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L’uomo insoddisfatto: la piramide dei bisogni di Maslow

Chiara Barbati di Chiara Barbati
21 Agosto 2019
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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L’inquietudine, la ricerca di un senso per la vita, persino la depressione, sono temi ricorrenti nella maggior parte delle espressioni dell’essere umano. Presente in tutti i tipi di sperimentazione artistica, dai romanzi ai quadri, dai fumetti al cinema, la ricerca della felicità è ciò che muove l’agire umano e la sua assenza ciò che ispira gli artisti. Secondo la psicologia, per raggiungere la felicità – o meglio, il benessere – è necessario soddisfare una serie di bisogni, cioè rimediare alla percezione dell’assenza di quegli elementi che costituiscono l’equilibrio. E man mano che il mondo progredisce e che il benessere aumenta, l’insoddisfazione cresce a sua volta.

Nel 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow dà vita al concetto di gerarchia dei bisogni, cioè a un’ideale serie di sistemi motivazionali alla base dell’agire umano. La maggior parte dei bisogni che Maslow identifica sono da carenza, ovvero dovuti a una deprivazione che spinge ad agire per appagarli, mentre solo una piccola parte è considerata esigenza di crescita. Nella sua gerarchia, sviluppata in forma piramidale, è necessario soddisfare i bisogni alla base prima di poter raggiungere la vetta. I primi due gradini rappresentano proprio questi, cioè quelli fisiologici e di sicurezza. Che si tratti di fame o sete, di protezione, stabilità o salute, i primi bisogni che l’essere umano deve soddisfare sono quelli più animaleschi, quelle necessità che garantiscono in primo luogo la sopravvivenza. Ma se sta nelle sfumature psicologiche la differenza tra l’uomo e la bestia, allora è solo nei livelli successivi che si esprimono i bisogni strettamente umani.

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bisogniAl terzo livello della piramide ci sono i bisogni di amore e di appartenenza. Affetto, intimità, fiducia, ma soprattutto sensazione di appartenenza a un gruppo, bisogni strettamente sociali, che comprendono le idee di famiglia, collettività, amicizia. Ma è solo con il quarto gradino che si ottiene completamente la svolta e ci si distanza dal mondo animale. Il bisogno di stima è un’esigenza del tutto esterna all’individuo, che ha a che fare con la considerazione che gli altri hanno di sé. Essere rispettato, approvato, è un modo che il singolo ha per sentirsi competente e produttivo. Questo dipende dalla necessità di dare un contributo personale al mondo, realizzare che le proprie azioni abbiano un impatto positivo sugli altri, giungendo così all’autostima.

Una volta appagati i bisogni di carenza, l’individuo sviluppa i bisogni di crescita. Si tratta di necessità che si presentano solo nel momento in cui tutti gli altri livelli hanno raggiunto il benessere e sono quindi maggiormente presenti nelle società sviluppate in cui il welfare è superiore. Alla crescita si associa il gradino più elevato della piramide: l’autorealizzazione. Essa corrisponde alla realizzazione di sé, del proprio potenziale, non lasciando inespresso alcun talento. Tutti gli altri bisogni sono facilmente soddisfabili e l’agire quotidiano troverà un equilibrio tale da garantirli continuamente. L’autorealizzazione, invece, è legata alla necessità di crescita personale, che è sempre presente nel corso della vita dell’individuo, secondo Maslow costantemente in divenire. Lo psicologo stima che solo il 2% degli individui raggiunge l’autorealizzazione, mentre negli altri sarà sempre presente una sensazione di insoddisfazione. Questo perché, sebbene l’autorealizzazione sia una questione soggettiva e non esista una ricetta universale che si adatti a tutti, solo pochi soggetti riescono a mettere in pratica i comportamenti adatti per raggiungerla.

L’insoddisfazione, quindi, dipende dalla percezione del bisogno di autorealizzarsi e il suo mancato raggiungimento rappresenta un problema solo nel momento in cui gli altri bisogni della scala sono appagati. La realizzazione personale, dunque, e la sua conseguente assenza, sono elementi caratteristici delle società ricche. Non è un caso, allora, che sensazioni di disagio e malattie come la depressione siano principalmente concentrate in aree del mondo più agiate e popolate in cui, soddisfatte le necessità fisiologiche e psicologiche, gli individui si trovano alle prese con l’incapacità di autorealizzarsi. Non dovendo più preoccuparsi di sopravvivere, di garantire sicurezza e futuro ai propri figli, di far parte di una comunità, il soggetto resta solo con se stesso, con i suoi bisogni tutti appagati, e inizia a cercare qualcosa in più. E ciò che cerca non si trova all’esterno, ma in se stesso e nel suo rapporto con il mondo. È in questa costante ricerca quasi impossibile da soddisfare che nasce il turbamento che caratterizza l’uomo moderno.

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