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Cultura

Le ville di San Giovanni a Teduccio (1° parte)

Il percorso che parte da San Giovanni a Teduccio e arriva a Barra, due quartieri di Napoli, si estende per circa 24 chilometri lungo i quali è presente una sequenza di splendidi edifici, in tutto 122 delle Ville Vesuviane del Miglio d’Oro che sono oggi sotto la tutela dell’Ente omonimo e che, originariamente, erano 21. Si tratta di testimonianze di un passato che si susseguono soprattutto su corso San Giovanni e, a Barra, su via Vela e su corso Sirena ma di cui, purtroppo, soltanto poche sono state recuperate, mentre tutte le altre si trovano in uno stato di totale abbandono e degrado che ne rende davvero difficile l’individuazione.

Come scrivono ne Le ville di Napoli Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza, San Giovanni era un antico casale sorto sulla antica via delle Calabrie divenuto poi Comune autonomo. Nel Settecento e per tutto l’Ottocento vide sorgere eleganti dimore gentilizie. Divenne un quartiere aggregato al Comune di Napoli sotto il fascismo. È stato anch’esso vittima della speculazione edilizia, che si è avuta in città a partire dal secondo dopoguerra e che ha deturpato molte delle antiche ville gentilizie, conservando però alcune caratteristiche di piccolo centro intorno alla chiesa madre dedicata al santo eponimo: San Giovanni. Le ville di San Giovanni a Teduccio si trovano quasi tutte sul corso principale, tranne Villa Vignola.

Secondo l’ordine numerico dell’Ente, la prima è Villa Cristina: si tratta di una costruzione del XVIII secolo, di tre piani, che è stata modificata nell’Ottocento. Ancora oggi conserva alcuni elementi originari tra cui gli stucchi delle finestre, le aperture ellittiche su uno dei fronti e, soprattutto, la disposizione a C dei due corpi di fabbrica chiusi in corrispondenza dell’atrio ma aperti sul giardino che dà sul mare. Oggi purtroppo le condizioni della villa sono piuttosto precarie, vi sono lesioni nella muratura portante, dissesti nelle scale e nei solai, mentre il cortile interno è occupato da varie strutture. Villa Faraone, situata più avanti, è stata costruita nel 1855, oggi parzialmente danneggiata. È una costruzione in stile tardo neoclassico, la facciata, a due piani, al piano terra ha una superficie in bugnato, mentre al secondo livello intonaco liscio. Quattro colonne con scanalature in stucco e sormontate da capitelli e da trabeazioni sorreggono l’aggetto del balcone del piano nobile, contrassegnato da motivi ionici. La planimetria è a doppia C, con un cortile centrale delimitato da una doppia esedra di forma ellittica con al centro una scala a tenaglia. L’androne coperto da volta a botte cassettonata immette nel cortile tramite una serliana architettonicamente pregevole la cui parte centrale culmina in un arco a pieno centro che poggia sulle trabeazioni dei due archi laterali più piccoli. Il cortile presenta una doppia esedra ellittica coronata da un pergolato di otto colonne.

Un’altra villa del XVIII secolo è Villa Papa, riportata nella mappa del duca di Noja e appartenente alla scuola del Sanfelice. Si tratta di un’abitazione sviluppata su tre livelli con una planimetria a doppia L. Alcune parti sono state demolite, tra cui il portale originale, mentre alcuni interni sono stati trasformati per scopi abitativi. Possiamo ritrovare ancora tracce settecentesche nella scala, nell’androne e nella facciata. Purtroppo il giardino è andato completamente perduto. Come Villa Papa, anche Villa Paudice è stata riportata nella mappa del duca di Noja. Si tratta di una villa del Settecento che ne conserva ancora le caratteristiche, tranne per la facciata rifatta ai primi del Novecento. Si presenta con una planimetria a doppia L, su tre piani, il piano terra è a bugnato, mentre i due piani superiori sono scanditi da lesene. La scala con struttura ad archi rampanti è sorretta da quattro pilastri. Il giardino su cui si apriva il portale di accesso del cortile è oggi scomparso del tutto. […]

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