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LGBTQ+: la discriminazione e i doppi standard della pandemia

Lo scoppio della pandemia ha indotto i media americani, seguiti a ruota dalla stampa internazionale, a tracciare un parallelo tra COVID-19 e AIDS. Se ne paragona la ferocia, ma le due patologie hanno anche un’importante differenza: mentre il coronavirus ha colpito indiscriminatamente tutte le fasce della popolazione, l’AIDS fu, inizialmente, considerato una sorta di punizione divina per lo stile di vita delle persone gay. Questo contribuì a creare uno stigma che discriminava i membri della comunità LGBTQ+ e li rendeva appestati agli occhi dell’opinione pubblica. L’amministrazione Reagan, per un lungo periodo, sottovalutò il problema. In questo, però, si scorgevano già chiaramente i lineamenti di una società che dà valore alla vita umana sulla base delle sfumature della pelle e dell’aderenza a un genere sessuale.

Un report pubblicato dalla UNHR (United Nations Human Rights) conferma che, anche durante la pandemia in atto, le persone LGBTQ+ si trovano in una posizione di estrema vulnerabilità. Per loro è più complicato accedere ai servizi di cura proprio a causa delle discriminazioni e del pregiudizio. Il report evidenzia, inoltre, la difficoltà di continuazione dei trattamenti delle persone gay e trans: le cure e i test per l’HIV o le cure ormonali per chi intraprende il percorso per il cambiamento di sesso possono venire sospese o considerate non prioritarie in vista del sovraccarico dei sistemi sanitari. Un’altra minaccia è rappresentata dall’acuirsi dei fenomeni di omofobia e transfobia e dal confino in un ambiente domestico ostile, con gravi ripercussioni sulla salute mentale della persona discriminata.

Il Presidente della Human Rights Campaign Foundation, Alphonso David, ribadisce questo concetto: «A moltissimi membri della comunità LGBTQ+ mancano le risorse per combattere con efficacia il COVID-19: molti non possono fare affidamento sul congedo per malattia, non hanno l’assicurazione sanitaria e lavorano in settori duramente colpiti dalla pandemia». Una ogni cinque persone LGBTQ+, negli Stati Uniti, non si può permettere di andare dal dottore; una ogni cinque vive in povertà e il 40% dei senzatetto giovani si identifica come LGBTQ+.

Intanto, l’amministrazione Trump sceglie proprio questo momento per fare a brandelli un provvedimento dell’Obamacare che prevedeva regole contro la discriminazione in ambito sanitario delle persone LGBTQ+. La Section 1557  proteggeva specificamente i pazienti transgender e le donne che dovevano abortire e proibiva l’esclusione o la discriminazione dalle cure sulla base dell’etnia, della provenienza, dell’età, del genere sessuale e della disabilità. Già nel 2016 un giudice della Corte Suprema si era espresso bloccando la Sec.1557 sulla base di una battaglia legale intrapresa da alcuni gruppi religiosi. Oggi, in piena crisi sanitaria, Trump ne fa definitivamente carta straccia.

Le discriminazioni si estendono anche al settore delle donazioni di sangue. La Food and Drugs Administration (l’organo competente, negli Stati Uniti, in materia di regolamentazione alimentare e farmaceutica) aveva annunciato un allentamento nelle restrizioni che impediscono agli uomini gay e bisessuali di donare il sangue proprio in virtù dell’urgenza dettata dall’emergenza COVID-19. Le nuove direttive della FDA prevedono che un uomo si sia astenuto dai rapporti sessuali con altri uomini per almeno tre mesi prima di donare il sangue. Le severe condizioni sono il portato culturale dell’epidemia di AIDS negli anni Ottanta: i gay vengono discriminati sulla base di stereotipi datati, a detta della stessa comunità scientifica.

Nonostante il parere favorevole della FDA, però, la diffidenza serpeggia ancora, con il risultato che molti uomini in salute si vedono negare la possibilità di donare il sangue semplicemente perché omosessuale o bisex. Insomma: da un lato si inneggia al diritto di ciascuno alle cure e a una vita dignitosa, dall’altro polverose burocrazie e i soliti meccanismi del potere si arroccano in difesa di uno status quo che vede i più deboli giacere volutamente dimenticati e soccombere. Se possibile, si prova anche a forzare quelle burocrazie cancellando con un tratto di penna i diritti conquistati con il sangue delle categorie sociali scomode, come la comunità LGBTQ+.

Come ripetiamo ormai da settimane, la pandemia di COVID-19 ha reso ancora più evidenti i doppi standard e le ipocrisie del sistema sociale occidentale: un’emergenza, anche questa, che causa morte, povertà e alienazione rimanendo, però, caratteristica di quella normalità schizofrenica alla quale ci affanniamo tanto a tornare.

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