima volta che il nostro Paese non acconsentì a un sbarco, diverse centinaia furono i cadaveri che la nostra guarda costiera fu costretta a riportare a riva da quelle acque che ormai sono il cimitero più grande del mondo. Proprio quegli stessi ragazzi di cui Salvini, ogni tanto, ha sentito il dovere di ergersi a rappresentante, senza che nessuno glielo abbia mai chiesto. Il bis, in questo caso, non sarebbe nulla di cui andar fieri, niente applausi, soltanto un motivo in più per restare svegli nel nostro comodo letto alla sera. Anche se, stando alle becere e raccapriccianti risposte date dalla rete in merito all’argomento, per il popolo tricolore si prevedono solamente sogni tranquilli.

Se il Premier, Giuseppe Conte, volesse dimostrare di valere qualcosa di più di un semplice altoparlante per i due strilloni che ne animano la figura, si dimetterebbe senza pensarci su, lasciando un qualsiasi rappresentante che vesta la maglia del MoVimento o della Lega la responsabilità di guidare certe barbarie.

Per fortuna – anche se al momento assume solo il ruolo di una straordinaria iniziativa destinata a vestire i panni di una magra consolazione – in mezzo a tanto disprezzo per delle vite giudicate inferiori alle nostre da pallidi ariani, c’è chi ancora una volta offre al Paese una lezione di stile e umanità senza precedenti, e che riscatta l’immagine di una terra sempre troppo calpestata dagli stessi rappresentanti che oggi siedono in Parlamento. È il caso di Napoli e del Sindaco Luigi de Magistris che, non appena appreso il blocco di Salvini, ha immediatamente diramato il seguente messaggio di accoglienza e speranza: Se un ministro senza cuore lascia morire in mare donne incinte, bambini, anziani, esseri umani, il porto di Napoli è pronto ad accoglierli. Noi siamo umani, con un cuore grande. Napoli è pronta, senza soldi, a salvare vite umane.

Presto, al Primo Cittadino partenopeo, hanno fatto eco diversi Sindaci della Sicilia, con Renato Accorinti splendido portavoce dell’isola: L’esordio del Ministro Matteo Salvini nella gestione dell’accoglienza migranti ci lascia esterrefatti, sia nella dimensione umanitaria negata, che nella conoscenza delle leggi del mare. Non si può pensare di prescindere dai diritti universali dell’uomo e dal diritto della navigazione nei quali l’essere umano è sacro a prescindere dal colore della sua pelle e del suo Paese d’origine. A dispetto del diktat del Ministro Salvini, l’amministrazione Accorinti dichiara la sua disponibilità immediata perché la nave Aquarius possa attraccare presso il porto cittadino. Che i suoi alleati politici comprendano le complicità cui si prestano.

Chiuse, ormai, anche le urne attraverso le quali molti comuni, successivamente alla messa in mostra dei muscoli del neo Ministro, potrebbero aver virato definitivamente verso le verdi camicie della Lega per farsi rappresentare, la speranza è che il Vicepremier svesta i panni dell’imbonitore e offra riparo alla Aquarius e una speranza a tutte le vite che porta in grembo. L’Italia appare sempre più un Paese di cui risulta difficile andare fieri.

Prec.

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