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“Due di picche”: Paquito Catanzaro racconta l’arte di amare

Diventare dispensatori di felicità per il genere femminile: questo il desiderio dei protagonisti di Due di picche, il quarto romanzo di Paquito Catanzaro edito da Homo Scrivens, casa editrice napoletana. Il racconto umoristico ha visto la luce lo scorso mese e porta con sé tutta la simpatia necessaria per affrontare argomenti solitamente trattati con serietà.

L’obiettivo di Mirko, Dante e Romualdo è ambizioso: imparare l’arte dell’amore come hanno imparato tutto il resto nella loro vita, ossia attraverso lo studio. I tre, ingegneri sveglissimi sul posto di lavoro ma poco pratici nelle questioni amorose, ingaggiano così Massimo Valsecchi, un attore di fotoromanzi oramai dimenticato dal grande pubblico che tuttavia riesce ancora a sortire un certo effetto sul genere femminile, per dare loro degli insegnamenti di “conquiste”. Il lettore è così piacevolmente trascinato in lezioni teoriche e non solo affinché i tre possano far breccia ciascuno nel cuore della donna cui ambisce.

La vicenda assume un tono umoristico e si snoda tra moltissimi riferimenti cinematografici e fumettistici, passioni da nerd degli inesperti protagonisti, che colpiscono positivamente i lettori innanzitutto per la loro ingenuità. Sedurre una donna non è così diverso dal vincere un torneo di karate: i tre, insomma, sono convinti che con qualche lezione tutte cadranno ai loro piedi. La determinazione è forte: investono i loro risparmi, cambiano il proprio look e i propri gusti, e tentano di superare l’impaccio. Il maestro, dal canto suo, approfitta di questa occasione per sentirsi nuovamente apprezzato e per dare prova che non è finito perché, nonostante sia stato sostituito da attori più giovani e affascinanti di lui, c’è ancora qualcuno che pende dalle sue labbra per conoscere l’arte di amare.

Due di piccheRomanzo semiserio x non essere + single – questo il titolo completo del libro – è una lettura piacevole che ci consente di tuffarci in un mondo meno serioso di quello in cui viviamo e di distrarci per qualche ora. I numerosissimi dialoghi permettono infatti di seguire lo scorrere della vicenda molto facilmente e, perché no, di immedesimarci nei protagonisti, ricordandoci le nostre prime esperienze anche non piacevoli. Il ritmo del racconto è veloce e a volte fa desiderare più parole, in modo da lasciare meno spazio all’immaginazione.

Le gaffe dei tre sono all’ordine del giorno e non possono non strapparci una risata, ma alla fine di questo breve viaggio il lettore e i protagonisti sembrano giungere alla stessa consapevolezza: non è possibile imparare l’amore. E, così, quello che sembra solo un racconto scherzoso ci consente anche di riflettere sulla complessità delle relazioni umane, oltre che sulla difficoltà di quelle amorose, ma soprattutto sulla necessità di essere sempre se stessi per raggiungere un obiettivo. Pensare di imitare qualcuno, i suoi modi o il suo abbigliamento per essere amati non è solo irragionevole, ma anche controproducente: chi ci ama vedrà e apprezzerà i nostri limiti perché fanno parte di noi, così come le nostre qualità.

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