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Il Fatto

Mani su Palazzo San Giacomo

Smaltita l’ubriacatura dei risultati elettorali per il rinnovo del Consiglio Regionale della Campania e per la rielezione del suo Presidente, grazie all’ammucchiata frutto di un numero considerevole di liste di supporto composte dal variegato mondo trasversale degli ex della prima e seconda Repubblica, sul cui carro hanno trovato posto persino transfughi della maggioranza al Comune di Napoli – in verità, con risultati alquanto deludenti e prevedibili –, è calato il sipario sul primo atto di una commedia dai toni trionfalistici per rialzarsi, poi, per l’inizio del secondo, un dramma a forti tinte che andava già delineandosi all’alba del voto quando i dati dei contagi sono spariti dalle spalle di De Luca nel corso delle sue apparizioni televisive.

Una strategia che, come detto in altra occasione, ha rievocato metodi della peggiore prima Repubblica che, però, non sembra siano dispiaciuti al Segretario del Partito Democratico cui interessava non perdere la regione, pur consapevole – almeno si spera – che più di qualche serio problema comporterà questa maggioranza, in particolare in vista della competizione elettorale che tra meno di un anno vedrà la corsa per la poltrona di Palazzo San Giacomo.

Il PD, infatti, all’indomani dei risultati dei ballottaggi che hanno premiato l’intesa con il M5S, sembra voler riproporre la stessa formula per le amministrative di Napoli, ma Zingaretti dovrà fare i conti con chi poche ore prima che si aprissero i seggi ha definito un gigante e il suo partito personale. I pentastellati invece, seppur orientati anch’essi in tal senso, dovranno negoziare per il Campidoglio oltre che per la terza città d’Italia, limitando, come appare, le intese alle sole due forze politiche, sacrificando la testa di Virginia Raggi per un Sindaco targato PD e la poltrona di Palazzo San Giacomo a un proprio esponente.

Un quadretto apparentemente tranquillo, con un accordo scontato di vertice che, però, sembra sottovalutare o per niente considerare alcuni aspetti che potrebbero guastare la festa: su tutti, la presenza di due realtà nel PD in Campania, quello ufficiale e il partito personale del rieletto Vincenzo De Luca, certamente non disposto a subire le scelte della direzione romana, in special modo se in alternativa si prevedesse un piddino in corsa per la sindacatura. Un vero paradosso che l’ex Primo Cittadino di Salerno – che con Napoli e i napoletani ha sempre avuto un rapporto distaccato e critico, fino a definirli geneticamente ladri, e che da Presidente della Regione ha riservato sempre corsie preferenziali alla sua città in quanto a risorse e scelte di uomini ai posti di comando – vorrebbe imporre un proprio esponente a Palazzo San Giacomo. Eppure, non saranno sufficienti il segretario Zingaretti e il suo perenne sorriso a mettere da parte De Luca, eletto con il sostegno di Mastella, Pomicino, De Mita e le pattuglie cosentiniane.

Tenere fuori dall’eventuale intesa PD-M5S chi per ben due volte ha travolto entrambe le forze politiche (oltre che l’esponente della destra), sostenuto nell’ultimo ballottaggio anche dallo stesso Partito Democratico, appare quantomeno improvvido perché l’ex PM Sindaco di Napoli non resterebbe di certo ad assistere passivamente ad accordi che lo vedrebbero escluso dal tavolo delle trattative che potrebbero riservare brutte sorprese. Luigi de Magistris, certamente né sprovveduto né ingenuo, annusando odore di inciucio, ha infatti già comunicato che a breve si pronuncerà per un candidato autonomo che possa garantire continuità a un’esperienza decennale, non solo amministrativa, ma anche rappresentativa, senza precedenti in città, fuori dai partiti tradizionali e da quella forza del cambiamento annunciato che almeno localmente ha dato soltanto segnali di inutilità politica e di immotivato contrasto per principio.

Esperienza, quella di demA, movimento del Sindaco dai contenuti e approfondimenti interessanti e utili, fortemente legata al carisma del suo leader indiscusso, che nel corso degli anni ha sdoganato e messo in rilievo forze della sinistra radicale tenute da sempre in un angolo e che non sempre hanno ricambiato con lealtà. Un film già visto che, tuttavia, sembra non aver insegnato nulla: l’accordo per la candidatura a senatore di Sandro Ruotolo e i successivi discutibili risvolti dovrebbero essere di monito alle facili e sbrigative ipotesi di intese che sicuramente l’ex PM non sarà disponibile a subire né da parte del PD né, tantomeno, dal partito di De Luca e neanche da un’eventuale paventata candidatura a sorpresa del Presidente della Camera Fico, in questi lunghi anni mai tenero con l’Amministrazione e con il Primo Cittadino, ma che possibili facili conversioni di convenienza potrebbero intenerire.

Vedremo se questi otto mesi che intercorrono da ora a fine mandato serviranno a costruire un percorso ragionato nell’interesse della città, se il PD farà prevalere le ragioni del quieto vivere o eserciterà le proprie prerogative, indipendentemente dalle prevedibili pressioni del partito dello Sceriffo per giungere a un accordo che sia il più largo possibile al fine di non consegnare Napoli a una destra che non sia necessariamente quella ufficiale, ma la stessa che con furbizia ha partecipato all’armata Branca/De Luca, in vista dell’arrivo delle ingenti risorse previste per il Sud.

Ci auguriamo che l’ex PM proceda coerentemente al cammino tracciato in questi anni di amministrazione, fatti di continui attacchi da parte di alcuni governi precedenti, di scomposte bordate dell’arrogante Matteo Renzi, dell’applicazione mirata della Severino e la relativa sospensione e sigillatura delle casse comunali per debiti dello Stato non pagati, con particolare riferimento a quel commissariamento causa rifiuti, con lo spreco di fiumi di danaro e sospette operazioni per le quali i napoletani farebbero bene a rinfrescare la memoria rischiando di tornare a un clima di mani sulla città.

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