Napoli Teatro Festival
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Al via il Napoli Teatro Festival 2020, un tentativo di ripartire

Tra i settori maggiormente colpiti dalla crisi economica causata – e, in molti casi, acuita – dalla pandemia, c’è sicuramente quello artistico, con migliaia di concerti e spettacoli annullati o rinviati. I teatri italiani hanno chiuso i battenti a inizio marzo e per molti non è ancora stata fissata una data di riapertura, considerando la difficoltà di svolgere spettacoli in piena sicurezza, oltre che le ristrettezze economiche con cui la maggior parte delle strutture e delle compagnie coinvolte sono costrette a fare i conti, inficiati dagli aiuti quasi inesistenti dal punto di vista istituzionale. Una manifestazione che fa ben sperare è però il Napoli Teatro Festival Italia, il festival di teatro internazionale giunto alla sua tredicesima edizione che si svolgerà nel capoluogo campano a partire dal primo luglio e che metterà in campo 130 eventi, tutti riformulati nelle loro modalità per rispondere alla sfida post pandemica.

«Rinunciare sarebbe stata una sconfitta culturale e occupazionale», ha affermato Ruggiero Cappuccio, direttore artistico dal 2017, che ha sostenuto la necessità di ripartire e di costruire un nuovo orizzonte per il teatro e l’arte in generale. Si tratta infatti di una kermesse internazionale in grado di riunire sezioni diversissime tra loro, tra cui la musica, la letteratura, la danza, il cinema e numerose attività laboratoriali. Tra le caratteristiche principali del Napoli Teatro Festival, inoltre, c’è sempre stata molta attenzione ai prezzi, per renderli accessibili a tutti e permettere al teatro di essere realmente comunità. Anche quest’anno i biglietti, in vendita da pochi giorni, costano dai 5 agli 8 euro, tuttavia i posti disponibili sono davvero pochi e gli organizzatori stanno facendo il possibile per ampliare le possibilità di partecipazione, aggiungendo nuove repliche e allestendo i luoghi adibiti agli spettacoli nel rispetto di tutte le misure di sicurezza.

Tra gli spazi scelti, tutti all’aperto – fatta eccezione per il concerto di Roberto De Simone che si svolgerà al San Carlo – ci sono tre cortili del Palazzo Reale, che ospiterà le sezioni Nazionali, Danza, Musica, Osservatorio Progetti Speciali. Inoltre, al Giardino Romantico, andranno in scena gli spettacoli degli artisti emergenti selezionati dalla direzione artistica. Per ogni ticket acquistato per gli spettacoli allestiti a Palazzo Reale, gli spettatori riceveranno un biglietto omaggio per il Museo, nuovamente aperto al pubblico dal 18 giugno e visitabile tutti i giorni, eccetto il mercoledì.

Tra gli spettacoli più interessanti c’è sicuramente Il seme della violenza di Moisés Kaufman e del Tectonic Theater Project, che racconta il caso di Matthew Shepard, ucciso per ragioni di odio omofobico nella cittadina di Wyoming. Il debutto dello spettacolo, la cui produzione è condivisa tra il Teatro dell’Elfo e la Fondazione Campania dei Festival, sarebbe dovuta avvenire nel mese di giugno a Milano, ma la stagione teatrale è completamente saltata, dunque quella nel Cortile D’onore di Palazzo Reale sarà la prima messa in scena. Anche il sito UNESCO del Museo e del Real Bosco di Capodimonte faranno da scenario a una parte della programmazione con tre diversi palchi allestiti nel Cortile della Reggia – che ospiterà il concerto dei Foja il primo luglio –, nella Fagianeria e nel Casino della Regina.

Anche quest’anno una grande attenzione è rivolta al tema dei diritti: particolarmente interessante lo spettacolo Il colloquio di Eduardo Di Pietro, in scena il 12 luglio nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, che affronta il tema dei colloqui e quindi dell’affettività in carcere, partendo dal sistema di ammissione della Casa circondariale di Poggioreale, a Napoli. Si tratta del tentativo di raccontare come la reclusione inevitabilmente si rifletta sugli affetti di chi è privato della libertà, che si trovano a loro volta a scontare una pena, avendo come unica colpa quella di amare qualcuno che è in carcere.

Nella stessa caratteristica location andrà in scena L’isola degli invertiti di Antonio Mocciola, che riporta alla luce il vergognoso ghetto di Stato su un’isoletta delle Tremiti dove, a partire dal 1938, vennero confinati centinaia di omosessuali accusati di attentato alla dignità della razza. Un ricordo rimosso dalla memoria collettiva e che merita di essere raccontato, proprio oggi che l’omofobia e le discriminazioni sono all’ordine del giorno.

Decine di concerti e spettacoli tra cui scegliere, insomma, pur con il rischio di restare a bocca asciutta date le difficoltà incontrate nell’organizzazione degli spazi a disposizione. Una sfida che la direzione artistica ha deciso di affrontare per dare un segnale di ripartenza. Il lavoro da fare è, però, ancora molto: agli artisti e al mondo dell’arte in generale bisogna restituire la dignità che quotidianamente viene loro negata attraverso aiuti irrisori e risposte insufficienti. Se così non sarà, rischieremo di non poter più godere di tali iniziative tanto facilmente.

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