stupidità
Il Fatto

Elogio della stupidità: negazionisti in piazza

Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. – Albert Einstein

Scorrendo la rassegna stampa della mattina successiva alla manifestazione di Roma dei cosiddetti negazionisti e leggendo le ormai quotidiane esternazioni del variegato mondo politico, con contorno di razzisti, omofobi e odiatori seriali, mi sono chiesto: se il matematico Piergiorgio Odifreddi avesse pubblicato il suo Dizionario della stupidità alla fine di quest’anno anziché nel 2016, quante altre pagine avrebbe dovuto inserire?

Un susseguirsi di dichiarazioni, manifestazioni e carnevalate ostentate con orgoglio e date in pasto a un’informazione malata, in gran parte tristemente asservita, e al popolo dei social, rientrante purtroppo in quell’affermazione provocatoria dello stesso studioso: il 90% delle persone è stupido. In un Paese di 60 milioni come l’Italia, saranno all’incirca 54 milioni. Un’affermazione forte, tipica del linguaggio e del pensiero tutto particolare dello scrittore e matematico, che dà il senso condivisibile dello stato di degrado culturale che ha travolto una consistente parte di italiani, in particolare da quel 1994 che ha visto l’avvento del berlusconismo e delle televisioni, nonché una concezione della società e della politica fatta tra amici, i cui effetti sono ancora oggi macroscopicamente evidenti in una coalizione che – in verità – soltanto l’ex Cavaliere è riuscito a tenere in equilibrio, spegnendo i bollori e le velleità indipendentiste.

Persino i negazionisti, questa nuova categoria del genere umano, sono figli di quel pensiero, di quella degenerazione e di quella stupidità adeguata al momento: oggi la pandemia, ieri i no vax di principio, poi i terrapiattisti. Un’ondata di odio che va dai neofascisti agli ex pentastellati, dagli anti-Bergoglio ai simpatizzanti di Trump e Putin: questi gli attori andati in scena per la rappresentazione di un elogio che, purtroppo, non è quello della follia di Erasmo da Rotterdam. Magari! Una vera e propria fiera dell’insensatezza, insomma, di certo fenomeno non nuovo che ispirò persino Luigi Pirandello nella commedia L’imbecille, categoria per Umberto Eco da distinguere dallo stupido che costituisce elemento di minaccia perché in prima istanza il suo dire sembra sia frutto di un ragionamento corretto per rivelarsi poi per quello che realmente è, un vero pericolo, proprio come molti personaggi della politica contemporanea.

Una manifestazione, quella di sabato scorso, che ha visto leghisti, neofascisti e cattolici della domenica e per tradizione in khomeinisti dilettanti, con foto di Papa Bergoglio date alle fiamme e cartelli inneggianti al biondissimo Presidente americano. Un raduno tranquillamente consentito, seppur contro ogni norma, come a esigere rigore soltanto dai giovani. A tal proposito, sarà pur legittimo chiedersi dove fossero i tutori dell’ordine per garantire il rispetto della legge. In particolare, dicevamo, vi ha preso parte un marchio ben preciso di cattolici – di cui abbiamo recentemente parlato –, molti seguaci di quell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, anti-Bergoglio per eccellenza, guru spirituale dei negazionisti italiani che definì la pandemia una punizione di Dio per smentirsi qualche mese dopo negando l’esistenza del COVID e, ciliegina sulla torta, una lettera indirizzata al Presidente Trump per informarlo della sua contrarietà alle manifestazioni antirazziste del Black Lives Matter palesemente strumentali, a suo dire, alla non rielezione del Tycoon.

Quella delle categorie citate, però, è una stupidità non casuale e non fine a se stessa, funzionale a un’idea ben precisa, un’ulteriore strategia, dopo quella fallita per incapacità di essere forza di governo, che cavalca oggi la pandemia come ieri gli immigrati, come l’altro ieri gli abitanti del Sud Italia, una stupidità contagiosa, vera e propria epidemia difficilmente estinguibile se non con una lunga e complicata terapia per debellare quel virus dell’ignoranza che Socrate riteneva generasse il male, un male che sta attraversando da tempo ogni parte dello Stivale, creando fratture nella comunità nazionale e marcando ulteriormente differenze territoriali alimentando odio e creando un ambiente pericoloso le cui conseguenze sono ampiamente documentabili negli aberranti fatti di cronaca, anche in questi giorni a opera dei soliti e ben conosciuti neofascisti che hanno letteralmente massacrato un giovane di colore perché aveva osato difendere un amico. Una bestialità feroce che mi auguro non si riversi sui responsabili stessi. Perché violenza genera violenza e il clima creatosi nel Paese non favorisce di certo alcun discorso teso a rasserenare gli animi.

Quale il vaccino contro il virus dell’ignoranza che genera il male? Come uscire dalla stupidità e dalla sua pericolosità? Non basta la sola arma del voto troppo spesso usata in maniera strumentale, come in questi tempi di referendum che indurranno molti, a giusta ragione, a disertare le urne. Occorre investire in istruzione e cultura, la scuola, l’università, la ricerca, come centro di trasmissione del sapere, della conoscenza, della formazione umana e sociale, non consentendo mai più a nessun esecutivo di qualsiasi colore di relegarle nei residui di bilancio dello Stato. Altrimenti, la fiera della stupidità diverrà elogio della stessa mettendo radici robuste molto difficili da estirpare.

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