• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

“La buona educazione degli oppressi” di Wolf Bukowski: da ultimi a colpevoli

Giusy Santella di Giusy Santella
30 Luglio 2020
in Billy
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Innumerevoli volte ci sarà capitato di utilizzare la parola decoro senza però riuscire a individuare la sua precisa definizione, pur essendo oramai entrata nel linguaggio comune ma soprattutto nei concetti chiave della politica contemporanea. Ne La buona educazione degli oppressi – edito da Alegre e pubblicato alla fine del 2019 – Wolf Bukowski tenta di ricostruirne la storia, arrivando però alla conclusione che si tratta di un’idea senza parole, nel senso indicato dallo storico Furio Jesi: un concetto che non può essere messo in discussione poiché rimanda a valori a loro volta non discutibili e già presenti nel retaggio culturale di chi li condivide ma soprattutto di chi è chiamato ad assorbirli.

decoro bukowskiNella sua lucidissima analisi politica e sociale, l’autore ripercorre le tappe che hanno portato il concetto di decoro a diventare mero strumento e veicolo dell’ideologia della classe dominante, che se ne è servita per alimentare il processo di criminalizzazione della povertà e della marginalità a cui abbiamo assistito in questi anni. Nel capitolo uno del saggio, Bukowski fa riferimento a un lavoro propedeutico al decoro e alla sicurezza, ossia la cancellazione della riconoscibilità delle classi sociali. Il politologo Edward Banfield – più tardi consigliere di Ronald Reagan – nel descrivere la lower class, ossia la classe sociale al di sotto di quella lavoratrice, utilizza delle categorie comportamentali: la povertà dipende infatti dai comportamenti degli stessi poveri, che vivono di momento in momento, passano da un impiego non qualificato a un altro, non fanno volontariato e non votano, a meno che non siano pagati. All’interno di questa narrazione, implementata negli anni Ottanta da Charles Murray, il welfare è un incentivo al fallimento, mentre la sua eliminazione costringerebbe l’under class al lavoro.

Può interessartianche...

La famiglia Ardolento, la Guerra Civile e il realismo magico: Uclés come Márquez

“Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

“Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

Simili concezioni prendono piede anche in Italia e la povertà e la marginalità vengono sempre più colpevolizzate, man mano che allo Stato sociale si sostituisce quello penale e crescono le repressioni nei confronti dei cosiddetti disordinati. La prima volta che il legislatore tenta di dare una definizione del concetto di decoro è con il Decreto Minniti, seppur con scarsi risultati, poiché finisce per ricondurlo ancora una volta alla sicurezza: due nozioni che si rafforzano a vicenda senza però chiarirsi in alcun modo: si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, […] con l’eliminazione dei fattori di marginalità ed esclusione sociale e l’affermazione di più elevati livelli di convivenza civile. Se sicurezza e decoro finiscono per sovrapporsi, essi non sono altro che educazione e civiltà, che però si manifestano attraverso il decoro stesso.

Per cogliere a pieno quanto l’autore tenta di trasmettere riportiamo un suo esempio: perché sdraiarsi su una panchina sarebbe indecoroso e incivile? Perché una persona civilizzata non lo farebbe. Perché una persona civilizzata non lo farebbe? Perché è indecoroso e incivile. Ed è questo il ragionamento – se così si può chiamare – che c’è alle spalle delle cosiddette panchine antibivacco, fornite di braccioli che impediscono di sdraiarsi, prive di schienale, e che sono un topos del decoro, quintessenza del securitarismo neoliberale, il cui nemico è il senza fissa dimora che cerca ristoro su un bene che è invece a disposizione solo di chi è uscito educatamente a fare una passeggiata.

Nell’abisso senza fondo che conduce alla maggiore considerazione delle fiorerie e delle panchine rispetto alle vite umane, ovviamente fondamentale è stato il ruolo della politica nostrana, e non solo di quella di destra che certi valori rivendica come propri. La responsabilità maggiore è stata proprio quella della sinistra istituzionale, e in particolare delle amministrazioni locali, che si sono lasciate irretire anch’esse dal sogno del decoro e dell’ordine nel ricordo dei bei tempi andati, oramai mitizzati completamente. Ci si illude che la sicurezza non sia né un concetto di destra né di sinistra, ma in realtà essa, nascondendosi dietro il feticcio legalitario, assume i contorni del militarismo, della difesa dei confini, del contrasto alle stesse lotte sociali, a meno che esse non provengano da una comunità a-conflittuale e passivamente fedele alle istituzioni, che non fa altro che desiderare e chiedere ciò che esse hanno già in serbo per lei.

E poiché la percezione conta più dei dati reali, i cittadini devono avere paura e devono averne così tanta da gettarsi tra le braccia di politici pronti a offrire loro un’interessata rassicurazione autoritaria. Così, pur di ottenere la salvezza da nemici creati ad hoc per le occasioni, i diritti civili sono sottoposti a una costante pressione, riproducendo quello che Karl Marx aveva già precisamente individuato quando, riferendosi alla libertà di stampa, personale, di parola, di associazione dichiarate dalla Costituzione francese del 1848, parlava di libertà proclamate come diritto assoluto, ma con la costante nota marginale che esse erano illimitate nella misura in cui non  venisse loro posto un limite dalla sicurezza pubblica o dalle leggi. Con un percorso per nulla osteggiato, i marginali diventano colpevoli, i poveri meritevoli di essere tali, in una guerra tra ultimi che sembra essere solo all’inizio.

–
Sostienici: acquista questo titolo cliccando direttamente al link sottostante

Prec.

La lettura crolla ancora: è solo colpa del COVID?

Succ.

Il centrodestra esce allo scoperto e si divide sul Recovery Fund

Giusy Santella

Giusy Santella

Articoli Correlati

uclés
Billy

La famiglia Ardolento, la Guerra Civile e il realismo magico: Uclés come Márquez

7 Agosto 2026

«A quante case siamo?» «Distrutte o vuote?» «Vuote». «In tutta la penisola o in una regione specifica?» «Nella penisola». «Mi mancano i dati di Bilbao. A quanto pare, tutte le sue case sono rimaste orfane». «Hai una stima approssimativa?»...

sociopatica
Billy

“Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

29 Luglio 2026

Tutto quello che leggevo indicava che ero una sociopatica. Mi mancava l’empatia, mentivo senza problemi, ero capace di commettere azioni violente senza provare rimorso, mi veniva facile manipolare, ero superficialmente affascinante, commettevo azioni criminali, faticavo a connettermi alle emozioni,...

spettro urbano
Billy

“Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

24 Luglio 2026

Ma Ginza non vive soltanto di giorno. Quando il sole comincia a scendere, qualcosa cambia nella temperatura del quartiere. È l’ora in cui i turisti si fanno più rari, e inizia a uscire la folla dei salaryman, uomini in...

l'abitudine di mentire
Billy

“L’abitudine di mentire”: conversazione con Deborah D’Addetta e Antonio Esposito

7 Luglio 2026

Con L’abitudine di mentire (Ossorosso Edizioni), antologia curata da Deborah D’Addetta e Antonio Esposito, la menzogna diventa il punto di partenza per interrogare uno dei paradossi più antichi della letteratura. Perché la bugia non è mai soltanto il contrario...

Succ.
recovery centrodestra quirinale

Il centrodestra esce allo scoperto e si divide sul Recovery Fund

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    747 shares
    Share 299 Tweet 187
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    505 shares
    Share 202 Tweet 126
  • “Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

    305 shares
    Share 122 Tweet 76
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    668 shares
    Share 267 Tweet 167
  • “Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

    303 shares
    Share 121 Tweet 76
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie