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Il Fatto

Primo decreto e sottosegretari nostalgici: una chiara idea di governo

Il primo decreto legge del governo Meloni punisce da tre a sei anni o con multa da mille a diecimila euro chi organizza o promuove un’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta. Ad appena dieci giorni dalla formazione del sessantottesimo esecutivo, dunque, è stata presa la palla al balzo in occasione del rave-party di Modena per approvare un discutibile provvedimento che il costituzionalista Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico italiano e comparato all’Università La Sapienza di Roma, ritiene possa tranquillamente essere applicato anche ad una innocente festa di cinquantuno bambini nel parco o di altrettanti tifosi in piazza che schiamazzano per la vittoria della nazionale. Si incide sul diritto dei cittadini di riunirsi “pacificamente e senz’armi” come prevede la Carta.

Esclusi dal provvedimento, invece, i raduni di Predappio: «Una manifestazione che si tiene da tanti anni» dice Matteo Piantedosi. Una manifestazione anticostituzionale, non aggiunge, come ha scritto in questi giorni la collega Flavia Fedele. Un’affermazione grave, quella del Ministro dell’Interno già capo di gabinetto di Matteo Salvini – suo noto predecessore con succursale al Papeete, celebre per le adunate festanti ben oltre il numero indicato da decreto, decibel sparati alle stelle e provocanti ragazze impegnate nella lap dance da spiaggia.

Un decreto che desta, per questo, più di un sospetto: l’abrogazione del reddito di cittadinanza, bandiera della propaganda elettorale della leader di FdI, evidentemente già fa prevedere possibili tensioni sociali con comprensibili mobilitazioni di piazza. La Presidente del Consiglio farebbe bene a preoccuparsi seriamente di una così scellerata manovra che metterebbe in ginocchio intere famiglie.

Lo stesso provvedimento affronta, poi, il tema dell’ergastolo ostativo con il neo Ministro della Giustizia Carlo Nordio che è già stato messo a tacere: «L’ergastolo ostativo è un’eresia contraria alla Costituzione» diceva appena pochi mesi fa. Il Consiglio dei Ministri, dunque, ha approvato un documento ritenuto anticostituzionale dalla Corte italiana e da quella europea, peggiorandone la formulazione.

Già durante la campagna elettorale, l’ex magistrato aveva espresso il suo pensiero contrario anche su un altro argomento come il minacciato blocco navale per fermare i migranti: «È un’espressione politica, cioè durante le elezioni si usano queste affermazioni impattanti, è chiaro che il blocco navale inteso come cintura di navi da guerra nel Mediterraneo è impraticabile». Vedremo se anche su questo il governo vorrà mostrare i muscoli e se continuerà il silenzio del nuovo Ministro.

Intanto sono arrivate le nomine dei sottosegretari. A tal proposito, è stato indicato al Ministero delle Infrastrutture il leghista Galeazzo Bignami, che nel 2005 fu fotografato sorridente e soddisfatto con tanto di fascia delle SS naziste al braccio. Noto per aver censito, attraverso una capillare ispezione dei nomi scritti sui citofoni delle case popolari di Bologna, gli stranieri sul territorio, certamente non è il solo tra i neopromossi dal discutibile passato: c’è, ad esempio, Augusta Montaruli (Università) sempre presente ai raduni di Predappio e celebre per la proposta di cambiare nome al parco di Latina – oggi intitolato a Falcone e Borsellino – in favore del fratello del duce Armando, o il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, negli anni Ottanta vicina agli ambienti del terrorismo nero. Ciliegina sulla torta, Vittorio Sgarbi alla Cultura.

I sottosegretari che hanno prestato giuramento alla Costituzione lasciandosi al momento il passato alle spalle, negando ogni coinvolgimento e vicinanza a un mondo che nulla ha a che fare con i principi di quella Carta che si sono impegnati a rispettare, sono la fotografia purtroppo ben nota dell’ipocrisia di certa classe dirigente che da qualche decennio ha contribuito alla degenerazione politica e sociale del nostro Paese. Attenzione a parte merita, per questo, il ritorno del già citato Vittorio Sgarbi, sottosegretario al Ministero della Cultura affidato al giornalista napoletano Gennaro Sangiuliano, da sempre di destra, militanza nel Fronte della Gioventù del MSI e di recente fedele salviniano e poi direttore del TG2.

Sgarbi, stimato critico d’arte dalle notevoli competenze, incostante e irrequieto in politica a parte la sua irascibilità ben studiata quasi sempre sfociata nella pessima educazione, ha espresso in questi giorni la sua volontà di costituire un dipartimento della musica da affidare al già “consigliere” della Meloni e singolarissimo cantante e musicista Morgan, che alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora ha paragonato il sottosegretario a Pasolini e Leonardo da Vinci, «uomini che nascono una volta ogni 300 anni».

Qui il silenzio è d’obbligo, ma è impossibile non ricordare i voli pindarici da un partito all’altro, da quello monarchico a quello liberale, radicale, repubblicano, socialista e poi in Forza Italia, o le brevi permanenze nei ruoli assegnatigli: appena quattro mesi Assessore alla Cultura alla Regione Sicilia, un anno Sindaco del Comune di San Severino Marche, un altro anno in qualità di sottosegretario ai beni culturali, incarico revocato dal Consiglio dei Ministri per le continue tensioni con l’allora Ministro Giuliano Urbani; otto mesi Assessore al Comune di Cosenza e altri incarichi in vari Comuni per un periodo mai superiore a un anno.

Segnali non casuali di un esecutivo che sa bene ciò che vuole. Nulla d’improvvisato, tutto abilmente calcolato, nel mentre le varie componenti di opposizione continuano a trastullarsi marcando le differenze in dichiarazioni che lasciano ben intendere che alcun ostacolo o impedimento verrà posto a un governo che al contrario ha chiaro dove andare a parare.

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