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Ucraina: la politica finanzia la guerra, ma gli italiani sono contrari

Antonio Salzano di Antonio Salzano
21 Gennaio 2024
in AZETA di Antonio Salzano
Tempo di lettura: 4 minuti
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«Giudico molto, molto negativamente il comportamento di questo signore (Zelensky, ndr), perché stiamo assistendo alla devastazione del suo paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili. Sarebbe bastato che non attaccasse le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe accaduto».

«Per fermare la guerra basterebbe che il signor Presidente americano prendesse Zelensky e gli dicesse: “È a tua disposizione dopo la fine della guerra un Piano Marshall per ricostruire l’Ucraina dal valore di 6, 7, 8, 9mila miliardi di dollari, a una condizione: che tu domani ordini il cessate il fuoco, anche perché noi da domani non vi daremo più dollari e non ti daremo più armi”».

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«Io a parlare con Zelensky? Se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato. Non doveva attaccare il Donbass».

A parlare così non è uno dei rappresentanti dell’opposizione, ma il leader di una delle forze di governo che sostiene con ogni mezzo l’Ucraina e che in questi giorni, attraverso la Presidente del Consiglio in visita a Kiev – visita che ha fatto seguito a quella a sorpresa più che provocatoria del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden – ha ribadito ogni aiuto possibile fino alla vittoria. Un Silvio Berlusconi che sorprendentemente ha esternato il pensiero più che condiviso da molti italiani, in netta contrapposizione a quanto più volte sostenuto e votato dal suo partito e che il Ministro degli Esteri Antonio Tajani quotidianamente si sforza di assicurare.

In altri tempi, posizioni del genere, espresse tra l’altro dal leader della forza politica di governo a cui appartiene proprio il Ministro degli Esteri in carica, avrebbero costretto l’esecutivo a rassegnare le dimissioni o quantomeno quelle del responsabile della Farnesina. Invece, nella più grande confusione e in mancanza assoluta di ogni valore istituzionale, il termine dimissioni non solo è assente ma è anche coperto da chi ha responsabilità di vigilare su comportamenti censurabili come nel caso della vicenda Donzelli-Delmastro e della stessa Premier con la sua straordinaria capacità di minimizzare o addirittura preferendo il silenzio.

Ma qual è il sentimento degli italiani rispetto a una situazione che si aggrava di giorno in giorno e che non presenta al momento alcun segnale di distensione o proposta, se non di pace, almeno di tregua che possa guardare a una prospettiva di accordo?

Secondo un sondaggio della Ipsos Global Advisor di fine anno scorso, in Europa dopo il 75% dei tedeschi, il 73% degli italiani è contrario a un coinvolgimento diretto nel conflitto militare seguito dal 64% degli inglesi e il 58% dei francesi. Soltanto il 30% dei nostri connazionali, invece, è favorevole all’invio di armi e aiuti economici all’Ucraina. Euromedia ha calcolato che la maggioranza dei sostenitori sono elettori di Azione Italia Viva (91), del Partito Democratico (68%), e di Forza Italia (56%). Tra i contrari, gli elettori di Lega e M5S e, a sorpresa, di Fratelli d’Italia. Dati in netto contrasto con le posizioni dell’esecutivo sempre più lontano dal Paese reale e coinvolto in quella che si prospetta come una vera e propria tragedia annunciata.

Le minacce tutt’altro che velate da parte russa non fanno presagire nulla di buono e la possibilità di una sfida nucleare che allarghi il conflitto in una guerra mondiale non è lontana. Impressionante il contenuto di uno studio di IRIAD (Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo) che ha approfondito quali potrebbero essere le conseguenze per il nostro Paese, sul cui territorio nazionale insistono centoventi basi NATO e altre venti segrete: Ghedi e Aviano, dove sono presenti almeno quaranta testate nucleari, e poi Vicenza, Livorno, Gaeta, Taranto, Sigonella, la più importante base dell’Alleanza Atlantica nella piana di Catania – dove c’è l’aeroporto della US Navy nel Mediterraneo – e Napoli. Un attacco a queste basi potrebbe provocare oltre 55mila vittime e la città partenopea, dove sorge l’Allied Joint Force Command (fondamentale comando operativo della NATO), potrebbe da sola poter contare oltre 21mila morti. Dati davvero impressionanti senza citare quelli apocalittici a livello mondiale.

Intanto, i paesi europei continuano imperterriti in una escalation di politiche scellerate lontane dalle volontà popolari presenti nei sondaggi ma assenti dalle piazze e dai dibattiti addomesticati televisivi e dalla maggioranza di un’informazione allineata e coperta. A nulla sono serviti gli oltre cento appelli alla pace di Papa Francesco dall’inizio del conflitto e la disponibilità a una mediazione della Cina ribadita alcuni giorni fa dal direttore della Commissione Affari Esteri del comitato centrale del Partito Comunista cinese Wang Yi in visita in Italia. Non una sola proposta da parte dell’Europa che invece continua a parlare attraverso la Presidente Ursula Von der Leyen con toni tutt’altro che pacifici sostenendo la guerra armata fino alla vittoria.

Una mediazione cinese sarà capace di costringere Russia e Ucraina, più realisticamente Russia e Stati Uniti, ad abbandonare logiche di guerra che potranno portare unicamente alla distruzione totale dove non ci potrà essere alcun vincitore ma soltanto sconfitti? Nel silenzio tombale delle piazze, il gioco delle parti è più che libero e nelle mani di irresponsabili che custodiscono il destino di milioni di uomini, donne e bambini che sembra non riguardare nessuno.

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