The Outsider
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“The Outsider”: la serie tratta da Stephen King che rilegge le paure del presente

C’è un nuovo rinascimento nell’ambito degli adattamenti kinghiani. Da circa un paio d’anni, infatti, si stanno realizzando nuove opere cinematografiche e televisive di livello decisamente superiore alle riduzioni per cinema e TV degli anni Novanta e l’universo letterario dello scrittore del Maine si sta rinverdendo grazie a produzioni che attualizzano vecchi romanzi – a cominciare da It e Il gioco di Gerald nel 2017 per passare poi da Pet Sematary nel 2019, per dirne alcuni – oppure che ne adattano di recenti come Doctor Sleep, distribuito sempre nel 2019 e adesso The Outsider, serie HBO tratta dall’omonimo romanzo pubblicato solo nel 2018 e visibile in questi giorni in italiano su Sky Atlantic.

Sono inoltre in lavorazione numerose produzioni tra cui la serie televisiva tratta da L’ombra dello scorpione, capolavoro del 1978 su una terribile pandemia: non pensate male, nessun cavalcamento dell’onda attuale, la serie è già in fase di realizzazione dall’anno scorso. Come sempre, letteratura e cinema precorrono i tempi.

Da una serie HBO ci si aspetta un livello qualitativo molto alto e infatti The Outsider, creata e adattata dallo showrunner Richard Prize, con la collaborazione, per alcuni episodi, del Dennis Lehane autore dei romanzi da cui sono stati tratti Mystic River (2003) e Shutter Island (2008), non delude. Non solo, ma alza anche l’attuale asticella degli adattamenti da Stephen King.

Nella cittadina di Cherokee City, in Georgia, viene trovato in un parco il cadavere di un bambino barbaramente ucciso. Dopo una breve indagine, in base a prove schiaccianti, lo sceriffo locale, Ralph Anderson, arresta Terry Maitland, popolare allenatore della squadra di baseball, proprio nel bel mezzo di una partita, davanti ad amici e parenti. Terry si dichiara innocente e infatti spunta fuori un video che dimostra la sua presenza a un convegno in un paese situato a molti chilometri di distanza proprio nel momento in cui veniva consumato l’omicidio. Eppure il corpicino della vittima è pieno del DNA di Terry e alcuni testimoni credibili giurano di averlo visto, coi vestiti insanguinati, nei dintorni del luogo del delitto nell’ora incriminata. Come è possibile? Starà dunque allo sceriffo Ralph – interpretato dal bravissimo Ben Mendelsohn, finalmente in un ruolo non da villain – svelare il mistero.

The Outsider comincia come un classico crime ma, quando diventa chiaro che una minaccia soprannaturale ha a che fare con la vicenda, diventa qualcos’altro. Nessuno spoiler, l’elemento weird si intuisce già dal trailer. La serie riesce a dosare perfettamente atmosfere alla True detective – acclamata serie HBO del 2014 – con le tipiche tematiche kinghiane sulla natura del Male, cosa di cui la stessa serie di Nic Pizzolatto si faceva carico, con la differenza che mentre True detective si fermava un passo prima, The Outsider non ha paura di affondare dentro i piedi nel sovrannaturale e infangarseli pure. Questo aspetto non viene però affrontato in modo banale, affatto. L’intrusione del soprannaturale avviene per gradi, poco alla volta e, puntualmente, i personaggi principali, tranne alcuni, lo rifiutano. In primis, il razionalissimo sceriffo Ralph, colpito tra l’altro da un lutto recente, cioè la scomparsa del figlio.

A introdurci nel lato irrazionale della serie c’è un bellissimo personaggio – presente anche nel romanzo nonché nella trilogia kinghiana di Mr. Mercedes –, Holly Gibney, investigatrice privata molto particolare interpretata da Cynthia Erivo candidata quest’anno all’Oscar come miglior protagonista per Harriet (2019). Non è una medium, come si potrebbe pensare, ma ha comunque delle facoltà fuori dal comune: riesce a ricordare tutti gli album rock usciti dal 1954, pur non essendone un’appassionata, oppure tutte le partite di baseball mai giocate con relativi giocatori. E, ancora, sa misurare l’altezza di un grattacielo a occhio, con uno scarto di pochi centimetri ma, soprattutto, ha la mente aperta all’irrazionale, a ciò che è considerato impossibile dalla scienza solo perché non risponde ai parametri con cui viene analizzato.

Sarà proprio lei a cercare di ampliare la visione del mondo di Ralph e degli altri personaggi coinvolti nell’indagine, i cui risvolti implicano necessariamente un aprirsi al lato irrazionale della realtà, o perlomeno a quell’aspetto del reale che non può essere scandagliato con i soli strumenti di cui la scienza attuale dispone. È proprio questa una delle tematiche portanti della serie: l’ampliamento della coscienza e l’accettazione di ciò che non comprendiamo. Viene dunque chiamato in causa il rapporto dell’uomo con il Mistero, quello con la maiuscola. Le legittime resistenze di Ralph sono anche le resistenze dello spettatore razionale che viene portato per mano in un’indagine che diventa anche un metro per misurare la propria coscienza e il suo mettersi in gioco rispetto al Mistero dell’esistenza. Nella connessione che ognuno di noi stabilisce con tale Mistero si gioca il coinvolgimento emotivo con la serie, nonché nella empatia che si stabilisce facilmente con i vari protagonisti e con le loro reazioni.

