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Il Fatto

Dal Papeete alla crisi: nuove alleanze o vecchi contratti?

Il periodo è ancora ferragostano, eppure in Italia regna la confusione. Non quella delle famiglie al mare per godersi il meritato riposo, bensì quella del girone dantesco della politica nazionale in piena crisi di governo che il giovane disc jockey del Papeete Beach e Ministro dell’esterno Matteo Salvini ha aperto nei giorni scorsi dichiarandosene presto pentito, proprio come un qualunque affiliato di una cosca che decide di fare marcia indietro.

Apre la crisi ma non si dimette, resta non al Viminale ma a Milano Marittima a far baldoria e poi in tour sulle spiagge del Sud dove gran parte degli abitanti che ancora non hanno perso la dignità non gli riserva certo una buona accoglienza. Insomma, la rottura appare ormai evidente, anche se in politica può sempre accadere il contrario di tutto. Il Presidente notaio, intanto, sembra aver cacciato gli attributi e potremo averne conferma martedì se, in Aula, farà l’elenco dei numerosi rospi ingoiati e presenterà il conto al vice leghista sempre più in difficoltà e ormai consapevole di aver sbagliato i tempi e i modi della crisi.

Mai dire mai, ovviamente: il Divino Otelma ne prevede il ritorno con grande rammarico di un Briatore votato al salvinismo che intende sacrificarsi come quel povero principe di casa Savoia che vuole tornare per soddisfare il popolo che ne richiede a gran voce l’impegno per salvare l’Italia. Senza elezioni, però, purtroppo, dovremo farcene una ragione: né Briatore né il principino andranno ad arricchire lo svariato mondo della politica mediocre che da qualche decennio infesta i palazzi del potere allontanandosi sempre più dalle reali necessità e dai bisogni di una comunità allo sbando che non si riconosce in quella falsa rappresentanza che taluni ritengono necessario dover ridurre e non renderla, invece, più reale attraverso un sistema di voto dove sia il cittadino a deciderne i componenti.

Si ricompatterà la coalizione gialloverde o il Ministro tuttofare rimarrà fregato dall’asse PD-M5S? Certo, quest’ultima ipotesi appare alquanto campata in aria, anche se le cronache riferiscono di contatti molto serrati tra le due forze politiche… O tre? Eh sì, perché il giovanotto fiorentino che sembra non aver capito la clamorosa sconfitta personale, parla ancora come fosse il Segretario del partito facendo ombra al mite Zingaretti che si appella sempre più all’unità della coalizione senza riuscire – fino a ora – a far comprendere in maniera chiara cosa ha in mente. È questo, d’altro canto, l’atavico dramma del partito dalle tante anime e dalle troppe di natura soltanto personalistica: l’ennesima scissione potrebbe decretare l’ulteriore mutilazione. Una scissione che Matteo Renzi cova da tempo aspettando il momento propizio per poter completare l’opera dopo aver rottamato il PD e un Calenda che pure potrebbe riservare qualche sorpresa a danno del centrosinistra.

Per il Partito Democratico, però, l’accordo con il M5S potrebbe rappresentare una buona opportunità di recupero se la politica dello zerbino dei pentastellati dovesse continuare come accaduto con la Lega, per non parlare delle eventuali ipotesi di richieste di provvedimenti giudiziari a carico di qualche dem che, in verità, non mancano mai: il salvataggio sarebbe garantito come accaduto per Matteo Salvini il quale, in cambio, potrebbe avere più di un problema. Ma il PD dovrà scontare ancora per molto le proprie politiche centriste che hanno riesumato la Margherita con la scellerata e arrogante gestione renziana, mentre il neo Segretario non sembra al momento voler far chiarezza sull’argomento e sull’identità perduta che ancora una volta ha decretato il fallimento di una sinistra frantumata e sempre alla ricerca di se stessa.

Avrà ragione il Mago Otelma a prevedere il ritorno del Ministro tuttodire, più che tuttofare? Questi, infatti, potrebbe porre in atto uno stratagemma che farebbe scattare il canto delle sirene ammaliatrici per un Di Maio Presidente del Consiglio in cambio dei temi cari al Carroccio, su tutti il regionalismo differenziato, che consentirebbe a Salvini di non perdere la faccia nei confronti dei suoi territori, serbatoio di voti stabili e non volatili come quelli del Sud. L’importante è che lo lascino fare, come fino a oggi hanno fatto i silenzi pentastellati nella sbandierata illusione di aver arginato il flusso migratorio lasciando in mare poveri disgraziati per poi farli scendere e chiudere gli occhi sugli sbarchi continui non gestiti dalle ONG ma su gommoni che continuano a raggiungere la riva.

Questo squallido teatrino dell’irresponsabilità e dell’ipocrisia fatta Stato durato oltre un anno sta portando il Paese verso scadenze molto pericolose per gli italiani che potrebbero trovarsi a vedere i bilanci familiari ulteriormente gravati dall’aumento dell’IVA e dalle accise, non escludendo l’introduzione di ulteriori tasse per far fronte a provvedimenti presi senza appropriate coperture. Un futuro preoccupante piuttosto vicino che, comunque, non sembra allarmare le forze politiche troppo impegnate, nel valzer della crisi, a trovare il modo per evitare le elezioni. Perché, tranne quello dato per super vincitore, le altre si trovano tutte con il culo per terra.

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