• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Caravaggio: una vita di luci e ombre

Francesca Testa di Francesca Testa
6 Febbraio 2018
in Lapis
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Michelangelo Merisi nacque a Milano nel 1571, ma visse per un lungo periodo in un piccolo comune in provincia di Bergamo, Caravaggio, da cui la sua famiglia proveniva, quando nella città natia scoppiò la peste. Da quel momento, fu per questo nominato il Caravaggio. Pittore straordinario, ebbe una vita movimentata e vissuta con incredibile intensità. Nel 1584, già all’età di undici anni, lavorò presso la bottega di Simone Peterzano a Milano e, tra il 1588 e il 1589, giunse a Roma per continuare la propria formazione.

Il periodo milanese insegnò al giovane Merisi l’aspetto genuino della pittura lombarda: l’inclinazione verso il dato naturale delle cose, una caratteristica che affiorò sia nelle opere quattrocentesche sia nei maestri del Cinquecento, come il Moretto, il Moroni e il Romanino, i quali resero il linguaggio della narrazione veneziana non più aulico, bensì quotidiano e dimesso.

Può interessartianche...

Le parole che non diciamo: il silenzio fotografico e la parola mancata

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

I primi anni romani, invece, furono estremamente difficili, poiché Caravaggio – come disse il suo primo biografo, il Mancini – manifestò qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande. Nelle sue opere giovanili furono, difatti, rappresentate scene di genere, come i Bari, Ragazzo con canestro di frutta, la Suonatrice di liuto e molti altri. Vi furono, inoltre, soggetti mitologici e religiosi, tradotti in termini moderni, quali Maddalena, Riposo nella fuga in Egitto e Bacco. Soltanto una è la natura morta che risale a questi primi anni ed è la Canestra di frutta del 1595, realizzata per il cardinale Federico Borromeo e considerata un brano di verità schietta, a causa degli elementi inseriti, tra i quali ricordiamo la mela bacata e i pampini secchi. Questo dipinto offre alcuni parallelismi con gli stralci di natura inanimata che affiorano, con lo stesso peso e la stessa autorità delle figure umane, nei dipinti sacri e profani del periodo: fiori, frutta, strumenti musicali e fogli di musica.

La novità, insita nelle opere di Caravaggio, fu proprio tale verità di natura che prese il posto dei canoni classici, dell’astratta idealizzazione della forma e della cultura, intesa come un continuo ritorno alle regole antiche. Da questo principio, nacquero non soltanto le scene di genere, ma anche la meditazione sui soggetti tradizionali. La Madonna della Fuga in Egitto è una semplice donna addormentata per la stanchezza, nell’Amor vincitore l’unico riferimento al mito sono i dardi e le ali e, infine, nelle varie redazioni del Bacco la divinità mitologica è considerata un ambiguo garzone d’osteria.

La prima commissione pubblica arrivò nel 1590, attraverso il cardinal Del Monte: si trattò delle Storie di San Matteo per la Cappella Contarelli. Un lavoro lungo e difficile che impegnò il Caravaggio per dieci anni, poiché significò dover affrontare il giudizio del grande pubblico, soprattutto di quello più conservatore. La prima versione del suo San Matteo e l’Angelo, difatti, fu considerata indecorosa e comportò la nascita di una seconda versione, ritenuta, però, più accademica. Con la Vocazione di San Matteo e il Martirio del Santo, Caravaggio ringagliardisce gli scuri, abbandonando la maniera chiara dei primi dipinti.

Questo fu il momento in cui il giovane pittore iniziò a studiare le sue composizioni, disponendo i modelli in stanze con le pareti tinte di nero, così che la luce, irrompendo sempre da una fonte ben determinata, non fosse riflessa dalle pareti chiare, e si concentrasse, al contrario, sulle figure. Il risultato fu la nascita di una vicenda sempre più drammatica, segnata dalla luce piena e dalle ombre profonde. Il Merisi, a differenza di molti suoi colleghi artisti, dipingeva di getto, senza l’accademica preparazione del disegno, sebbene, poi, modificasse completamente la composizione del dipinto nella versione definitiva: un’incessante revisione critica del suo operato.

L’inizio del nuovo secolo, portò al Caravaggio tantissime commissioni ufficiali, tra le quali emergono Crocifissione di San Pietro, Conversione di San Paolo, Sepoltura di Cristo, Madonna dei pellegrini,  San Gerolamo e David con la testa di Golia. Quest’ultimo rappresenta un tragico autoritratto dell’artista stesso. Un’attività pittorica intensa che celebrò, soprattutto nella Cena di Emmaus, l’atmosfera sospesa degli eventi miracolosi. Ogni astante possiede, difatti, una gamma di espressioni intense sui volti, gli sguardi sono concentrati sulle poche cose povere disposte sulla tovaglia bianca e messe in risalto dalla luce.

La vita dell’artista fu avvolta dalla luce della sua abilità, ma soprattutto da profonde ombre: anni di polemiche, ribellioni, liti, accuse, processi, condanne. Nel 1606, Michelangelo Merisi fu coinvolto in una rissa durante la quale uccise il suo avversario. Per sfuggire alla giustizia, lasciò Roma per trovare rifugio a Napoli. In questa città, nacquero la Madonna del Rosario, le Sette opere di Misericordia e la Flagellazione, tele fondamentali per lo sviluppo della pittura napoletana del Seicento.

Nel 1607 si spostò a Malta, ma il suo carattere complicato non smise di creargli problemi. Fece, poi, nuovamente ritorno a Napoli tra il 1609 e il 1610, dove venne inseguito, sfigurato e ferito così gravemente da alcuni sicari provenienti da Malta, che a Roma giunse la notizia della sua morte. In realtà, il Caravaggio si era imbarcato su una nave diretta verso la costa toscana, ma – arrivato a Porto Ercole – fu imprigionato per sbaglio e, quando venne rilasciato, con i suoi pochi averi, la nave era oramai già ripartita. Morì di malaria e solo il 18 luglio del 1610.

Prec.

Don Chisciotte, i giovani e la libertà

Succ.

Paolo Borsellino: venticinque anni dopo, la mafia uccide ancora d’estate

Francesca Testa

Francesca Testa

Articoli Correlati

Camera Chiara

Le parole che non diciamo: il silenzio fotografico e la parola mancata

26 Marzo 2026

Le parole tra noi leggere, lo ha scritto Lalla Romano, lo ha sussurrato Eugenio Montale nel suo Due nel crepuscolo e lo ripete il Salone del Libro di Torino per la sua XXXVII edizione. Ma oggi cosa resta di...

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

22 Marzo 2026

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Raptors in the garden Achille Campanile e Vasca
Lapis

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

22 Marzo 2026

Siamo in un periodo in cui la musica tiene conto delle logiche aziendali come se fosse una qualsiasi industria e non in quanto forma d’arte. Il talento pare essere misurato solo e sempre in numeri, in dimensioni, in proporzioni....

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

22 Marzo 2026

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

Succ.
paolo borsellino

Paolo Borsellino: venticinque anni dopo, la mafia uccide ancora d’estate

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    654 shares
    Share 262 Tweet 164
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    488 shares
    Share 195 Tweet 122
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1620 shares
    Share 648 Tweet 405
  • Friedrich, il sublime dell’infinito

    530 shares
    Share 212 Tweet 133
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1160 shares
    Share 464 Tweet 290
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie