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Com’è triste Venezia, offesa dal maltempo e dall’affarismo politico

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 4 minuti
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Com’è triste Venezia nelle drammatiche immagini di Piazza San Marco allagata a causa dell’ondata di forte maltempo che sta travolgendo l’intera penisola. Questa volta non bastano le considerazioni sulla crisi climatica in atto sul pianeta per commentare il disastro ambientale e sociale che ha colpito la splendida città lagunare, tantomeno i filmati che mostrano le strade di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, invasa da fiumi di acqua. Bisogna di nuovo ricordare, purtroppo, che viviamo nel sistema-paese delle tragedie annunciate e dell’affarismo politico, che spesso trasforma la costruzione e l’organizzazione delle strutture territoriali e perfino le calamità naturali in un’occasione per realizzare profitti privati, socializzando le perdite materiali e quelle relative alle attività umane a danno dell’intera comunità, in un territorio dove il 90% dei Comuni è a rischio idrogeologico.

Le piogge torrenziali e i venti fino a 130 km orari, che hanno flagellato gran parte dello Stivale in questa prima parte di novembre, ci ricordano che proprio  nello stesso periodo dello scorso anno sulle pagine di questo giornale raccontavamo delle vittime per le esondazioni di fiumi nelle province di Palermo e di Agrigento e del Nordest sconvolto per i tanti disagi a danno delle popolazioni colpite e per la perdita di 100mila ettari di bosco distrutti sull’Altopiano di Asiago. La storia si ripete, mentre le immagini di Piazza San Marco sommersa che stanno facendo il giro del mondo ci invitano a riflettere sulla fragilità idrogeologica del Bel Paese e soprattutto sull’inadeguatezza dell’organizzazione politico-amministrativa nell’affrontare la sfida imposta dal cambiamento climatico.

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È triste il ritratto della Venezia offesa dal maltempo, con il picco di marea nella laguna veneta che ha registrato, nella giornata del 13 novembre, la punta-record di 1 metro e 87 centimetri invadendo il 75% del centro storico di una delle più belle città-simbolo del patrimonio artistico e culturale mondiale, mettendo in ginocchio le attività turistiche, commerciali e soprattutto la vita quotidiana dei cittadini. Ancora più tristi, tuttavia, sono le polemiche in corso sull’intera storia del MOSE, un’opera di ingegneria civile, idraulica e ambientale progettata per la difesa di Venezia – 4 barriere costituite da 78 paratoie mobili a scomparsa situate alle bocche di porto – in grado di separare temporaneamente la laguna dal mare Adriatico durante gli eventi di marea eccezionali, quindi potenzialmente devastanti.

I lavori del MOdulo Sperimentale Elettromeccanico, infatti, sono iniziati nel 2003 ma non sono mai stati portati a termine – nonostante una spesa di quasi 7 miliardi di euro –, fermati dagli scandali che hanno coinvolto gli apparati politico-amministrativi locali e nazionali. Una lunga lista di politici e imprenditori, indagati per quello che è stato definito come un vero e proprio sistema di corruzione venuto alla luce dal 2013, quando la magistratura ha individuato un giro di fatture false emesse per oltre 30 milioni di euro – alcune stime ipotizzano addirittura 100 milioni –, metà delle quali utilizzate per pagare tangenti.

Il Consorzio Venezia Nuova, concessionario del Ministero delle Infrastrutture per la realizzazione dei lavori del MOSE, è stato commissariato dallo Stato nel 2014 perché alcuni dei suoi membri erano coinvolti nelle indagini per i fondi illeciti. Nel 2018, inoltre, altre inchieste, in quel caso per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, hanno visto il coinvolgimento dell’ex Governatore della Regione Veneto Giancarlo Galan (esponente di spicco di Forza Italia), che aveva già scontato una pena patteggiata di 2 anni e 10 mesi per il reato di corruzione nel 2014. Altre accertamenti sono in corso sul “tesoro” di Galan, forse realizzato grazie ai flussi di denaro delle somme riscosse per le tangenti e, secondo la Guardia di Finanza, reinvestite in fabbricati industriali in Veneto e in immobili residenziali a Dubai.

Nel filone delle inchieste avviate cinque anni fa, questi sono i capitoli principali di una vicenda che ha portato a diversi arresti, processi e condanne con, di fatto, il blocco del MOSE, un’opera che già dal punto di vista progettuale e tecnico è stata sempre oggetto di ripetute polemiche. La struttura protettiva avrebbe dovuto essere pronta entro il 2016 ma, come detto, è ancora incompleta e si prevede che possa entrare in funzione soltanto nel 2021.

Dinanzi alla tragedia di questi giorni, l’attuale Governatore del Veneto, Luca Zaia, ha parlato di una devastazione apocalittica che avrà conseguenze sulla vita cittadina non ancora prevedibili. Intanto, il Consiglio dei Ministri ha ufficializzato la dichiarazione dello stato d’emergenza per la città lagunare e per le zone più colpite della regione, mentre un’ordinanza della Protezione Civile ha assegnato al Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro il ruolo di Commissario delegato per i 20 milioni di euro stanziati dal governo da dividere nei rimborsi di 5mila euro per i privati e di 20mila per le aziende, in base alle indicazioni del Premier Giuseppe Conte.

Com’è triste Venezia, offesa dai fenomeni climatici estremi prodotti dal global warming, il surriscaldamento del pianeta Terra, e dal malaffarismo politico e imprenditoriale che ha fatto mancare le difese materiali al territorio e ai suoi abitanti per la salvaguardia del suo inestimabile patrimonio storico-artistico e culturale e del suo futuro economico e sociale.

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