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Il Fatto

Berlusconi al Quirinale: il sogno di Silvio tra fantasia e realtà

Lo statista del cucù, del culona alla Merkel, dei finanziamenti a Cosa Nostra, di Ruby nipote di Mubarak, delle orge con nani e ballerine, in una recente intervista al Corriere della Sera ha raccontato di aver calcolato la concreta possibilità di una sua investitura al Quirinale, da sempre sogno dei sogni, supportato da ciò che resta di Forza Italia, dai colleghi di coalizione Matteo Salvini e Giorgia Meloni e, cosa non improbabile, da quel senatore particolarmente abile a infilarsi nei momenti più cruciali del Paese per dare il suo contributo allo sfascio e a operazioni che potrebbero rivelarsi convenienti per il proprio tornaconto.

Tutto questo con un Presidente ancora in carica, un governo impegnato a uscire da una delle crisi sanitarie ed economiche più gravi del dopoguerra e con pezzi dello Stato che minano la tenuta della democrazia con le forti tensioni in atto nella magistratura e nel sistema carcerario che, dopo i fatti di Modena e di Santa Maria Capua Vetere, hanno riportato indietro il Paese, in un clima di violenza in cui i comportamenti inaccettabili di alcuni organi istituzionali si vorrebbero far passare come casi isolati, attribuibili alle solite mele marce, divenute invece sistema nel silenzio assordante della politica e di chi ha responsabilità governative e di controllo e nel solito attivismo solidaristico di una destra ancora una volta impegnata a coprire atti criminali.

Eppure, non sfiorato minimamente da quel che accade nelle istituzioni, secondo indiscrezioni di cronaca il nostro ex Cavaliere è impegnato a contattare – grazie alla collaborazione dei suoi fedelissimi – parlamentari di gruppi misti e di quelli eternamente in cerca di approdi più convenienti, in particolare nelle truppe pentastellate, per raggiungere i voti indispensabili alla realizzazione del sogno. Una sventura per il Paese, nonché l’occasione per liberare definitivamente il campo del centrodestra da una leadership fin troppo ingombrante che comunque non garantirebbe la guida della coalizione a Matteo Salvini – nella duplice veste di forza di governo e di opposizione – se i sondaggi, ormai più che consolidati, continueranno a dare maggiori consensi alla Meloni nel suo comodo ruolo di opposizione unica.

Una lotta tutta interna a un centrodestra unito unicamente in circostanze elettorali, per meri calcoli strategici, così come, con ogni eventualità, sarà per la candidatura di Silvio Berlusconi che al solo annuncio riporterà l’Italia ai tempi bui della sua pittoresca presenza in Europa. Una tela che l’abile ex Cavaliere sta tessendo con cura, tra un ricovero strategico e l’altro, e con l’intervista al Corriere che ne rappresenta il primo passo ufficiale dopo la propaganda iniziata – e ancora in atto – a opera dei suoi compagni di cordata.

Dopo l’estate, i vari Sallusti, Feltri e Belpietro daranno il via alla campagna Quirinale B., i salotti televisivi faranno a gara per contendersi l’uomo di Arcore e dei bunga bunga, mentre nella sinistra – almeno formalmente – comincerà la saga dei nomi da bruciare, i pentastellati andranno sulla piattaforma al momento utilizzata o magari indicheranno l’ex Presidente del Consiglio Conte in modo da risolvere i loro problemi interni lasciando il comando al solo padre padrone, un po’ come il centrodestra con Berlusconi. E non è da escludere che i tentativi di mediazione in atto tra Beppe Grillo e il capo politico pentastellato tengano in debito conto questa possibilità che potrebbe tranquillizzare un preoccupato Partito Democratico nel suo rapporto con gli alleati.

Ipotesi fantasiose? Al momento, le uniche realistiche nella perenne confusione che regna sovrana, le uniche in grado di stabilizzare situazioni che andrebbero a rafforzare posizioni incerte nell’ambito sia della coalizione del centrodestra che del MoVimento, a meno di una scissione in tempi brevi dai risvolti imprevedibili.

Il solo ipotizzare un’elezione a Capo dello Stato di Silvio Berlusconi, colui che Totò Riina intercettato dai PM diceva a noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi, quello del patto di protezione che la Cassazione accertò in maniera definitiva mandando in carcere Marcello Dell’Utri ritenuto l’intermediario tra l’ex Cavaliere e i capi della mafia, dovrebbe far insorgere tutte le forze politiche. Invece, queste ultime non appaiono per niente sorprese, ritenendo normale ciò che in qualsiasi Paese civile e democratico dovrebbe indignare.

Vedremo dopo le Amministrative come si articolerà la campagna per l’elezione del Presidente della Repubblica, se prevarranno gli ipotizzati interessi di parte o il nostro Paese – in uno scatto di dignità supportato dalla memoria di circa un ventennio – saprà essere all’altezza del compito di evitare il riemergere di una figura piena di ombre che tanto male ha fatto all’Italia e al suo prestigio sul piano internazionale. Abbiano uno scatto di dignità in particolare quelle forze che si sono proposte come la politica nuova e del rinnovamento. Almeno questa volta, diano testimonianza di coerenza.

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