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Shakespeare in musica: il sonetto 81 in “Poet” dei Bastille

Sarah Brandi di Sarah Brandi
30 Giugno 2021
in Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
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Shakespeare che da invocatore di Erato si sarebbe trasformato egli stesso forse non lo ha mai pensato, eppure da anni le sue opere sono diventate ispirazione per tanti, soprattutto per scrittori che hanno riformulato in chiave più moderna i suoi blank verse e per sceneggiatori e registi che hanno riproposto al cinema e a teatro le sue commedie e tragedie.

Ma il Bardo non ha risvegliato la musa solo in letterati e cineasti, infatti, anche diversi musicanti nei loro brani hanno ridato vita ai suoi personaggi: se Domenico Modugno fa parlare Otello nella sua Che cosa sono le nuvole?, Elvis Costello dedica le sue note a Lady Macbeth e gli Arctic Monkeys e i Dire Straits in alcuni versi ripercorrono la storia dei due celebri sfortunati amanti di Verona.

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Tra gli ultimi che hanno messo in musica i versi del letterato di Stratford ci sono i Bastille, gruppo inglese celebre soprattutto per il singolo Pompeii, che nella loro canzone Poet riadattano uno dei componimenti poetici contenuti nei Sonnets. In particolare, Dan Smith, cantante e maggior compositore della band, forse anche ispirato dai suoi studi letterari, ha deciso di rimaneggiare il sonetto 81 e trasformare in un’eco il numero 18, creando una melodia che li accompagnasse.

Nel brano, il batterista Chris Woody Wood e compagni reinterpretano a loro modo il tema fondamentale delle due poesie: quello dell’immortalità della letteratura e della conseguente eternità di ciò o di chi viene in essa descritta.  Ma se David Gilmour dei Pink Floyd si è precedentemente limitato a musicare il sonetto 18, Smith compie un passo avanti: consapevole della difficoltà del linguaggio shakespeariano, sceglie di riscrivere il sonetto con parole più semplici e abbinarlo a sonorità che alcuni definirebbero decisamente pop e altri alternative rock. E così i versi Your monument shall be my gentle verse, / Which eyes not yet created shall o’er-read / And tongues to be your being shall rehearse (Tuo monumento saranno i miei versi, / e occhi attenti ancora non creati,/ sapran di te, in idiomi diversi) si trasformano nel ritornello di più facile pronuncia I have written you down / Now you will live forever / And all the world will read you / And you will live forever / In eyes not yet created / On tongues that are not born (Ti ho scritta / Ora vivrai per sempre / E tutto il mondo ti leggerà / E vivrai per sempre / In occhi non ancora creati / Su lingue che non sono ancora nate).

Ma i richiami alle rime scritte più di quattrocento anni fa dal drammaturgo non si limitano alla ripetizione di un refrain, in più e più punti di Poet l’early modern English shakespeariano viene riecheggiato: la virtù della penna (such virtue hath my pen) si trasforma nelle virtù che sono nei versi (The virtues in the verse) e il nome dell’amante che da essi riceve vita eterna (Your name from hence immortal life shall have) muta in un semplice vivrai per sempre (You will live forever).

Anche se Dan Smith tiene ben presente il modello di Shakespeare quando scrive la sua canzone, non si può tuttavia dire che lo rispetti completamente. I sonetti 81 e 18 appartengono infatti alla sequenza di sonetti – che va dal numero 1 al numero 126 – dedicata a un misterioso Fair Youth. In questa prima parte del suo canzoniere, inusualmente per l’epoca, il poeta si rivolge non a una gentildonna, ma a un nobiluomo, rendendolo un inno all’amore omoerotico. Nel brano dei Bastille questa particolarità non viene mantenuta, infatti la destinataria è una donna: have read her with these eyes, / I’ve read her with these eyes, /I have held her in these hands (L’ho letta con questi occhi / L’ho letta con questi occhi /L’ho stretta in queste mani). Inoltre, a mancare è anche un’altra delle peculiarità delle liriche dedicate al Young Boy: nei versi l’amore descritto è sempre platonico, in Poet, invece, questo platonismo viene meno, per lasciare spazio a un sentimento più carnale, come quello decritto in molti dei sonetti che Shakespeare ha composto per la Dark Lady.

Con la loro Poet i Bastille reinterpretano in chiave moderna il tema del potere eternante dei versi. L’aspetto più interessante, però, è che se da un lato il brano riscrive tale tematica, dall’altro la mette anche in pratica contribuendo a far riecheggiare nel tempo, anche tra i più giovani, la virtuosa penna di Shakespeare.

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