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“La scuola cattolica”: l’orrore del Circeo censurato ai minori di 18 anni

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
15 Ottobre 2021
in Cinema
Tempo di lettura: 4 minuti
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Protagonista di innumerevoli polemiche e controversie, il nuovo film del regista Stefano Mordini, La scuola cattolica, è attualmente nelle sale italiane. Presentato in anteprima fuori concorso alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, aveva scioccato i presenti per aver portato su schermo uno dei delitti più atroci ed efferati della storia italiana: quello del Circeo. Tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega 2016, il film descrive il contesto socio-culturale in cui è maturato il massacro – Albinati frequentava lo stesso istituto privato dei ragazzi coinvolti – e il ruolo principale di Angelo Izzo, a oggi condannato all’ergastolo.

Tra il 29 e il 30 settembre 1975, due giovani amiche, Donatella Colasanti (Roma, 1958-2005) e Rosaria Lopez (Roma, 1956-1975), furono attirate con l’inganno da Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, ventenni della Roma bene, in una villa di proprietà della famiglia di quest’ultimo, a San Felice Circeo, col pretesto di una festa. Lì, le ragazze si resero conto di essere cadute in una trappola, nella quale vennero torturate e violentate, fino alla morte di una di loro, Rosaria. Vista la terribile sorte della compagna, Donatella capì di non avere altra scelta se non fingersi morta. Fu proprio grazie a questo espediente che gli aguzzini, credendo le ragazze entrambe decedute, caricarono i corpi nel bagagliaio dell’auto e la parcheggiarono nel quartiere romano Trieste per andare a cena. «Guarda come dormono bene queste due» è la frase che Donatella sentì loro pronunciare durante il tragitto, tra musica e risate di scherno. Rimasta sola, la ragazza raccolse le poche forze che aveva per gridare e tirare colpi alle pareti del bagagliaio, nel tentativo di richiamare l’attenzione, finché un metronotte non si accorse dei rumori e allertò una volante dei Carabinieri che diede l’allarme. Rimarrà forse impressa per sempre nella mente di ognuno di noi la celebre fotografia di Donatella, scattata da un fotoreporter proprio durante l’apertura del bagagliaio e il suo salvataggio. Un evento che non si dimentica, una pagina oscura della cronaca italiana che continua ancora oggi a far rabbrividire.

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Al massacro vero e proprio, la pellicola dedica una ventina di minuti circa, concentrandosi invece sui fatti antecedenti, che si alternano tra loro slittando sulla linea temporale. Questo espediente ha, però, generato una certa discontinuità e confusione, con tagli repentini e scene scollate, senza un apparente filo conduttore, ed è forse questa la pecca maggiore riscontrata da molti. Il ritmo è quindi troppo lento, tipico del classico dramma all’italiana un po’ pretenzioso e ridondante, interrotto soltanto dallo scoppio di violenza delle ultime scene, crude ed emotivamente molto intense. Probabilmente, il film ha cercato di restare il più fedele possibile al romanzo ma non sempre la scrittura di un libro coincide con la scrittura di una sceneggiatura e il risultato non è, purtroppo, all’altezza delle aspettative.

Il cast, composto da molti attori emergenti, vede i nomi di Benedetta Porcaroli – ricordata dai più per il suo ruolo nella serie Netflix Baby – nei panni di Donatella Colasanti e Federica Torchetti in quelli di Rosaria Lopez. Luca Vergoni, Francesco Cavallo e Giulio Pranno interpretano rispettivamente Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira. Tra gli altri nomi, Riccardo Scamarcio (Raffaele Guido), Jasmine Trinca (Coralla Martirolo), Fabrizio Gifuni (Orlando Golgota), Valentina Cervi (Eleonora Rummo), Valeria Golino (Ilaria Arbus) e Gianluca Guidi (Ludovico Arbus).

La polemica che sta tenendo banco in queste ore riguarda, però, il divieto imposto ai minori di 18 anni: «Non riesco a trovare delle ragioni valide per questa censura e se mi sforzo di trovarle, mi inquietano» ha commentato il regista. «Nella motivazione della commissione si lamenta il fatto che le vittime e i carnefici siano equiparati, con particolare riferimento a una lezione di un professore di religione, ma questo è esattamente il contrario di quello che racconta il film e cioè che, provenendo dalla stessa cultura, è sempre possibile compiere una scelta e non deviare verso il male. […] Trovo assurdo che oggi si vieti ai ragazzi di vedere, attraverso un libero mezzo di espressione, quello che due ragazze come loro, anni fa, hanno subito, questo atto censorio priva una generazione di una possibile presa di coscienza. […] E questo perché alcune delle ragioni di quella tragedia sono, purtroppo, ancora attuali».

Che il film non sia una passeggiata è chiaro a tutti, ma eliminare la fetta di pubblico che interessa direttamente la storia è effettivamente una mossa sbagliata e controproducente. Pellicole di questo tipo sono strazianti e proprio per tale motivo di forte impatto educativo, volte a smuovere le coscienze e maturare l’empatia. Viene posto l’accento sull’educazione maschile del tempo, estremamente tossica, in un contesto scolastico e familiare che legittimava aggressività e sopraffazione, specialmente sui soggetti più fragili. Anni in cui schieramento politico, violenza e droga erano all’ordine del giorno. Cosa c’era dietro? Come sono arrivati questi ragazzi a compiere tali nefandezze? Il film prova a mettere in scena le ipocrisie della Roma borghese del tempo, delle famiglie disfunzionali e di certe istituzioni di stampo moralista, cercando di dare un background ai personaggi.

Il risultato è tanta, troppa, contestualizzazione, dimenticandosi di indagare psicologicamente soprattutto i tre criminali, i veri mostri della situazione, che non spiccano in mezzo ai tanti personaggi e che invece avrebbero necessitato di uno sviluppo maggiore per comprendere, al di là di tutto, il loro essere profondamente disturbati. In particolare, riguardo la figura di Angelo Izzo, agghiacciante nei suoi occhi spiritati – come testimoniano tutte le sue foto – che sorrideva fiero durante l’arresto. Un uomo che continua a inquietare ancora oggi, specialmente in ricordo del 2004, anno in cui gli fu concessa la semilibertà, che portò al rapimento e all’uccisione di altre due donne, Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), rispettivamente moglie e figlia di un pentito della Sacra Corona Unita. Un fatto che solleva ancora oggi, in Italia, pesanti polemiche.

In conclusione, consigliamo certamente di vedere La scuola cattolica, ma non possiamo negare che ci aspettavamo molto di più, considerata la risonanza del caso. Un caso che senza dubbio ha cambiato la storia italiana e ne ha influenzato non poco la legislazione. Assieme a eventi come anche quello di Franca Viola, ha aperto il dibattito che porterà, nel 1996, a ritenere lo stupro un reato non più contro la morale, ma contro la persona.

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Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

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