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Stop al gas russo: l’Italia in prima linea per l’autonomia

Collab. di Collab.
16 Aprile 2024
in Varie
Tempo di lettura: 3 minuti
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Il 31 dicembre scade l’accordo con la Russia per far transitare il prezioso gas sovietico attraverso l’Ucraina verso gli Stati dell’Unione. I vertici europei confermano di non avere alcun interesse nel rinnovare l’accordo con la Russia per far arrivare gas e petrolio da Mosca poiché con il programma RePowerEu si è arrivati a una diversificazione delle fonti. 

Come l’Ue ha diversificato le fonti di approvvigionamento 

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L’Italia, come altri Stati membri, è in prima linea per quanto riguarda l’autonomia dal gas russo con diversi progetti che hanno fatto calare la richiesta negli ultimi mesi. Europa, e Italia compresa, hanno diversificato le forniture dell’indispensabile gas proprio con l’intento di rendersi autonome dalla Russia visto che sta per terminare l’accordo che permette il passaggio del gas dall’Ucraina. 

Il risultato è già visibile poiché la richiesta di gas da Mosca è calata del 71% rispetto al 2021. Guardando i dati aggregati dell’anno appena trascorso, il 2023, solo il 15% dell’importo di gas è effettivamente arrivato da Putin, a dimostrazione di quanto il programma RePowerEu sia di successo. Per continuare a rimanere informati con le ultime news su luce e gas è possibile consultare Switcho dove trovare una sezione dedicata sempre aggiornata. 

L’Algeria come nuovo partner dell’Italia per la fornitura di gas 

Già con il governo Draghi, l’Italia ha messo in atto una strategia per andare alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento. Per evitare di rifornirsi dalla Russia, sono stati firmati diversi accordi, tra cui il più importante con l’Algeria. Grazie a una solida rete di relazioni internazionali del gruppo Eni, si sono aperte nuove strade per importare gas naturale e petrolio, evitando di dover contare su Mosca che è politicamente instabile per colpa dei venti di guerra ma non solo. 

Il gas algerino, che arriva in Italia dallo snodo di Mazara del Vallo, rappresenta ben il 21% dei flussi medi giornalieri. A seguire, il 13% dei flussi arriva dal Tap e il 10% dal Passo Gries, il quale importa il gas dal Nord Europa. Invece, il gas sovietico rappresenta solo il 5% dei flussi, a riprova di quanto l’Italia abbia fatto per tagliare con Mosca e non dover più contare sull’accordo in scadenza. 

Gli investimenti in infrastrutture e rigassificatori

Non è finita qui perché il Belpaese ha anche potenziato le infrastrutture per importare gas grazie a Snam che ha predisposto due nuovi rigassificatori galleggianti. Sono solo piccoli esempi delle tante opere in atto per garantire una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti di gas. 

Il buon livello degli stoccaggi

Infine, l’Italia ha raggiunto un buon livello in merito agli stoccaggi; a fine febbraio, con il supporto di Snam, aveva già riempito i depositi in tutta la penisola al 54%, potendo di affrontare il futuro con maggiore serenità. 

In conclusione, l’Italia è a un ottimo punto per smarcarsi dalla Russia per motivi come la fine dell’accordo che consente al gas di transitare dall’Ucraina ma anche per evitare rialzi, come già successo in passato, causando alti costi che i cittadini hanno faticato a fronteggiare.

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