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Storia: i simboli di fortuna e sfortuna nelle diverse culture del mondo

Collab. di Collab.
22 Marzo 2026
in Varie
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Il concetto di fortuna accompagna l’umanità fin dalle sue origini e si manifesta attraverso simboli, rituali e credenze che variano sensibilmente da cultura a cultura. Ogni società ha sviluppato nel tempo un proprio sistema di segni legati alla buona o cattiva sorte, spesso intrecciato con la religione, il mito e l’osservazione della natura. Questi simboli non rappresentano semplici superstizioni, ma raccontano mentalità collettive, paure condivise e speranze radicate nel vissuto quotidiano.

In Europa, uno degli esempi più noti di simbolo ambivalente è il gatto nero. In alcune tradizioni antiche, soprattutto nel mondo celtico, il felino scuro era associato a protezione e prosperità. Con il Medioevo, però, la sua immagine cambiò radicalmente: il gatto nero divenne emblema di sfortuna e stregoneria, complice il clima di sospetto e persecuzione che caratterizzava l’epoca. Ancora oggi, attraversare la strada davanti a un gatto nero viene percepito da molti come un presagio negativo, segno di quanto queste credenze abbiano resistito al passare del tempo. Anzi, per contrastare questa credenza è stata istituita la giornata internazionale del gatto nero, fissata – curiosamente – il 17 di novembre.

Di segno opposto è il quadrifoglio, simbolo per eccellenza della fortuna nella tradizione irlandese. La sua rarità lo ha reso fin dall’antichità un oggetto speciale, capace di portare protezione e benessere a chi riusciva a trovarlo. Il quadrifoglio è anche legato al mondo naturale e al ciclo della vita, elementi centrali nella cultura celtica, che attribuiva grande importanza all’equilibrio tra uomo e ambiente. Tra i simboli positivi più diffusi, inoltre, si trovano anche le coccinelle, considerate portatrici di buona sorte in molte culture europee. Il loro colore vivace e la loro apparizione improvvisa le hanno rese emblema di felicità, amore e protezione, soprattutto nell’immaginario popolare legato all’infanzia e alla natura.

Nel bacino del Mediterraneo, e in particolare in Italia, la simbologia della fortuna assume forme molto riconoscibili. Il corno rosso, di origine antica, viene utilizzato come amuleto contro il malocchio e le energie negative. La sua forma richiama simboli di forza e vitalità, mentre il colore è tradizionalmente associato al sangue, alla vita e alla protezione. Ancora oggi, questo oggetto apotropaico, o più comunemente detto portafortuna, è diffuso in molte regioni e continua a essere regalato in occasioni considerate importanti.

Anche il sale riveste un ruolo simbolico complesso. In molte culture occidentali, rovesciare il sale è considerato un gesto di cattivo auspicio. Questa credenza affonda le sue radici nel valore che il sale aveva in passato, quando rappresentava una risorsa preziosa e indispensabile. Sprecarlo significava attirare la sfortuna, e per neutralizzare il presagio negativo si è diffuso il gesto rituale di lanciarne un pizzico dietro la spalla sinistra.

In altre aree del mondo, la fortuna viene interpretata attraverso simboli diversi. Nei paesi arabi e nel Nord Africa, la mano di Fatima, o Hamsa, è uno degli amuleti più diffusi. Questo simbolo, spesso decorato con un occhio centrale, viene utilizzato per proteggere dalle influenze maligne e dall’invidia. La sua diffusione attraversa confini religiosi e culturali, dimostrando come alcuni simboli riescano a diventare patrimonio condiviso di intere aree geografiche.

In Asia orientale, e in particolare nella cultura cinese, il concetto di fortuna è strettamente legato ai numeri. Il numero 8 è considerato estremamente positivo perché la sua pronuncia ricorda quella della parola “ricchezza” o “prosperità”. Non è raro che questo numero venga scelto per date importanti, indirizzi o eventi significativi, a testimonianza di quanto il simbolismo numerico influenzi le scelte quotidiane.

All’opposto, tornando con lo sguardo alle culture greco-latine, il numero 17 è tradizionalmente associato alla sfortuna. L’eptacaidecafobia (termine più tecnico per indicare l’irrazionale paura di questo numero) si riflette ormai in svariati ambiti, anche nel gioco, per cui anche tra le cartelle della tombola o nelle estrazioni di una roulette online c’è chi spera di non imbattersi mai nel 17, considerato a prescindere come nefasto. L’origine di questa credenza è spesso ricondotta all’anagramma del numero romano XVII, che può essere riorganizzato nella parola “VIXI”, ovvero “ho vissuto”, interpretata come presagio di morte.

Questi esempi dimostrano come la fortuna non sia un concetto universale e uniforme, ma un costrutto culturale che si adatta alle storie, ai valori e alle esperienze dei popoli. Oggetti, animali, numeri e gesti diventano così strumenti attraverso cui le comunità cercano di interpretare l’imprevedibilità della vita, trasformando l’incertezza in narrazione condivisa e riconoscibile.

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