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Afghanistan, Salvini e Meloni rivestono la disumanità

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 4 minuti
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Quanti? Giusto quei dieci che hanno collaborato con gli italiani, poi non ne vogliamo altri. A parlare in questo modo – non di sacchi dei rifiuti, ma di vite umane – manco a dirlo, è quel ministro del primo Governo Conte messo a capo degli Interni con i favori dei geniali pentastellati, che videro in lui l’uomo giusto al posto giusto che diede prova delle sue capacità sferrando una campagna di odio senza precedenti dal dopoguerra.

Come ormai da copione, però, non c’è Salvini senza Meloni e allora giù con improperi nei confronti del Presidente americano accusato di aver abbandonato il popolo afghano, ma dimenticando che la decisione di lasciare il Paese dopo vent’anni di occupazione inutile, contando soltanto morti civili e militari, è stata innanzitutto di quel Trump nei cui confronti si sono spesi abbondantemente in elogi. Ma alla Giorgia nazionale o al Matteo padano interessa soltanto che sarà meglio che i profughi non si facciano vedere in Italia.

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Che il duo Salvini-Meloni campi sui sentimenti di pancia di gran parte degli italiani è cosa risaputa, con campagne elettorali costantemente attive che – va dato atto – stando ai sondaggi funzionano alla grande. Certo, se parlassero di mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, di quella criminalità super organizzata che “fattura” circa 43 miliardi l’anno con il traffico di droga, appalti truccati, traffico d’armi, prostituzione, estorsione e usura, i sondaggisti sarebbero costretti a riferire ben altre percentuali perché, ammettiamolo, non interessa qualcosa che concretamente non si vede. Per molti conta di più quella criminalità che ci tocca fisicamente con scippi o furti in appartamenti; di quelli che incidono sui redditi, tasse e costi del lavoro poco importa.

Come non dare ragione allo scrittore Emanuele Trevi, vincitore dell’edizione 2021 del Premio Strega con il libro Due vite, che nel corso di una recente intervista televisiva, parlando proprio di disumanità dilagante, l’ha etichettata senza mezzi termini come letamaio umano, espressione molto forte ma più che condivisibile per una degenerazione in atto ormai da oltre un ventennio che ha dato il via libera al peggio di un modo di stare al mondo che ha perso ogni valore di solidarietà e rispetto del più debole e nei confronti di chi la pensa diversamente.

In questi giorni che abbiamo pianto per la scomparsa di un uomo giusto, un uomo buono, di tutto quello che un uomo dovrebbe essere, come ha titolato il nostro giornale, per Gino Strada, la cattiveria umana si è espressa con il peggio di cui è capace soltanto quel letamaio, quei sì, ma che vomitano calunnie, perché la solidarietà, la disponibilità nei confronti degli altri appare troppo di sinistra, roba da comunisti, per dirla con l’ex Cavaliere e quanti ossessionati come lui. A proposito di disumanità e guerra, Strada ebbe a dire: Credo che la guerra sia una cosa che rappresenta la più grande vergogna dell’umanità. E penso che il cervello umano debba svilupparsi al punto da rifiutare questo strumento sempre e comunque in quanto strumento disumano.

Ma anche la guerra, finché non entra nelle nostre case e resta un fatto lontano, non interessa nessuno, magari all’ora di cena, un attimo di commozione durante un servizio giornalistico televisivo con immagini dei più piccoli. Poi diventa un problema se quella stessa guerra, lontana, porta la sofferenza di uomini, donne e bambini attraverso il mare o anche ammassati come bestie in un aereo o appesi finanche al carrello volando giù come uccelli dalle ali spezzate.

Quel letamaio umano, molto più vicino a noi di quanto si immagini, è guidato e aizzato da quella politica – che non ci stancheremo mai di ripetere – piccola, mediocre e vuota di ogni contenuto, ma carica di tutto quanto è capace di accrescere consensi attraverso selfie e interventi senza alcun senso, attraverso quell’informazione sempre più disponibile a darle voce per alimentare la pancia mai sazia di disumanità condita spesso di inutili alibi.

Abbiamo auspicato che la pandemia, con le sue morti, sofferenze e disagi non solo di natura sanitaria, potesse accrescere quei sentimenti di solidarietà che non sono patrimonio soltanto di quanti donano la propria vita come Gino Strada e la sua famiglia, le organizzazioni umanitarie o le comunità come quella di Sant’Egidio o le Caritas e le tante altre che operano sia sul territorio nazionale che all’estero. Tuttavia, è da constatare che la cultura dell’egoismo e dello scarto, per dirla come Papa Francesco, è dura a morire. Occorre sconfiggere questa pandemia, altrettanto pericolosa, isolando quanti in particolare nella politica soffiano sul fuoco spargendo odio e mostrando problemi inesistenti supportati da dati falsi come quelli fatti circolare in questi giorni sui social dal patron della Lega relativi ai rifugiati dove, in realtà, sui tre milioni sparsi in Europa, l’Italia risulta quarta dopo Germania, Francia e Svezia.

I numeri aumenteranno e sarà inevitabile dopo l’ennesima, inutile, lunga occupazione dell’Afghanistan costata circa 200mila vittime e una spesa di 2mila miliardi di dollari. Ancora una volta, la pretesa dell’Occidente di esportare la democrazia è un alibi troppo comodo per nascondere interessi su risorse di petrolio, gas naturale e giacimenti di ferro, rame, cobalto e litio, interessi sui cui si getteranno a capofitto Cina e Russia fregandosene dei problemi di crescita, normalizzazione della vita e difesa dei diritti.

Film già visti e rivisti, dove le grandi potenze da sempre antepongono al bene delle comunità i propri interessi, peggiorando le condizioni dei Paesi occupati cercando di imporre modelli di sviluppo e di organizzazione politica mai nel rispetto della storia dei popoli e dei territori, incapaci di portare quella pace scritta soltanto nelle missioni. E noi trascinati da sempre in nome di un’alleanza pagata a caro prezzo costata, soltanto in questa occasione, cinquantaquattro vite umane.

Prec.

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Antonio Salzano

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