Il Fatto

Come difendersi dai lenoni dello sputtanamento?

Parlare male del Sud, allora, serve. Serve eccome. Ad aiutare qualche potente lobby e a deresponsabilizzare le classi dirigenti. La delegittimazione di una cultura, di una terra e di una società, infatti, può essere funzionale a scopi economici e politici […].

Un bell’articolo del Presidente del Gruppo dei Socialisti al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, pubblicato il 27 marzo del 2014 sull’HuffPost, recitava: SputtaNapoli: il Corsera si iscrive a nuovo sport nazionale, in risposta a Sorpresa: a Napoli un caffè pessimo, titolo di un pezzo apparso precedentemente sullo stesso quotidiano. Nell’occasione, l’eurodeputato lucano sosteneva la non casualità dei periodici attacchi alla città di Napoli e al Sud in generale, fatti ad arte da gruppi e settori interessati a dare una rappresentazione farsesca degli abitanti e della classe dirigente.

L’ho riletto con attenzione in questi giorni, a seguito dell’ennesimo tentativo di ridicolizzazione dell’attuale amministrazione comunale da parte del maggiore giornale cittadino con argomentazioni di natura tecnica fuori da ogni logica. Errore? Superficialità dell’autore dell’articolo?

Fatto sta che la voce che i treni non sarebbero entrati nel “tunnel” realizzato ha raggiunto i vari mezzi di comunicazione, dando loro in pasto una bufala di una portata così tanto larga da darmene annuncio mia figlia con una telefonata nella quale mi comunicava che al Parco San Paolo, dove sono in corso i lavori per la realizzazione della linea 6 della metro, si diceva che questi fossero stati sospesi. È, però, soltanto la più recente delle fandonie che riportano alla mente le stupidaggini raccontate in televisione dal gaudente Giletti e dalle sue visioni apocalittiche sulla città partenopea.

A tal proposito, vale la pena ricordare, se non altro per rinfrescare la memoria ai neo-simpatizzanti del Salvini pensiero, qualche frase dei suoi compagni di partito miracolosamente assurti a ministri della Repubblica come il condannato per truffa Bossi: Rifiuti di Napoli? Glieli abbiamo messi a quel posto. Oppure Calderoli nella fase ridicola di spostamenti di sedi ministeriali in città del Nord: Ministeri anche al Sud, ma quello del lavoro non a Napoli perché non sanno di cosa si parla.

Anche in questo caso, con il solo scopo di ravvivare i ricordi degli estimatori del Salvini pensiero, quando il ministro delle Riforme – quali e quante riforme? – parlava di rifiuti era il luglio del 2011 e qualcuno a Napoli, da qualche giorno eletto sindaco, si era preso la briga di mettere ordine nel caos e nell’imbroglio spazzatura dopo ben quindici anni di emergenza con undici commissari e tre sindaci avvicendatisi.

Ma sarebbe ingiusto puntare il dito soltanto sui personaggi fin qui citati. Occorre, infatti, soffermarsi sul ruolo dell’informazione, in particolare di qualche quotidiano locale, dal 2011 scatenatasi nei riguardi della giunta come non mai.

Amici e contatti residenti negli USA, incontrati e sentiti di recente, mi hanno chiesto notizie sullo stato di salute della città: attraverso i mezzi di informazione americani e giornali online in lingua italiana, hanno una visione di una realtà normale, seppur con i problemi di ogni metropoli, ma libera dalle montagne di spazzatura di non lontana memoria. Eppure, collegandosi con i quotidiani locali, sembra che Napoli sia in uno stato di degrado generale.

Solo desiderio di sputtanare una delle città più belle del mondo? No, lo sputtanamento, dice bene Gianni Pittella, serve a ben altro, a interessi di parte, a interessi di quei gruppi fatti fuori, come nel caso del grande business dell’emergenza monnezza che per quindici anni ha fruttato alla malavita e ai compari della politica centinaia e centinaia di miliardi di lire con uno sperpero di risorse pubbliche da guinness.

Come difendersi dai lenoni dello sputtanamento? Due le vie: continuando ad amministrare con le mani pulite portando a termine gli obiettivi, smascherando i magnaccia pubblicamente con una buona e sana informazione ed evitando, da parte dei cittadini, di bersi ogni fregnaccia letta o ascoltata proferita, in particolare, da coloro che hanno distrutto la città e il Sud e tentano ora di rifarsi una verginità che neanche la migliore chirurgia plastica riuscirebbe a ricostruire.

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