• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Ellis Island tra speranze e dolori

Sarah Brandi di Sarah Brandi
30 Giugno 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Alla foce del fiume Hudson, nella baia di New York, si trova un isolotto artificiale costruito utilizzando i detriti della metropolitana della Grande Mela. Sormontato da diversi edifici, tale pezzo di terra galleggiante prende il nome di Ellis Island, un’isola che precedentemente era stata un centro militare e che divenne poi punto d’approdo per tutti quegli immigrati che a causa dei cambiamenti sociali ed economici che affliggevano i loro Paesi d’origine decisero di solcare gli oceani per sbarcare in America.

Dopo che, in precedenza, il Castel Garden Immigration Depot di Manhattan aveva smistato gli 8 milioni di espatriati sul territorio americano, dal 1852 al 1954, fu Ellis Island a diventare il centro d’immigrazione degli Stati Uniti. L’isola assunse il ruolo di punto di transizione per 12 milioni di esuli che avevano lasciato una vita ricca di sofferenze in cerca di una nuova esistenza carica di gioia e soddisfazioni nella terra promessa che rappresentava il Nuovo Continente. Tuttavia, prima di poter andare incontro a questo invitante futuro, milioni di europei, su quella che poteva in un primo momento sembrare l’isola delle speranze, dovevano fare i conti con una severa procedura di selezione che decretava se fossero idonei o meno a toccare il suolo nordamericano.

Può interessartianche...

Le parole che non diciamo: il silenzio fotografico e la parola mancata

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

Dopo traversate interminabili, condotte in situazioni inumane, soprattutto per chi viaggiava in terza classe, su imbarcazioni fatiscenti, stipati in stanze sovraffollate, maleodoranti ed estremamente calde, una volta sbarcati a Ellis Island migliaia e migliaia d’immigrati venivano riuniti e subivano una vera e propria ispezione che poteva durare dalle tre alle sette ore. A essere in primis perquisiti erano i loro bagagli, in seguito loro stessi, posti sotto esame nella Registry Room: veniva chiesto di mostrare i documenti e di precisare con quale nave avessero raggiunto l’isola, si ponevano poi diverse domande sulla loro origine, sulle loro usanze, sul perché erano in America e sulla storia locale. Per di più, venivano ispezionati non solo da un punto di vista amministrativo, ma anche medico. Infatti, ad accoglierli erano spesso dottori che in pochissimo tempo dovevano diagnosticare il loro stato di salute: chi era sano riceveva il permesso di cercare fortuna nella Grande Mela, chi invece aveva problemi veniva marchiato con il gesso con delle sigle che ne indicavano la diagnosi e sottoposto a ulteriori indagini in un’altra stanza. Esami che talvolta portavano alla non accettazione degli individui sul territorio statunitense.

Dal 1917, pretesto per rispedire queste persone nei loro Paesi d’origine con le stesse navi che le avevano condotte nella patria della Statua della Libertà che padroneggiava proprio su Ellis Island, divennero anche le quote d’ingresso, che spesso non potevano essere pagate, e il test dell’alfabetismo: non solo le deformazioni fisiche e mentali erano una scusa per rispedire gli immigrati in patria, ma anche la loro ignoranza. Negli Stati Uniti venivano accettati solo coloro che potevano contribuire a rendere perfetta la nazione: i sordi, i cechi, i malati di mente non erano altro che un peso per quella terra, il sogno americano era un diritto solo per quelli che potevano rendere grande il Paese.

Su quell’isolotto artificiale le dure prove di selezione finivano per dividere famiglie e amici, costringevano gli immigrati a dover lottare contro pregiudizi e barriere linguistiche. Dopo aver passato anni a risparmiare per pagare il biglietto (si stima che un biglietto potesse costare dai 200£ ai 1000£ secondo la valuta odierna), chiave per scappare da guerre, carestie e tenori di vita di infimo livello, e aver affrontato traversate oceaniche estremamente pericolose, molti esuli si vedevano negare il diritto di ricominciare. E così quella Ellis Island che per loro doveva essere la terra delle promesse, della libertà, di quei valori positivi tutti incarnati dalla statua che li aveva accolti, da isola delle speranze mutava in isola del dolore.

Oggi, là dove un tempo sorgeva l’ufficio immigrazioni degli Stati Uniti, nel Main Building c’è un museo: l’Ellis Island Immigration Museum. Un luogo che racconta dettagliatamente cosa significava essere immigrati tra il 1852 e il 1954, un istituto che forse farebbe bene visitare a tutti quelli che oggi negano ai rifugiati il diritto di approdare sulle nostre terre, perché ricorderebbe loro che, in fondo, per una qualsiasi ragione siamo stati, siamo e saremo tutti immigrati con il diritto di sognare un’esistenza migliore.

Prec.

“I segreti di Wind River” e la frontiera americana tra realtà e illusioni

Succ.

Tempi duri per la sinistra

Sarah Brandi

Sarah Brandi

Articoli Correlati

Camera Chiara

Le parole che non diciamo: il silenzio fotografico e la parola mancata

26 Marzo 2026

Le parole tra noi leggere, lo ha scritto Lalla Romano, lo ha sussurrato Eugenio Montale nel suo Due nel crepuscolo e lo ripete il Salone del Libro di Torino per la sua XXXVII edizione. Ma oggi cosa resta di...

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

22 Marzo 2026

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Raptors in the garden Achille Campanile e Vasca
Lapis

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

22 Marzo 2026

Siamo in un periodo in cui la musica tiene conto delle logiche aziendali come se fosse una qualsiasi industria e non in quanto forma d’arte. Il talento pare essere misurato solo e sempre in numeri, in dimensioni, in proporzioni....

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

22 Marzo 2026

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

Succ.
Tempi duri per la sinistra

Tempi duri per la sinistra

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    781 shares
    Share 312 Tweet 195
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    510 shares
    Share 204 Tweet 128
  • Italiani all’estero: un grande neurochirurgo da Napoli a Lione con amore, passione e umiltà

    405 shares
    Share 162 Tweet 101
  • Gabriella Napolitano racconta “Una historia catalana”

    304 shares
    Share 122 Tweet 76
  • Apologia del culo: il nostro corpo non è più nostro

    327 shares
    Share 131 Tweet 82
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie