• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

“L’altra verità. Diario di una diversa” di Alda Merini: il limbo del manicomio

Sarah Brandi di Sarah Brandi
30 Giugno 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Nel 1986, sugli scaffali delle librerie di tutta Italia compariva L’altra verità. Diario di una diversa, il primo libro in prosa di Alda Merini. Un piccolo volume nel quale la poetessa narrava l’esperienza fatta durante la sua segregazione in un manicomio per ben dieci anni.

Già prima di questo lungo ricovero, Alda era entrata e uscita da diverse case di cura e aveva espresso attraverso le sue parole il disagio provato nella sua mente. Con quello che Giorgio Manganelli ha definito una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio – non un luogo – in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell’essere umano, però, la scrittrice decise di fare un passo avanti, raccontando non solo un evento che l’aveva segnata profondamente, ma diventando anche la voce di milioni di persone che per anni avevano abitato quei luoghi orribili che erano stati i manicomi prima della loro chiusura con la Legge Basaglia nel 1978.

Può interessartianche...

“La carità carnale” di Monica Acito: il miracolo del corpo e la ferocia del paese

Il Titanic come metafora della modernità: la raccolta di poesie di Fondane

Nicole Trevisan: esordio con “Malefica”, romanzo della rabbia e del Veneto

Concentrarsi sul come la scrittrice fosse finita in un ospedale psichiatrico e su quello che aveva provato durante la reclusione non avrebbe senso: molti hanno già parlato di questo, lei stessa aveva espresso il suo disagio e per capirne il dolore non c’è modo migliore che leggerlo nei suoi scritti. Tuttavia, è interessante esplorare come attraverso le sue parole la Merini sia riuscita a dare una lucida descrizione di quelle strutture, dove spesso più che la cura alla malattia si trovava la sorgente da cui ne nasceva una tutta nuova.

La poetessa, infatti, in maniera lucida è riuscita a rendere l’idea della facilità con cui in quel periodo era possibile interrare una persona, specialmente una donna: bastava un attacco isterico, una parola di troppo, una reazione sbagliata alla molestia di un uomo per essere considerata “pazza”. E anche se non lo si era, all’interno di quelle case di cura si rischiava seriamente di diventarlo, vuoi per le pessime condizioni igieniche, vuoi per la maniera disumana in cui dottori e infermieri trattavano i pazienti.

Nella serie TV Penny Dreadful, la protagonista Vanessa Ives definisce la camera in cui ha trascorso il suo soggiorno in una clinica mentale la white room where time stopped (la stanza bianca in cui il tempo si è fermato), per mettere in risalto quanto in quel luogo per lei il tempo fosse sospeso, quanto non riuscisse più a distinguere il giorno dalla notte e ogni ora fosse uguale all’altra. Alda Merini, in cambio, non ha usato la stessa denominazione per narrare il tedio che caratterizzava i momenti trascorsi in quei posti dove a padroneggiare era l’alienazione, ma le sue rappresentazioni sembrano avvicinarsi molto a ciò che nella serie TV viene mostrato attraverso scene che riprendono la donna subire i più vili trattamenti, gli stessi che aveva subito la letterata e che già la giornalista Elizabeth Cochran aveva anni prima descritto nel suo libro Ten Days in a Mad House.

Quello che l’autrice milanese è riuscita perfettamente a esprimere è cosa rappresentavano i manicomi all’epoca: dei luoghi in cui relegare qualsiasi elemento che potesse minare l’ordine apparente della società. Se il mondo esterno era l’armonia dell’apollineo, l’organismo del manicomio era invece il caos del dionisiaco, in cui gli esseri umani subivano una metamorfosi bestiale. Leggendo quanto Alda ha scritto di quelle malate perse in se stesse ci si figura davanti agli occhi quelle stanze oscure dalle pareti grigiastre, sembra di entrare direttamente nel quadro di Telemaco Signorini, La sala delle agitate (1865), in cui delle figure fantasmagoriche si stagliano su uno sfondo altrettanto spoglio.

Ma se la casa di cura rappresentava un universo a sé in cui concetti come quello di famiglia scompariva e quello d’amore mutava e magari diventava anche più puro, l’essere stato in quel luogo marchiava una persona a vita. Lasciato il limbo del manicomio, il mondo si trasformava in un vero e proprio inferno: una volta che si era stati matti lo si era per sempre, anche quando i medici ti reputavano guarito. I malati portavano un segno per cui diventavano degli inetti, disadattati che dovevano vivere nell’indifferenza: il vero inferno è fuori, qui a contatto con gli altri, che ti giudicano, ti criticano e non ti amano. Per questo Alda sentì il bisogno di raccontare l’altra verità, quella di tutti coloro che fino ad allora erano stati zittiti da una società incapace di includere chi deviava dal relativo concetto di normalità.

Prec.

Coerenza, questa sconosciuta

Succ.

Riccardo Noury (Amnesty International): “In Medio Oriente situazione catastrofica”

Sarah Brandi

Sarah Brandi

Articoli Correlati

la carità carnale
Billy

“La carità carnale” di Monica Acito: il miracolo del corpo e la ferocia del paese

30 Aprile 2026

Non capita a tutti di pubblicare il proprio libro d’esordio ed essere riconosciuti, immediatamente, tra gli autori di punta del panorama letterario del proprio Paese. È accaduto a Monica Acito, autrice del fortunato Uvaspina, da marzo scorso in libreria...

titanic
Billy

Il Titanic come metafora della modernità: la raccolta di poesie di Fondane

29 Aprile 2026

Quando si prova a cercare su internet “poesie Titanic” viene fuori un ventaglio di risultati infinito, a testimonianza dell’impatto che la tragedia della nave più famosa al mondo ebbe sull’immaginario delle persone, allora e ancora oggi. Quando il Titanic...

nicole trevisan malefica
Billy

Nicole Trevisan: esordio con “Malefica”, romanzo della rabbia e del Veneto

31 Marzo 2026

Nicole Trevisan, classe ’89. A qualcuno piace dire sia un ingegnere con la passione per la scrittura. Noi di Spaghetti Writers, e io, ci teniamo a correggere il tiro: un’autrice che nel tempo libero fa l’ingegnere. Nel 2022 si...

beatles
Billy

Marco Ottaiano, Strawberry Fields: i Beatles letti come poesia romantica

22 Marzo 2026

Cosa concede a un professore di lingua e letteratura spagnola la possibilità di scrivere un libro sui Beatles? Un argomento sul quale si è detto e scritto di tutto, su cui si pubblicano ancora ogni anno decine, centinaia di...

Succ.
noury

Riccardo Noury (Amnesty International): “In Medio Oriente situazione catastrofica”

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    639 shares
    Share 256 Tweet 160
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    486 shares
    Share 194 Tweet 122
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1618 shares
    Share 647 Tweet 405
  • Friedrich, il sublime dell’infinito

    529 shares
    Share 212 Tweet 132
  • Le ville di Napoli: il Vomero e le dimore “gentilizie” (parte 2)

    360 shares
    Share 144 Tweet 90
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie