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Il Fatto

Italia, per uscire dal tunnel serve un cambiamento culturale

Dopo il coronavirus non saremo migliori. Gli uomini non imparano. È nella natura umana il dimenticarsi presto delle tragedie passate per riprendere la vita di sempre. Ha ragione Francesco Guccini in merito all’incapacità di imparare da certi accadimenti della storia e quella dell’umanità è piena di periodi analoghi a questo che stiamo vivendo. Dal gennaio dello scorso anno con inizio a Wuhan, in Cina, e poi anche in Italia con i due cinesi risultati positivi e il primo caso accertato a Codogno, si contano, oggi, più di 3 milioni e 200mila decessi nel mondo, 800mila in Europa e 122mila in Italia.

Oltre un anno e un futuro ancora pieno di ombre e incertezze e già si intravede quel “dopo” che non preannuncia nulla di buono. Il qualunquismo attraversa parte di un’umanità che sembra non essere affatto sfiorata dalla catastrofe in cui è immersa, i morti sono solo numeri, pure invenzioni per i soliti negazionisti.

Le ipotesi di progetti di ricostruzione sono per ora limitate allo stanziamento di consistenti risorse economiche che presuppongono un notevole impegno di riforme radicali sempre annunciate e mai realizzate nel nostro Paese. Lì dove, come se nulla fosse accaduto, continua il perverso balletto di giochi di potere a opera dei soliti noti, inaffidabili e irresponsabili, personaggi privi di ogni credibilità al servizio di quella politica scevra da qualsiasi contenuto che rispetti gli interessi collettivi. È il classico squallido teatrino trasversale che sembra ignorare del tutto i risvolti della pandemia, perseverando negli schemi di sempre. Ne è un esempio l’alleanza di governo allargata – giustificata dalla particolarità davvero eccezionale della situazione sanitaria ed economica – con esponenti della vecchia e collaudata classe dirigente fallimentare che ha ridotto l’Italia nella condizione disastrosa in cui versa.

Da una parte forza di governo e dall’altra di opposizione, fanno il verso a quanti come avvoltoi cercano di trarre consensi da rubacchiare all’interno della stessa coalizione di cui fanno parte. Il governo dei migliori boicottato dai peggiori cecchini pronti a sparare su tutti e tutto al momento opportuno per portare a casa qualche scarna percentuale in più, cavalcando il malcontento e la condizione di grande precarietà delle attività economiche. Ecco, allora, le richieste di abolizione di ogni tipo di limitazione senza tenere in alcun conto la reale situazione sanitaria e quanto stabilito dalle autorità.

Sarebbe ingiusto puntare il dito soltanto sugli ormai soliti personaggi habitué del doppio gioco, costume in voga anche tra quanti hanno responsabilità di governo nelle realtà locali che sovente amano scaricare su Roma le proprie responsabilità e incapacità senza alcun rispetto istituzionale (finanche nel linguaggio). Ma c’è da chiedersi se la sola abrogazione dei divieti e il via libera siano condizioni uniche e sufficienti a far ripartire una macchina, seppur già precaria, messa in ginocchio in questo ultimo anno. Persistere nella filosofia del pressapochismo e degli interventi tappabuchi in assenza di una politica complessiva di riforme sarebbe azione suicida, ma anche la stessa strategia doppiogiochista – della Lega in particolare – da sempre finalizzata all’ottica dell’oggi rischia di compromettere ogni progetto e le stesse sorti del governo.

Non è possibile continuare in una visione esclusivamente nazionalista o europeista, occorre un profondo cambiamento culturale, una profonda trasformazione degli stili di vita. Occorre agire – ha opportunamente detto Papa Francesco – come un solo popolo, persino di fronte alle altre epidemie che ci minacciano, possiamo ottenere un impatto reale. Saremo capaci di agire responsabilmente di fronte alla fame che patiscono tanti, sapendo che c’è cibo per tutti? Continueremo a guardare dall’altra parte con un silenzio complice dinanzi a quelle guerre alimentate da desideri di dominio e di potere? Saremo disposti a cambiare gli stili di vita che subissano tanti nella povertà, promuovendo e trovando il coraggio di condurre una vita più austera e umana che renda possibile una ripartizione equa delle risorse? Adotteremo, come comunità internazionale, le misure necessarie per frenare la devastazione dell’ambiente o continueremo a negare l’evidenza? La globalizzazione dell’indifferenza continuerà a minacciare e a tentare il nostro cammino.

E, sia chiaro, il riferimento alla povertà e all’indifferenza è tema che afferisce anche alla nostra comunità nazionale sempre più chiusa nei suoi egoismi a difesa di posizioni irrinunciabili. Una condizione economica che in Italia, come altrove, ha marcato le differenze, aumentando la precarietà della classe media costringendone una parte di giorno in giorno più consistente a mettersi in fila per ottenere un piatto caldo alla Caritas.

Saremo capaci di affrontare queste grandi sfide o continueranno gli squallidi giochetti dei due Matteo, mine vaganti della politica? Continueranno le bugie di chi ha deciso le nomine degli attuali vertici RAI rigorosamente in una logica spartitoria per poi scandalizzarsi e chiedere le dimissioni? Continuerà l’ormai ciclico nascondino dell’ex Cavaliere con i suoi ricoveri al complice San Raffaele di Milano per evitare la comparizione in tribunale, ma con un occhio rivolto a quel Colle che seppellirebbe definitivamente la nostra Italia nel ridicolo? Le risposte non possono essere che negative in assenza di una classe dirigente all’altezza – salvo rare eccezioni – e in presenza di un ricambio generazionale unicamente anagrafico: stessi cognomi ovunque, in politica, nelle istituzioni, in RAI, nell’informazione, nelle università, un nepotismo vergognoso, una parentopoli da sempre avallata nel silenzio di tutte le forze in campo.

Con questi presupposti, con le infiltrazioni criminali nelle istituzioni, con una magistratura nella quale è complicato, se non impossibile, riporre la propria fiducia e i cittadini spettatori di guerre sempre esistite e denunciate da magistrati onesti e coraggiosi ma solo oggi uscite allo scoperto, le parole di Francesco diventano quanto mai attuali e urgenti in una prospettiva di profondo cambiamento. Quelle di Guccini drammaticamente realistiche dentro un tunnel senza uscita.

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