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Caro direttore, ripensiamoci sulle sardine

Caro direttore,

non si può che provare ammirazione verso il modo in cui difendi orgogliosamente l’identità delle “tue” anguille e verso la tenacia che metti nel volerne sempre sottolineare la peculiarità, la freschezza e la volontà di nuotare liberamente verso acque pulite e cristalline. Capita, a volte, che le anguille incontrino nel loro percorso gli squali ed esse – anche se piccole e delicate – non riescono a tirarsi indietro ma sono pronte a ogni tipo di sfida. Ma succede anche che non siano l’unico esemplare ittico a chiedere a gran voce un mare trasparente dove poter sguazzare e che questo stesso obiettivo venga condiviso con altri simili, che chiameremo sardine. E allora viene naturale chiedersi: come comportarsi con i vicini d’acqua?

Hai fatto benissimo a sottolineare che di pesci lessi che hanno fatto della lotta ai partiti e alla casta il proprio mantra ne abbiamo già accolti abbastanza e le referenze che sono in grado di offrire parlano chiaro: incompetenza, voltagabbana e arrivismo. E, sinceramente, di dilettanti allo sbaraglio non ne possiamo più: se ci troviamo nelle attuali condizioni politiche, economiche e sociali è solo perché chi ci ha governato in questi ultimi vent’anni ha spesso – non sempre, per fortuna – avuto a cuore interessi aziendali o di partito per i quali le poltrone erano più importanti dei posti di lavoro e le correnti partitiche contavano di più delle periferie. Situazioni che hanno ciclicamente implicato la nascita di movimenti di piazza che intendevano incanalare il desiderio di tanti di una politica diversa che fosse, appunto, pulita e trasparente.

Ciononostante, penso che sia un bene per la collettività quando le piazze si riempiono perché vuol dire che i cittadini hanno il piacere di partecipare alla vita politica del Paese, soprattutto quando questo furor di popolo è agitato da quattro ragazzi che, in principio, volevano semplicemente dimostrare a Salvini che nella piazza più rossa d’Italia, cioè Bologna, non avrebbe avuto tutta la scena per sé. Per questo non comprendo il collegamento tra le sardine e altri movimenti che infuocavano le strade finiti poi per tradire se stessi: Mattia Santori e tutti gli altri si stanno costruendo un’identità che si basa su principi che sembrano quasi scomparsi dai programmi dei partiti tradizionali. Mi riferisco, ad esempio, all’antifascismo, all’uguaglianza sociale, alla solidarietà, all’accoglienza, a un’opposizione seria a questa destra che passa attraverso una rivalità all’interno degli schemi politici – dunque nulla che abbia a che vedere con la famigerata antipolitica.

Ricorderai meglio di me la nascita e la crescita del MoVimento 5 Stelle sulla cui identità ideologica i più scettici hanno sempre avuto dubbi: quando ad alcuni esponenti si chiedeva se fossero di destra e di sinistra, questi parlavano in maniera del tutto spropositata di ideologie superate e, infatti, appena arrivati al governo, si sono subito fatti trascinare a destra, a dimostrazione di come un’identità debba esserci sempre. Ma non vedo nelle sardine questo pericolo per la semplice ragione che non nascondono le loro origini di sinistra e il loro sguardo rivolto verso quel mondo lì.

Da quanto tempo non c’era un’onda nazionale di simile portata che facesse rimbombare Bella ciao nelle nostre città? È poco, certo, ma è indice della tendenza di questo movimento che non ha paura di elogiare il 25 aprile o il primo maggio. La curiosità e la voglia di conoscere le sardine mi ha portato ad andare ad ascoltarle a Pisa, dove sono rimasto piacevolmente sorpreso non solo dall’ingente mole di partecipanti ma soprattutto dalla presenza di persone meno giovani attente nell’ascoltare i ragazzi che si alternavano al microfono: chiedevano l’abrogazione dei decreti sicurezza, vedevano nella Costituzione uno scudo, difendevano a spada tratta Liliana Segre e pretendevano verità per Giulio Regeni. Conosciamo bene, ahinoi, la timidezza con la quale questi temi vengono oggi trattati dalle forze politiche esistenti ed è proprio questo che mi spinge a complimentarmi con chi, dal nulla, ha avuto la forza di far tornare le persone nelle piazze (anche Piazza San Giovanni a Roma che, nonostante la sua storia, l’ultima volta era stata affollata dalla destra) con dei contenuti che certamente vanno riempiti ma che quantomeno hanno una base.

Se si votasse domani e decidessero di presentarsi alle elezioni, probabilmente non voterei le sardine in quanto a questo fine sarebbe necessario un programma più consistente, ma perché caricarle di aspettative? Se sono brave a radunare così tante persone, per ora lasciamo che le facciano e poi vedremo se saranno in grado di dare vita a qualcos’altro. In quel caso, le osserveremo, le racconteremo e le giudicheremo secondo il nostro punto di vista, come sempre, senza sconti. Ma per ora cerchiamo di capire come sardine e anguille possano aiutarsi reciprocamente ad affrontare lo squalo. Senza che nessuno, come dici, perda la propria natura.

Caro direttore, ripensiamoci sulle sardine
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