Il Fatto

Bulletti e bulli

La settimana appena trascorsa ci ha riservato ancora una volta la rappresentazione più netta del degrado politico e sociale che ormai da qualche decennio si è impossessato del nostro Paese.

La classe politica, senza alcun ritegno, ha evidenziato tutta la sua mediocrità nei contenuti e nella forma che sempre più rispecchiano il logorio sociale in tutte le sue componenti. Dal suo canto, invece, la scuola ha mostrato solo alcuni aspetti di una situazione purtroppo generalizzata, figlia di famiglie inesistenti sul piano educativo e di pessime riforme fatte da chi non conosce neanche lontanamente le problematiche di un mondo ormai abbandonato a se stesso. Volgarità, arroganza, stupidaggine, mediocrità e ipocrisia sono soltanto alcuni dei tratti dominanti di una classe dirigente lontana dai reali bisogni della popolazione che si appresta nuovamente a governare il Paese come un condominio, senza neanche uno sguardo al futuro e alle nuove generazioni.

Ma vediamo, adesso, chi sono i campioni della settimana scorsa nella migliore rappresentazione di questi elementi, senza classifica, posizionati tutti in cima con pari punteggio.

Silvio Berlusconi: l’uomo che si attribuì l’investitura di unico statista dopo De Gasperi, condannato con sentenza definitiva per frode fiscale e imputato in numerosi processi, decaduto da senatore ed ex Cavaliere, sembra aver perso ogni freno inibitorio inscenando uno squallido teatrino, all’uscita delle consultazioni con il Capo dello Stato (che, in verità, dovrebbe pur farci capire se sia normale ricevere un pregiudicato nella sede istituzionale più alta dello Stato, per discutere su come dare un governo al Paese). Lo statista, infatti, non facendosi mancare proprio nulla, ha mandato a dire al popolo grillino che nelle sue aziende li manderebbe a pulire i cessi (mi si perdoni il termine ma è quello usato dall’ex Cavaliere), dimenticando che la sua posizione di privilegio gli ha evitato di lucidare quelli del carcere di San Vittore. Intanto, tra un’esibizione e l’altra, alterna con disinvoltura possibili alleanze smentendosi non più, come da prassi, il giorno dopo, ma ad horas, tenendo fermo l’unico principio che è stato sempre la costante della sua carriera politica: salvaguardare le proprie aziende e i propri affari, con un governo che non gli sia ostile e non intralci il suo percorso.

Alessandro Sallusti: direttore di uno di quei giornali che da 240mila copie è calato a circa 50mila, tenuto a galla con i soldi dei contribuenti, specializzato in killeraggio mediatico mirato, ha esordito in un suo articolo con la frase: Fico e Di Maio napoletani, Salvini occhio al Rolex, dimenticando di raccomandare all’esponente della Lega di restituire ai contribuenti il malloppo rubato dal condannato per truffa e neo-senatore Bossi. Altro che Rolex.

Luigi Di Maio: potenziale ladro di orologi secondo Il Giornale, candidato alla Presidenza del Consiglio secondo se stesso, alterna possibili alleanze da destra a sinistra confidando nell’alleato ideale (Con Salvini si possono fare grandi cose, quali siano non ci è dato sapere). I NO pre-elettorali, sbandierati da anni in maniera ossessiva, additando tutti senza distinzione alcuna come ladri, corrotti, delinquenti, sono diventati come per incanto probabili compagni di viaggio scartando opportunamente il male peggiore Berlusconi ma ipotizzando possibilità di accettarne l’appoggio esterno. Davvero un campione di fermezza e coerenza.

Ne vedremo e ne sentiremo ancora delle ba… belle, se prevarrà il duo  Salvini-Di Maio o chi eventualmente si aggiudicherà il patto con il PD o una parte di esso, il M5S o il centrodestra, dopo aver accecato il Segretario leghista incoronandolo, a parole, leader della coalizione sempre con la regia dello stratega e immortale statista.

I problemi per la stragrande maggioranza del Paese, però, sembrano essere quei quattro, cinque bulletti imbecilli e maleducati immortalati dai video che, seppur da prendere a calci nel sedere assieme ai loro genitori, hanno avuto la capacità di nascondere quei comportamenti da veri e maturi bulli strafottenti che si apprestano a governare il nostro amato Paese e che, invece, avremmo da tempo immemore dovuto prendere a pedate, ma… ci siamo tanto affezionati.

Bulletti e bulli
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