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Lo zodiaco del profondo: miti e simboli della personalità (pt. 2)

Annarita Genova di Annarita Genova
24 Ottobre 2022
in Lapis
Tempo di lettura: 5 minuti
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Lo Zodiaco è il grande sfondo, lo scenario su cui si muovono gli astri nella loro prestigiosa armonia dinamica. Questa sovrapposizione costituisce l’ordine della psicologia; tutto si muove nel cielo astrologico, così come tutto si muove sempre nell’uomo. Gli astri, sono i modi di vivere dell’individuo e i miti, i simboli riferiti agli astri stessi, ce li spiegano e giustificano.

In una connessione simbiotica e simbolica, la ruota zodiacale interagisce costantemente con i dieci pianeti astrologici a livello energetico – di forze in campo (i segni) e applicate (i pianeti) – formando un disegno che contiene una particolareggiata interpretazione dell’evoluzione umana. Roberto Sicuteri nel suo testo di astrologia archetipica Astrologia e mito (Astrolabio Ubaldini Editore, 1978) tesse inizialmente i tratti espressivi della proiezione dei dodici segni zodiacali sulla psicologia profonda dell’uomo, mediandola con il mito e quindi con il riflesso collettivo di un inconscio immaginario. Dopo aver quindi definito una Prima Energia vitale, l’autore passa a illuminare i pianeti, mettendoli in corrispondenza dei segni zodiacali “governati”.

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Nel grande anfiteatro dello zodiaco, dove tutti gli eventi accadono, Sicuteri invita a pensare ai pianeti come ai protagonisti di quel luogo primordiale, fatti di un’energia che genera lo spettacolo dell’essere, ma al tempo stesso che dipende da esso e da tutte le altre forze in campo, ognuna delle quali tende allo stesso fine: il ritorno all’origine, ai primi eventi, che coincide con la conoscenza e la realizzazione di un essenziale Sé.

Interdipendenti alle dodici tappe della ruota zodiacale, i pianeti sono così associati ai segni: Ariete con Marte, Toro con Vergine e Gemelli con Mercurio; il Cancro è governato dalla Luna, mentre il Leone contiene il Sole; il segno della Vergine ha per pianeta Mercurio, la Bilancia ha Venere, lo Scorpione ha Saturno, l’Acquario ha Urano e i Pesci sono dominati da Nettuno. Il saggio, nella sua seconda parte, si sofferma allora sull’individuazione delle funzioni psicologiche e delle immagini interne all’uomo, in rapporto al valore simbolico e mitologico dei pianeti, in una comparazione analitica che tende a una specifica domanda retorica: Che possiamo farci noi se i grandi tipi delle antiche divinità messe in campo dalla mitologia – Mercurio, Venere, Marte – essendo in realtà archetipi umani perfetti, vivono tutt’ora dietro l’etichetta moderna delle classificazioni psicologiche?

Diamante scintillante al sole per i babilonesi, Venere – la latina Venus – si apparenta presto con la Luna, diventando archetipo della Grande Madre. Gli assiri la chiamavano Ishtar e per molto tempo confusero i suoi attributi con quelli lunari. Nel mondo greco, la dea venusiana assunse tutte le qualità lunari, tanto che si ritiene che il culto della Dea Madre e l’espressione matriarcale sia passata dalla Luna a Venere, che ha acquisito il ruolo di protettrice dei campi e delle greggi. Affine al Toro, la Venere-Astarte dei babilonesi, nel culto mithraico, assorbiva la rappresentazione della testa taurina (con un disco tra le corna) e in epoca romana divenne simbolo del libero amore sessuale: questa Venere – infatti – è ancora essenzialmente istintuale, naturale, quasi biologica, non riferita all’uomo.

Gli egiziani la adoravano come divinità dell’attrazione-desiderio – in senso ricettivo-passivo – ed è qui che trova consolidamento l’ideogramma venusiano del cerchio, dal quale si appende una croce capovolta. Il geroglifico riflette varie interpretazioni, tra cui quella secondo cui il cerchio rappresenterebbe il mondo carnale che prevale sullo spirito, sulla croce che viene nascosta nell’inconscio e verso la direzione luciferiana. Simbolo dei piaceri dionisiaci e di affettività sensuale, la Venere greco-romana era dea o creatura mortale di immensa bellezza. Venere, come riferisce Kerényi, era una dea assetata d’amore ma sapeva anche donare una illimitata voluttà amorosa; nel cielo apparteneva a lei la stella più fulgida che un giorno aveva sfidato Elio.

Il magnifico aspetto e la femminilità originaria vengono esaltati dalla mitologia, che fa nascere dal mare l’Afrodite-Venere cantata da Omero (VI inno). Figlia di Urano e della Terra Gea e, secondo altre fonti, nata da una conchiglia, la perlacea Afrodite è raffigurata in tutta la sua grazia lunare da Botticelli (sull’ideale umanistico delle sculture elleniche) nel dipinto a tempera su tela di lino realizzato per la villa medicea in pieno Rinascimento italiano. Venere, nell’atto della sua nascita, domina l’esatta composizione affissa alla Galleria degli Uffizi di Firenze, con il suo iconico, simbolico splendore.

Eppure, sia nel dipinto in cui si offre con raffinatissime linee che danno forma a quella grazia sinuosa, nuda, morale e spirituale che diventa l’ideale femminile di bellezza, sia nei vari racconti mitologici che la riguardano, Venere – in quanto simbolo – sfugge a definitive e rigide interpretazioni. Nonostante trasmetta sempre un chiaro sentimento nelle sue storie d’amore (con il dio Ares, il pastore Anchise, il re Pigmalione), resta la figura misteriosa dipinta da Botticelli con un velo di malinconia negli occhi. È Ovidio nelle Metamorfosi a raccontare l’intensa storia d’amore della dea con il giovane, bellissimo e sfortunato eroe Adone, il cui sangue, per desiderio della dea, si trasformò in un anemone: malfermo sullo stelo e troppo leggero per non cadere, basta a scrollarlo il soffio di quei venti che gli danno il nome (Walter Otto).

La dolce delicatezza dell’amore si manifesta quindi con Afrodite, che ingloba e amplia la sua sorella babilonese Astarte. Venus, infatti, in quanto dea dell’amore, è l’asse bipolare di tutte le creature come di tutti gli elementi dell’Universo; è simbolo psicologico della potente e arcaica energia che ha una creatura di essere attratta da un’altra e che è, secondo gli alchimisti, combinazione di un corpo con un altro. Sebbene sia un pianeta unico per il segno del Toro e per quello della Bilancia, tale energia d’amore è espressa nel Toro da Astarte, ancora indifferenziata, prerazionale. In Bilancia invece è già l’arte delle affinità elettive espressa da Afrodite.

Venere, come abbiamo già detto, ingloba pure la Luna, anche se si può fare una prima, veloce, distinzione tra la Luna come archetipo di donna e Venere come sentimento d’amore. È la capacità di offrirsi, le modalità di contatto affettivo col mondo esterno, le sfumature del sentimento, ma anche la sensibilità verso il bello estetico e l’attitudine creativa, a essere al centro della discussione oroscopica che riguarda Venere. Bisogna, però, tenere sempre presente che questo è forse il simbolo più libero che possiamo incrociare sulla carta astrale, per niente rigido, per niente inibito che, se influenzato dall’uno o dall’altro pianeta, può suggerire declinazioni di personalità Venere molto diverse tra loro, quasi antitetiche; così come esiste una Luna bianca e una Luna nera, ma per loro si tramandano altre storie.

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