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“Vi dichiaro marito e morte”: i racconti senza maschera di Simone Consorti

Cosa succederebbe se, per non morire, vi dessero il cuore di un santo? Vi trasformerebbe, quel cuore, da solo, in custodi di santità? Simone Consorti se l’è chiesto e ha provato a dare una risposta, aprendo con Il cuore di un Santo la sua raccolta di racconti edita Ensemble: Vi dichiaro marito e morte. L’autore gioca con l’idea del bene e del male, portando lo sguardo verso le ombre che proprio la luce proietta. Smaschera così la difficoltà di trovarne un esatto confine. Lo fa senza dire mai in modo esplicito, ma mostrando molto, in un’analisi sottile che fa emergere debolezze, fragilità e crepe della società e dell’anima, attraverso lo zoom di un obiettivo che cambia spesso fuoco.

Morte, dolore e sesso si uniscono, come capita spesso. Quasi che questi tre elementi si richiamassero: il sesso per la vita, la vita per la morte, il dolore al centro, prima e dopo. Come il titolo promette, l’elemento macabro è la costante che unisce i dieci racconti di non immediata lettura. La narrazione è spesso lasciata a metà, sospesa per lasciare al lettore l’onore e l’onere di immaginarsi – e decidere – il resto. Difficile restare soddisfatti e sazi senza essere un po’ narratori. Inevitabile, in più di un caso, chiedersi: “E poi?”.

Sconsigliato, così, a chi preferisce letture più dolci e ama spiare personaggi e storie per svelarne segreti ed epilogo. Consigliato, invece, a chi rinuncia volentieri all’onniscienza per sostituirsi al destino letterario e stabilire le sorti della narrazione. Il vantaggio – e rischio valido sempre – è di lasciare aperti il senso e l’interpretazione, senza sapere bene e fino in fondo cosa l’autore voglia dire, rendendo il lettore interprete e investigatore.

Nei suoi stralci di vita, Consorti denuncia il disagio sociale e la pericolosa degenerazione del gruppo in gregge. Protagonista è l’esigenza di sentirsi accettati, anche a costo di uniformarsi, di morire insieme per rinascere parte di tutto e non sentirsi staccati, estranei, mancanti. È quello che succede in uno dei racconti, Il Prescelto, dove il fanatismo religioso si trasforma in follia suicida. Qui, il pastore carismatico sembra assumere le sembianze di Jim Jones, fondatore del Jonestown, alias People’s Temple Agricultural Project. Il movimento americano che si diceva religioso divenne noto nel 1978, quando novecentonove persone furono trovate senza vita, avvelenate col cianuro in quello che gli stessi autodefinivano suicidio rivoluzionario. Nella narrativa di Consorti, l’apparente sicurezza del pastore – assassino e suicida – serve a celare il dubbio di aver preso le scelte sbagliate, il tentennamento dato da ripensamenti giunti troppo tardi, l’inconfessata speranza che qualcosa vada storto, che vuol dire salvarsi da una morte prima auspicata.

Degno di nota, La pallottola d’argento, storia di un padre mollato che inizia la sua personale caccia alle streghe, dopo aver trovato dei lividi sul corpo del figlio. Il dubbio che a provocarli sia stato il nuovo compagno della moglie si trasforma in convinzione che trascina tutta la famiglia nel vorticoso mulinello di denunce, assistenti sociali, allontanamento, accuse reciproche. Una guerra in cui non ci sono vincitori, solo affanni, fatiche, desideri meschini e intimi che lo stesso protagonista discute con se stesso, in un’onestà che mette a nudo l’umano.

Sono storie di non ritorno. A emergere, allora, ulteriori domande: quanto pesa un errore? Quanti altri errori può portare con sé e dove finisce l’orizzonte delle possibilità? Possibilità di tornare indietro, fermarsi, ricominciare. Fino a quale limite ci si può spingere?

Il libro è uscito nel settembre 2020, figlio di una pandemia che ha sfidato resistenza, creatività e perseveranza di tutti. Lo sottolinea a chiusura la stessa Ensemble, ringraziando chi ha scelto l’arte come rifugio e di arte prova ancora a vivere.

“Vi dichiaro marito e morte”: i racconti senza maschera di Simone Consorti
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