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Un viaggio onirico nel mostruoso Parco di Bomarzo

Francesca Iesu di Francesca Iesu
9 Novembre 2021
in Viaggi
Tempo di lettura: 3 minuti
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Il Parco dei Mostri, denominato anche Sacro Bosco o Villa delle Meraviglie di Bomarzo, in provincia di Viterbo, è un luogo misterioso dove mito e leggenda si fondono in una magica e mistica atmosfera. Personaggi inventati diventano reali, concretizzandosi in pietre maestose ricoperte da muschio selvatico.

La storia del parco risale al 1547, quando venne soprannominato Sacro Bosco. Il Principe Pier Francesco Orsini, figlio di Gian Corrado Orsini, Signore di Bomarzo, e di Clarice degli Orsini di Monterotondo, affidò il lavoro all’architetto e antiquario Pirro Ligorio che, al suo interno, realizzò simboli alchemici e creature mostruose. Tra le rocce, inoltre, si scorgono anche incisioni del principe dedicate alla moglie, morta prematuramente e intrappolata nell’Aldilà, ed esortazioni ai visitatori, i quali, errando alla scoperta di questo luogo incantato e desiderosi di veder meraviglie, si ritrovano invece a essere invitati al cospetto di facce orrende, elefanti, leoni, orchi e draghi.

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La superficie del parco ricopre tre ettari con una foresta di conifere e latifoglie e sculture in mastodontici blocchi di basalto, roccia di origine vulcanica tipica del luogo, risalenti al XVI secolo. L’architettura è alquanto bizzarra e grottesca come si riscontra, ad esempio, nella casa pendente, costruita su un masso inclinato e visitabile soltanto al primo piano. A sua volta, un tempietto funebre dedicato all’amante del Papa spagnolo e moglie del principe, Giulia Farnese, si erige nel bosco, tra sfingi, ninfe e animali, con una cupola simile a quella della Chiesa di Santa Maria del Fiore di Firenze.

A causare l’esigenza della costruzione del parco fu il sol sfogare il core che deve confondere il visitatore immergendolo in un’oasi fiabesca la quale ripropone, attraverso i personaggi della mitologia, citazioni ed eventi letterari tra i più celebri. Le Metamorfosi di Ovidio, la Divina Commedia, il Decamerone, il Canzoniere di Petrarca, l’Orlando Furioso sono rappresentati tutti in un percorso tanto logico-temporale quanto misterioso, originale e inusuale, in un labirinto dal quale è impossibile districarsi. Forse, proprio per tale motivo, questo luogo incantato fu fonte di ispirazione di numerosi artisti, quali Salvador Dalí, che si innamorò dell’oasi definendola un’invenzione di storia unica.

Il parco accoglie visitatori da novembre a marzo, con apertura fino al tramonto, per permettere di vivere a pieno l’atmosfera creata da luci e ombre che si insediano rendendo la gita nella radura magica ancora più suggestiva. Lasciandosi travolgere in un vortice di emozioni, luci e suoni provenienti dalla natura, l’esperienza sensoriale è, dunque, soggettiva, imprevedibile e completa. Le enormi statue che dominano il terreno hanno una duplice funzione. Da un lato proteggono, guidano e raccontano una storia al visitatore che sceglie di immergersi nel parco incantato, dall’altro lo intimoriscono, confondendolo e rendendolo inquieto, conducendolo alla scoperta di mostri e animali fantastici tra i più stravaganti. La realtà si mescola, di fatto, con l’immaginazione e la fantasia degli osservatori. Come sostenuto anche da Bruno Zevi, infatti, la finzione scenica è travolgente e il parco è capace di coinvolgere in un mondo onirico, assurdo, ludico ed edonistico.

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