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“Le tracce fantasma”: Nicola H. Cosentino giura Alta Fedeltà al pop

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
11 Ottobre 2022
in Billy
Tempo di lettura: 4 minuti
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Succede, nei momenti di noia o quando cedo alla necessità che il mio spirito soffre – di tanto in tanto – di darla vinta alla malinconia, che clicchi sull’icona di YouTube tra le app del mio smartphone e selezioni il primo brano in linea con i miei gusti musicali o con il feeling del momento, per poi assecondare la piattaforma tra i suoi consigli. Talvolta ci azzecca, altre no, e a meno che non piombi (con riprovevole stupore) su qualche hit estiva di Rocco Hunt ed Elettra, tendo a non porre limiti all’intraprendenza dell’algoritmo.

Capita, in questi frangenti, che il tubo consigli alcune cover di pezzi famosissimi, a volte eseguite durante le audizioni di qualche edizione passata di X Factor, talent musicale di cui sono stato un gran fan a cavallo del 2015, quando a trionfare fu il mio amico Giò Sada (che, quando irrompe con la sua Personal Jesus tra le tracce dell’ultimo album, ascolto tutto, senza pause né skip). Ecco: quando partono quelle cover – alcune anche di pregevole fattura – la voce del brano originale comincia a suonarmi in testa e sovrasta il tentativo di affermazione dell’aspirante cantante, soprattutto quando si tratta dei grandi classici rock anni Settanta o dei cantautori italiani.

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È quanto successo con Le tracce fantasma, nuovo romanzo di Nicola H. Cosentino (minimum fax). Leggevo e non riuscivo a zittire la voce del grande Nick Hornby e del suo celebre Alta Fedeltà. Non che si possa parlare di cover (questo è certo!), però, gli elementi di affinità tra il libro di Cosentino e quello dello scrittore britannico sono davvero tanti, a cominciare dalla grafica di copertina, e questa considerazione – devo ammetterlo – potrebbe aver inficiato sul mio giudizio. Tuttavia, nonostante l’originale resti un’opera insuperabile, posso affermare – come direbbero i giudici bravi del talent sopracitato – che siamo davanti a uno che ha fatto suo il pezzo, lo ha stravolto e ne ha dato un’interpretazione sincera e personale.

Cosa accade quando il presente bussa alla porta e svela una realtà che non era quella immaginata da giovani? Se lo chiede Rob Fleming, protagonista del romanzo di Hornby, ci fa i conti Valerio Scordia, il personaggio creato da Cosentino.

Proprio come il suo alter ego britannico, Valerio Scordia è vittima della disillusione della generazione nata tra gli anni Ottanta e Novanta, quei giovani a cui il mondo sembrava promettere il miglior futuro possibile e, invece, faticano ancora a trovare una definizione, chissà, forse a causa della musica pop. Armato di grande ironia – o forse protetto dallo scudo del sarcasmo – Valerio è bloccato in un passato con cui non ha fatto i conti, un passato fatto di amori inappagati, traditi, come quello per Anna, la sua ex fidanzata, e la musica, che non gli ha regalato la fama desiderata.

Così, ogni personaggio che prende la scena impersona un conflitto irrisolto del trentottenne, ora critico musicale. Anna è il riassunto di tutto quanto non riesce (e non vuole) a lasciare andare. Irrera e Alfredo – due musicisti: il primo, suo ex compagno di band ora travolto dal successo del suo ultimo tormentone; il secondo, il nipote alle prese con i provini del talent di cui sopra –  rappresentano l’arte che non ha mai dominato, le ambizioni personali che non si realizzano e lasciano una ferita che sembra insanabile.

La sua vita è il bilancio scadente che fa dell’adolescenza, un mix di nostalgia e impotenza, recriminazioni ed errori, eventi e situazioni che richiama a sé di continuo nel tentativo di riviverli o dare loro una nuova lettura. Valerio è il risultato di ciò che ha perso, motivo per cui rifugiarsi nei ricordi gli appare come il più semplice dei rimedi per fuggire i dolori del presente.

Alle compilation di Rob Fleming si sostituiscono le playlist di Spotify (con Ivan Graziani in cima alla lista delle preferenze), alle classifiche con cui il giovane londinese censisce ogni cosa, dai suoi brani preferiti fino alle sue ex fidanzate, subentrano Le tracce fantasma – come quelle che i Beatles nascondevano nei loro dischi – la metafora perfetta di una nuova forma che Valerio proverà a dare ai suoi rimpianti e alla sua nostalgia.

Presto, il protagonista – come in un romanzo di formazione – si accorgerà che le mancanze che soffre riescono a dare un altro aspetto anche all’amore. Vale per Anna, vale per l’arte, come per il rammarico che prova ogni volta che realizza di non conoscere l’intera discografia di un artista e, invece, capisce di avere nuovi orizzonti da esplorare e di cui stupirsi. Valerio cresce, prende forma come un puzzle a cui mancavano i tasselli giusti per completare il disegno.

Le tracce fantasma è un romanzo divertente, moderno, a tratti sfuggente, è il primo ascolto che non basta mai a cogliere tutte le sfumature, una tracklist da riprodurre decine e decine di volte e sorprendersi sempre, è una cover che non cancella il suono dell’originale ma lega le emozioni del momento a quel nuovo modo di interpretarla, a un suono diverso. 

Se solo la vita si potesse viverla così…

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