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Mussolini e Scurati, atto secondo: “M. L’uomo della provvidenza”

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
20 Ottobre 2020
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Il ritrovamento del cadavere di Giacomo Matteotti scuote l’Italia. Il fascismo non ha più bisogno di agire nell’ombra, può addirittura addossarsi la colpa dell’omicidio del leader socialista – che accusa i brogli elettorali del 6 aprile 1924, dunque il nuovo governo di corruzione – e uscire rinforzato nell’imposizione della sua dittatura. Benito Mussolini è a un punto di non ritorno, al bivio tra una rovinosa disfatta e l’ascesa alla gloria, persino tra la morte e la vita.

Antonio Scurati torna a raccontare di M., del Duce e del ventennio che cambiò le sorti del Paese e del mondo con il secondo capitolo della serie che gli è valsa la consacrazione del Premio Strega 2019. In M. L’uomo della provvidenza (Bompiani editore), l’autore napoletano di nascita e lombardo d’adozione inscena l’affermazione di Mussolini come una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta, prendendo le distanze rispetto al suo personaggio, uscendo dalla simbiosi che caratterizzava Il figlio del secolo.

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In questo secondo volume, Scurati si distacca dal Duce raccontato, invece, dall’interno nel libro premiato con il bagno del celebre liquore beneventano, quasi lo giudica attraverso i vocaboli che sceglie di utilizzare per descriverlo, per raccontarne l’azione. La storia si fa cruda di tutta la violenza di cui il fascismo è capace e riesuma i protagonisti delle tappe principali che portarono l’Italia e l’intero pianeta alla guerra, ai campi di concentramento, riconsegnandoli alla storia con le loro responsabilità.

Mussolini, all’alba del 1925, è il  più giovane Presidente del Consiglio d’Italia, un simbolo del mondo che sarà, tenuto a vista da tutti gli Stati vicini e ammirato, persino preso ad esempio, da un giovane politico che per il suo Paese, la Germania, sogna gli stessi magnifici fasti di cui sta godendo l’Italia fascista, Adolf Hitler. Il Duce ha preso, oramai, le misure rispetto a qualunque aspetto riguardi la propria politica, persino la propria vita, ha imparato a tenersi lontano da tutto tranne che dalla Storia, di cui intende scrivere pagine memorabili per sé e per Roma.

La sua definitiva consacrazione, però, deve fare i conti con l’ipotesi di una morte prematura che sfiora diverse volte. La vita di Mussolini è minacciata prima da un’ulcera che logora il dittatore nel fisico, poi dalle mani di quattro attentatori, tutti falliti nel loro tentativo di consegnare l’Italia a un futuro diverso da ciò che sarà. Scampare ai proiettili che lo sfiorano – in un caso, addirittura, lo colpiscono al naso – innalza Mussolini e la sua figura al pari di una divinità. L’Italia si affida al suo condottiero senza più alcuna riserva.

Il periodo storico raccontato da Antonio Scurati in M. L’uomo della provvidenza non è, certo, l’apice della drammaticità del Ventennio. L’autore inscena gli anni che vanno dal 1925 al 1934, dunque un periodo fatto di stenti, di rantoli – come quelli che consumano il dittatore –, non i più accattivanti dal punto di vista narrativo. Questo secondo capitolo della quadrilogia dedicata al Duce sembra perdere la vibrazione che la simbiosi tra lo scrittore e Mussolini (propria del primo volume) riusciva a rendere persino seducente la scoperta delle trame più fitte della storia d’Italia in quegli anni. 

La guerra è ancora lontana, eppure la verità di cui è capace Scurati rende il libro ugualmente calamitante, staccarsi dalle oltre seicento pagine che compongono l’opera risulta pressoché impossibile. Il Premio Strega 2019 gioca abilmente con la lingua, il ritmo e le pause, sfrutta a dovere i documenti ufficiali che alterna al romanzo.

In parte, Scurati mette in evidenza – ovviamente mai in maniera palese – le similitudini che accomunano Mussolini ai rappresentati politici odierni, la sua comunicazione a quella a cui oggi siamo assuefatti. Il linguaggio fascista è fatto di antipolitica, di caste da ridimensionare, privilegi da estirpare. L’autore quasi stuzzica la coscienza dei propri lettori e interroga il senso di responsabilità di ciascuno verso il presente che sta vivendo.

Il figlio del secolo completa, così, il proprio passaggio all’uomo della provvidenza. La sua evoluzione, il proseguo della sua azione, fino al finale, sono già noti a tutti, eppure il racconto dei prossimi capitoli sembra non poter aspettare.

–

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