È raro che in un adattamento si riesca a rendere quella tridimensionalità psicologica in cui Stephen King è maestro e con la quale fa letteralmente vivere i suoi personaggi su carta, ma qui tutto questo avviene. Ralph, Terry, Holly e tutti gli altri vivono sullo schermo così come sono vissuti tra le pagine del romanzo, con una vividezza incredibile, e noi palpitiamo con loro.

Il personaggio eccentrico di Holly, che riduce al minimo le reazioni emotive nei rapporti sociali, ma che in realtà riesce a essere enormemente empatica con le persone, viene reso in maniera molto misurata, trattenuta e accurata da un’efficacissima ed emotivamente convincente Cynthia Erivo. Terry Maitland, l’allenatore accusato di omicidio, è interpretato invece dal bravo Jason BatemanJuno (2007) Hancock (2008) Come ammazzare il capo e vivere felici (2011) –, qui in veste anche di produttore esecutivo e regista dei primi episodi.

Proprio sulla regia ci vorremmo soffermare perché la forma visiva di The Outsider riflette in maniera coerente ed efficace il contenuto. I personaggi sono spesso decentrati all’interno dell’inquadratura oppure incorniciati da qualcosa, a volte sono volutamente fuori fuoco grazie a degli eleganti giochi realizzati con la profondità di campo. Tali decentramenti e sfocature fanno eco al disorientamento dei protagonisti che si ritrovano in un territorio nuovo dove, per proseguire, devono abbandonare le loro certezze sul mondo così come lo conoscono. I raccordi visivi tra le inquadrature sono molto raffinati e creano dei giochi simmetrici, sia tra le inquadrature sia tra le scene, il tutto aiutato da lenti avvicinamenti di camera ai soggetti a sottolineare, da un lato, l’avvicinamento a una verità ineffabile, dall’altro il viluppo labirintico di una vicenda dagli aspetti sorprendenti.

Il romanzo di King viene addirittura ampliato con arricchimenti sul background di alcuni personaggi e con il cambiamento sostanziale sul figlio di Ralph, Derek, che nel libro era vivo anche se non presente, mentre qui è morto un anno prima degli eventi della serie. Questo stratagemma narrativo permette al personaggio di Ralph di affrontare l’indagine sulla morte del bambino in un particolare stato emotivo: egli si trova infatti già nella dimensione del lutto. I rapporti con la moglie Jeannie – interpretata da Mare Winningham – sono appena passati attraverso una tempesta e per poco non hanno ceduto sotto il dolore immenso della perdita di un figlio. Tra i due però sarà Jeannie ad accettare senza difficoltà l’aspetto soprannaturale della vicenda e ad ammonire il marito dicendogli che se non aprirà gli occhi, sarà come un cieco che avanza a tentoni, andando dunque a provocare più danni di quanti possa immaginare.

Tutti i personaggi, dal detective di origine messicana Yunis Sablo – interpretato da Yul Vazquez –, maggiormente aperto a credere a certe cose grazie al folklore della sua gente di cui è imbevuto, a Glory Maitland (Julianne Nicholson), moglie di Terry la cui famiglia è distrutta, fino al suo razionalissimo avvocato Howie (Bill Camp), sono tratteggiati, come si diceva, in maniera molto credibile e agiscono e reagiscono come farebbe ognuno di noi se fosse messo di fronte a certi eventi: chi con chiusura e razionalità, chi con apertura e curiosità.

The Outsider – romanzo e serie – prosegue la decennale riflessione di Stephen King sul Male e, in questo caso, sulla sua diffusione come un virus: da un lato il ruolo dei media come amplificatori di paura e odio, quindi la campagna di linciaggio mediatico nei confronti di Terry Maitland accusato di omicidio ma la cui colpevolezza è tutta da dimostrare. Dall’altro, l’annosa questione se la propensione al male negli individui sia dovuta a fattori ambientali (famiglia, società), a predisposizioni psichiche e genetiche, oppure ancora a qualcos’altro che è ineffabile e invisibile, ma comunque presente, proprio come il virus che ci troviamo a combattere in questi drammatici giorni.

Ciò che resta delle pagine di King e che viene ben ripreso nella serie è anche quella capacità unica di solidarietà che viene fuori nei momenti peggiori. Se King è famoso per la sua rappresentazione del Male e di personaggi che ne sono diretta espressione, va detto che la capacità tutta umana di rispondere a questo Male con le armi del coraggio, della solidarietà e dell’empatia viene sempre messa in risalto nella sua narrativa, infondendo puntualmente speranza e luce anche nella notte più buia.

Di più non possiamo dire se non che, per la capacità di saper intercettare ansie e paure universali e restituirle in una storia molto avvincente, per la qualità degli interpreti e della messa in scena, per la resa visiva, The Outsider si pone come nuovo termine di paragone nell’ambito degli adattamenti televisivi da Stephen King e in questo periodo di reclusione forzata può rivelarsi un’appagante catarsi rispetto a ciò che stiamo vivendo.

“The Outsider”: la serie tratta da Stephen King che rilegge le paure del presente
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