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L'opinione

Caserta, scandalo ASL: la salute come sistema politico-camorristico

Diciamoci la verità. Se oggi sulle pagine dei giornali trova ampio spazio il terremoto giudiziario che si è abbattuto sulla ASL di Caserta è perché è implicato il Presidente del Consiglio Regionale, Gennaro Oliviero, del PD, indagato per “traffico di influenze illecite”, per aver cioè favorito la proroga dell’incarico di direttore del Dipartimento di Salute Mentale per Luigi Carizzone e l’affidamento di incarichi legali a Victor Gatto, nipote di Carizzone.

Il rischio è che, mentre tutti i riflettori si puntano su Oliviero, rimanga fuori fuoco il pezzo più importante della storia. Perché, a guardare un po’ le carte, emerge un sistema politico-clientelare-camorristico che dire preoccupante è dire poco.

È inutile invocare più moralità, la sostituzione dei manager disonesti con uomini probi. Se è l’occasione a fare l’uomo ladro, bisogna eliminare la possibilità che queste occasioni si presentino. Se è vero che Carizzone favoriva imprenditori amici, cui affidava sofferenti psichici al costo di 44 euro al giorno, gestendo i pazienti come fossero merce («I pazzi sono i miei», esclama Carizzone in una delle intercettazioni), il problema è a monte. Ci si affida ai privati perché – si dice – il pubblico da solo non ce la fa. E se guardiamo al campo della salute mentale è vero che il budget assegnato dalla Regione Campania è del tutto insufficiente, addirittura solo la metà del minimo da garantire.

La spoliazione della sanità pubblica produce fenomeni di corruzione che possono e devono essere contrastati, ma che per essere eliminati necessitano che sia recisa la radice di fondo: la privatizzazione del sistema sanitario. Che significa anche inversione a U rispetto al processo di “aziendalizzazione”, il cui danno minore è quella “A” di Azienda Sanitaria Locale, ma che si sostanzia in mille comportamenti quotidiani volti a mettere il benessere psico-fisico solo al secondo posto rispetto a criteri contabili ed economici. A’ salute è a primma cosa. O no?

Se è vero che c’è stata “turbativa d’asta” per l’affidamento del servizio del 118 alla Confraternita Misericordia di Caivano – il suo presidente, Cuono Puzone è agli arresti domiciliari, vale a dire che nel 2018 l’affidamento era già stato deciso prima ancora dello svolgimento della gara, perché conseguente a uno scambio di regali e assunzioni –, il problema è a monte.

L’esternalizzazione dei servizi pubblici produce un intreccio di clientele e corruttele in cui ha ampio spazio la criminalità, anche quella organizzata. Cioè la camorra. Vale a dire che il sistema produce il cancro che poi denuncia. Internalizzare i servizi non significa meccanicamente “probità”, ma elimina alcune distorsioni sistemiche.

Se la proroga della nomina di Carizzone è al centro del sistema corrotto e clientelare emerso dalle carte processuali, il problema non è “Tizio” o “Caio”, ma un’organizzazione imperniata sulle nomine politiche dirette, quelle per le quali Oliviero, politico, può – secondo l’accusa – esercitare pressioni sul direttore generale dell’ASL di Caserta, Mario De Biasio, affinché proroghi l’incarico del suo “favorito” Carizzone. E potremmo andare avanti così a lungo.

Ciò che conta, però, è non usare quest’inchiesta per semplici scopi di polemica politica spicciola. Significherebbe far sparire quel che di profondamente preoccupante sta emergendo. Verità risapute per gli addetti ai lavori, ma che dovrebbero entrare nel dibattito pubblico, affinché si possano trovare soluzioni reali e sulla base della partecipazione collettiva.

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