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Ciao, Domenico: compagno di strada, custode della memoria, alla ricerca della libertà

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
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Nel pomeriggio di ieri, è arrivata la notizia, temuta e crudele, della morte del giovane amico Domenico Carrara, 33enne poeta e scrittore di Grottaminarda (Avellino), scomparso domenica, dopo essere uscito per una passeggiata dalla sua casa di Bienno, in provincia di Brescia, il paese dove lavorava come collaboratore scolastico. Dopo giorni di ricerche, il suo corpo senza vita è stato ritrovato, gettando nello sconforto i familiari, la comunità campana di provenienza e quella lombarda della Val Camonica che lo aveva accolto.

Domenico era conosciuto e apprezzato come giovane poeta e narratore, grazie alle opere pubblicate e alla collaborazione a riviste online, ma anche per il suo impegno nelle battaglie comunitarie e sociali per la conservazione e la difesa del territorio, sempre dalla parte degli umili e degli indifesi e, soprattutto, per la gentilezza unita alla determinazione con cui portava avanti la sua visione e il suo desiderio di un mondo più giusto.

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Noi dell’Associazione Culturale L’Anguilla e redattori di questo giornale organizzammo, nell’aprile di due anni fa presso il locale Slash di via Gemito a Napoli, una serata di presentazione del suo romanzo Mnemosine (Homo Scrivens, 2019), un fantasy romantico per giovani e adulti che aveva scritto avvalendosi anche delle belle illustrazioni di Sonia Giampaolo.

Quella sera, ero tra i relatori, ma già la precedente lettura del suo libro mi aveva colpito e mi aveva fatto pensare alla leggerezza, così come ne aveva parlato il grande Italo Calvino: quel prendere la vita che non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. Quando ci incontrammo, la rividi in lui e nel suo sguardo timido e sincero. La serata in sua compagnia e insieme agli amici fu intensa e piacevole, una conversazione all’insegna della convivialità, come tra persone che si conoscono da tanto tempo.

Parlai del suo Mnemosine, definendolo una favola intorno al potere nella sua duplice espressione: quella malefica della repressione dei forti a danno dei deboli e quella benefica e vitale della narrazione. Il romanzo, infatti, ci racconta degli accadimenti avvenuti in un piccolo paese incantato, Lete, dove tutti i giorni gli abitanti si riuniscono per l’ora del Racconto. Il potente signore Drago, tuttavia, si impadronisce delle storie e, in tal modo, per i sudditi tutto ricomincia da capo il mattino seguente.

Un giorno, i giovani Sasso, Immaginario e Pozzo, innamorati di Gatto, la più bella ragazza del luogo, troveranno il coraggio di lasciare il paese e andare là fuori nel mondo, per scoprire il modo in cui conservare la memoria. Il potere della scoperta del mondo e della sua narrazione che si oppone al potere costituito, insomma, che impone il proprio dominio e le sue leggi, decise senza chiedere il consenso a coloro che le devono rispettare nella vita quotidiana.

Alla fine di quella bella serata d’aprile, ci salutammo tutti, ancora più convinti, pur appartenendo a generazioni diverse – o, forse, proprio per questo – che la ricerca delle parole con cui descrivere il mondo dato e forse edificarne uno nuovo è una necessità vitale, il nostro modo di stare al mondo: raccontare per vivere e immaginare, tra mille dubbi e difficoltà, un’altra vita e un altro modo di stare insieme tra gli esseri umani sul pianeta Terra.

Ciao, Domenico, compagno di strada. Ci ritroveremo un giorno, insieme ai giovani protagonisti della tua storia e al loro desiderio di vita, per le strade del mondo, alla ricerca della memoria e della sua conservazione e, quindi, di una possibile e autentica libertà.

Prec.

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