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Il decreto Minniti, il populismo e il compito della sinistra

Angelo Potenza di Angelo Potenza
9 Novembre 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 4 minuti
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In generale un’affermazione della destra è sempre una cattiva notizia, è sempre una faccenda pericolosa. Perché la destra dà risposte molto semplici, dirette a problemi enormi. Ci sono i senzatetto? Che se ne vadano. C’è un aumento di criminali? Ripristiniamo la pena di morte. Soluzioni che naturalmente non tentano di capire il perché dei fenomeni a cui vengono applicate. Al momento possono sembrare efficaci, ma fra venti anni sarà peggio e ne faranno le spese le generazioni del futuro che di nuovo si troveranno di fronte.

Queste parole appartengono al noto regista americano Woody Allen, il quale, attraverso la sua immensa produzione di capolavori cinematografici, è riuscito e riesce sempre a proporre analisi e indagini di alto profilo sulle variegate dimensioni dell’umanità. Ebbene, il punto di vista del cineasta sulla destra non può che essere ampiamente condiviso anche per quanto riguarda l’esperienza italiana – in linea con quella europea – degli ultimi tempi. Difatti, dinanzi ai grandi fenomeni che stanno investendo il nostro Paese, una certa destra si ostina a proporre soluzioni del tutto semplicistiche, valide a parlare alla pancia degli elettori, ma incapaci di affrontare le questioni in maniera ampia e ragionata. Pensiamo, ad esempio, ai flussi migratori per i quali si rende necessario riflettere attorno alla possibilità di intensificare i cosiddetti corridoi umanitari, e di proporre politiche di accoglienza e integrazione. Ad avere la meglio, purtroppo, sono le tesi, a tratti deliranti, dei signori in camicia verde o nera.

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Nei talk show più disparati, infatti, si sente urlare la necessità di costruire muri lungo i confini o di velate “pulizie etniche” con i “rispediamoli a casa loro”. Queste frasi a effetto sono capaci di sortire una facile presa su una massa di persone sempre più spaventate dalla condizione di precarietà che sta caratterizzando il nostro presente, ma non vanno alla radice del problema e dunque risultano sterili. Come può, infatti, un muro o un filo spinato arginare un mondo in continuo divenire? In che modo, poi, gli stessi possono arrestare la vita umana che lotta per continuare a essere tale, quindi l’istinto di sopravvivenza di una moltitudine di persone? In aggiunta, cavalcando il sentimento di timore, queste posizioni non fanno altro che alimentare una tensione malsana all’interno della società civile, sempre più chiusa e sempre più stimolata verso la violenza. Sarebbe opportuno, piuttosto, discutere sulle cause della migrazione, sulle responsabilità che anche il nostro Paese ha sulla stessa, ma purtroppo la politica delle idee è stata brutalmente fagocitata da quella classista delle contrapposizioni tra disperati. Invero, l’interesse che vi sia ostilità tra ultimi e penultimi, così come l’esigenza di fomentare una guerra fratricida non possono che appartenere alla classe dominante.

Questo è il populismo: il nulla spacciato per piano programmatico e funzionale agli interessi di parte che sta contraddistinguendo le destre occidentali. Seguendo questa china, sul tema dei senzatetto, è arrivato anche il decreto Minniti, fortemente sostenuto dal Partito Democratico. Non sorprendiamoci, il Pd, con il suo neoliberismo mascherato, il Jobs Act, le trivelle, si è praticamente quasi dichiarato come coalizione di destra. Adottando una lucida definizione di Roberto Saviano, la misura che porta il nome del Ministro dell’Interno può essere , per l’appunto, indicata come una forma di populismo penale.

Praticamente, il decreto prevede una cogestione da parte dei sindaci nell’ambito della sicurezza urbana, sottraendo quindi la competenza esclusiva agli addetti dell’autorità giudiziaria. In buona sostanza, viene concessa agli amministratori locali, in una guisa quasi medievale e signorile, la possibilità di prevedere delle sanzioni amministrative e degli allontanamenti obbligatori temporanei (il cosiddetto mini-daspo) per quanti turbano, per la loro condizione, il decoro urbano in zone come stazioni o monumenti. Detto senza giri di parole, a essere colpiti sono coloro i quali, in un certo modo, praticano “accattonaggio” e, dunque, gli indigenti per strada. Come si può facilmente intuire, tale tipo di previsione serve solo a creare una parvenza di pulizia e ad accontentare la parte per così dire “bene” delle città, quella stessa parte che non sopporta e si sente minacciata nel momento in cui deve confrontarsi con la povertà. Evidentemente, a dare fastidio sono i tanti migranti che vessano in queste condizioni. Ed ecco che la citazione scelta di Woody Allen può agevolmente contribuire a spiegare quale sia il punto. Il decreto di destra del Ministro Minniti non va alle fondamenta del problema, non indaga su quali siano le ragioni della povertà dilagante e dunque non è idoneo a gettare le basi per costruire politiche di assistenza e integrazione. In tal senso, sarebbe stata molto più opportuna una legge ordinaria, frutto quindi di un dibattito parlamentare. Dipoi, sottolineando che il decoro urbano va tutelato principalmente nelle zone centrali, si contribuisce anche ad acuire la distanza con le periferie. Così facendo, infatti, piuttosto che avvicinare le marginalità al centro, si inaspriscono le differenze e le divisioni e si alimenta il disagio sociale.

Per spiegare meglio la natura del problema, si potrebbe azzardare un paragone con l’ambito della medicina, il quale può risultare utile alla comprensione proprio per la sua vicinanza alla sensibilità di ognuno di noi. Immaginiamo, dunque, di essere affetti da una qualche forma di patologia, e per risolvere la stessa ci rivolgiamo a un medico. Ovviamente, quello che ci aspettiamo da uno bravo specialista è che questi sia capace di agire non solo sui sintomi ma anche sulla causa della malattia. Agire unicamente sui primi significherebbe, con evidenza, concedere agli stessi la chiara opportunità di ripresentarsi perché non si è stati capaci di andare all’origine del male. Dunque, se vogliamo evitare che al nostro Paese malato, così come al nostro continente, si continuino a somministrare degli inutili analgesici, lasciando che lentamente precipiti verso la morte, il compito di quella sinistra che si dimostra capace di essere tale senza ambiguità è trovare la cura e non limitarsi alla somministrazione di sostanze eccitanti e aspirine.

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