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Dalla pagina allo schermo: Victor Frankenstein in “Penny Dreadful”

Sarah Brandi di Sarah Brandi
30 Giugno 2021
in Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
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Frankenstein, o il moderno Prometeo fu pubblicato per la prima volta nel marzo del 1818. Tuttavia, già nel 1823, il primo romanzo di Mary Shelley perse la sua peculiarità di opera scritta per diventare una rappresentazione teatrale. Da allora numerosi sono stati gli adattamenti per il teatro, il cinema e la televisione (ma non solo), che hanno contribuito a trasformare la favola gotica della scrittrice inglese in un vero e proprio mito moderno. Tra le trasposizioni più memorabili si ricordano i tre film di Jack Pierce in cui Boris Karloff dà il volto alla Creatura, la parodia di Mel Brooks Frankenstein Junior e il lungometraggio Frankenstein di Mary Shelley di Kenneth Branagh, dove è lo stesso regista a vestire i panni dello scienziato e la parte dell’esperimento è assunta dall’immenso Robert De Niro. Degli ultimi decenni, invece, indimenticabile è la raffigurazione teatrale che Nick Dear ha dato nel 2011 della Creatura e del suo Creatore, in modo intercambiabile interpretati da Benedict Cumberbatch e John Lee Miller, per sottolineare come in realtà i due personaggi non siano altro che due facce della stessa medaglia.

Tra gli adattamenti per il piccolo schermo degli scorsi anni, comunque, per fedeltà spicca quello del regista John Logan nella serie TV Penny Dreadful, dove a incontrarsi nelle strade della Londra vittoriana non sono solo i due protagonisti della storia di Mary Shelley, ma anche numerose altre leggende letterarie, come Dorian Gray e Dracula.

Nella serie postmoderna, Victor Frankenstein e la Creatura vengono interpretati rispettivamente da Harry Treadaway e Rory Kinner. Interessante è notare come, nonostante il racconto subisca un cambiamento temporale e spaziale, ciò non influisca sulla rappresentazione che lo showrunner dà dello scienziato. Infatti, Victor Frankenstein con il passaggio dalla pagina al televisore resta contraddistinto da tutte le sue peculiarità.

Sebbene fisicamente un po’ diverso da quello descritto nel romanzo breve, il giovane dottore mantiene invariata la faustiana ambizione di volersi sostituire a Dio che lo induce a cercare in tutti i modi di provare a sconfiggere la morte. Ciononostante, se questo desiderio nell’opera d’inchiostro è dettato soprattutto dall’arroganza nel voler dimostrare di essere il migliore e solo in parte nel volersi liberare dal Tristo Mietitore, che gli ha sottratto l’affetto più caro (quello materno), il Victor di Penny Dreadful, a tratti anche somigliante al Seward di Dracula, è principalmente guidato da questa smania di riavere con sé la famiglia che ha perso, tanto da cercare di crearne una nuova proprio attraverso i suoi esperimenti. Inoltre, se i due Frankenstein, quello di carta e quello della TV, condividono ambizione, intelligenza, sfiducia nella religione e in qualsiasi fenomeno non spiegato dalla scienza, essi si differenziano per la diversa attitudine nei confronti della letteratura.

Quando parla della sua infanzia trascorsa a Ginevra, in Frankenstein, l’erudito racconta dei suoi interessi e di quelli dei suoi compagni di gioco: se Elizabeth e Henry Clerval hanno sempre dimostrato una passione smodata per le parole di prosatori e poeti, Victor non è mai stato attratto da un qualcosa di così irrazionale e fantasioso quale può essere la letteratura. La sua attenzione è sempre stata catturata dall’investigazione dei fatti naturali. Al contrario, la sua controparte sul piccolo schermo rileva sin da una delle sue prime apparizioni lo smodato amore per la cultura letteraria, in particolare per i poeti romantici inglesi e Shakespeare, un amore trasmessogli da quella madre persa da tempo. Victor Frankenstein, a differenza del suo avo di carta, capisce che l’uomo non vive solo nel mondo empirico, ma che bisogna cercare l’effimero per sopravvivere. Per questo egli sembra cercare quella armonia con la natura e la bellezza assoluta, come gli hanno insegnato Keats e Shelley. Per il dottore i versi dei vati diventano un modo per esprimere quei sentimenti che, se non fosse per il linguaggio poetico di Wordsworth, non troverebbero mai voce.

In Penny Dreadful, dunque, John Logan riesce allo stesso tempo a mantenere inalterata l’essenza di Victor Frankenstein e a caricarlo di un’aura nuova che contribuisce a perpetuare la sua fama e a renderlo uno dei personaggi più amati di tutti i tempi.

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