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“8 e un quarto”: Paquito Catanzaro tra scrittura e cinema

Chiara Barbati di Chiara Barbati
29 Maggio 2019
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Amore, tragedia e risate sono gli ingredienti principali di una storia di tutto rispetto. Eppure, la qualità di un racconto non dipende solo da questo. Lo sa bene il protagonista dell’ultimo libro di Paquito Catanzaro. Da poco uscito nelle librerie, 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere, è un’appassionante narrazione sul mondo del cinema edita da Homo Scrivens. Giunto al suo secondo romanzo, e dopo il successo di Centomila copie vendute, l’autore dimostra ancora una volta la sua abilità a inventare storie nelle storie.

Flavio Miraglia, un regista con molte aspirazioni che ha dovuto vedersela con il fallimento del suo ultimo lavoro, riceve un’offerta dal suo produttore per redimersi. Dopo la produzione troppo impegnata per il pubblico a cui ha provato a rivolgersi, quindi, è costretto ad accettare senza indugi le condizioni del suo superiore. L’offerta, però, non si rivela una semplice fiction, ma un telepanettone, uno di quei prodotti a basso costo fatti per far ridere. Il protagonista si ritrova a fare i conti con una pessima sceneggiatura scritta da stagisti, attori emergenti e non sempre talentuosi e una trama che appare piuttosto banale. Eppure, nel corso della storia, riuscirà a riabilitare il nome del telepanettone ai suoi occhi di regista impegnato e imparerà tanto sul suo mestiere, fatto non solo di grandi film, ma anche di prodotti variegati che hanno il nobile scopo di intrattenere il pubblico.

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Attraverso la voce di un narratore esterno, 8 e un quarto segue la vicenda dai punti di vista dei vari personaggi che incontrano il protagonista e hanno a che fare con la drammatica fiction ‘O Vesuvio ‘nammurato. Baci e camorra all’ombra del vulcano. Tra le scomode decisioni economiche prese dalla casa di produzione e le battute scontrose del famoso sceneggiatore che tenta disperatamente di salvare una sceneggiatura mediocre, la trama del libro procede insieme a quella della sceneggiatura.

Con una narrazione semplice e realistica, l’autore è in grado di trascinare all’interno del mondo del cinema. Mentre assiste alle storie che si susseguono, infatti, il lettore incontra le dinamiche necessarie alla creazione di un prodotto televisivo, impara la lingua della settima arte e assiste in prima persona alle fasi di una produzione. Lo stile efficace di Paquito Catanzaro permette facilmente di immedesimarsi nella storia e di identificarsi con i protagonisti, con i loro valori e i loro difetti, e con tutte quelle caratteristiche ben orchestrate che li rendono realistici.

La narrazione non procede in modo lineare, fatta di flashback che spiegano le relazioni tra i vari personaggi e digressioni posizionate con naturalezza tra dialoghi e riflessioni. La storia dei protagonisti si interseca con la sceneggiatura, che è rivelata un po’ alla volta, parallelamente all’evoluzione del romanzo. Un ottimo risultato di story within the story non convenzionale, poiché la trama della fiction non è narrata tutta insieme, ma disseminata all’interno del romanzo, scena dopo scena. Un espediente poco banale che dimostra la bravura dell’autore nel costruire la vicenda. In 8 e un quarto il lettore vive insieme al protagonista il susseguirsi degli eventi per rimediare al progetto disastroso e renderlo appetibile, modificando la storia in corso d’opera. Il percorso dei protagonisti è accompagnato da quello dei personaggi della fiction e, mentre se ne conosce già il finale, se ne vivono progressivamente i dettagli.

Il punto di partenza, una situazione assunta come disastrosa e irrisolvibile, finisce per diventare un’opportunità per creare qualcosa di bello. Ma nulla può accadere senza il rispetto per il lavoro. Forse sta proprio in questo la morale di 8 e un quarto, nel percorso che il protagonista affronta per giungere alla consapevolezza che la fatica che sta facendo, seppur imposta, va rispettata e che l’occasione non va mai sprecata. Perché, in fin dei conti, il cinema, qualunque sia la sua origine e qualunque cosa metta in scena, non è altro che piccole storie narrate nel modo giusto.

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