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Spoiler! Spoiler! Spoiler! Quando Napoli incontra Ser Davos

Rosa Maria Gloria Basanisi di Rosa Maria Gloria Basanisi
9 Novembre 2021
in Interviste
Tempo di lettura: 5 minuti
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Per i fan napoletani della serie televisiva Game of Thrones, tratta dalla celebre saga dello scrittore statunitense George R.R. Martin, la giornata di domenica è stata senza dubbio sensazionale ed emozionante. Liam Cunningham, l’attore che interpreta Ser Davos nello show, ha incontrato centinaia di persone nell’auditorium della Mostra d’Oltremare – attualmente sede del Comicon, uno dei festival del fumetto più celebri della nazione – per rispondere ad alcune domande e regalare una piccola anticipazione sulla prossima stagione del telefilm.

Noi di Mar dei Sargassi siamo riusciti ad assistere alla sua intervista e abbiamo deciso di riproporre ai nostri lettori alcuni estratti della stessa.

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Come hai deciso di fare l’attore?

«Ho scoperto che fare l’elettricista non era abbastanza divertente, volevo fare qualcosa di più bello. Sono stato anche tre anni in Zimbabwe, ma quando sono tornato in Irlanda ho deciso che avrei cambiato lavoro. Così, per hobby, ho seguito alcuni corsi di recitazione e ho ottenuto delle parti a teatro.»

Ti ricordi la tua prima esperienza come attore?

«Ricordo molte esperienze. Vi racconto una cosa: quando le persone che non guardano lo show mi chiedono che cosa faccio nella vita, trovo imbarazzante rispondere che faccio l’attore. È strano. Voglio dire, amo la recitazione, penso che ci sia qualcosa di sincero e di interessante nel raccontare storie, ma quando lo dico sembra una str******.»

Qual è stato il tuo primo grande ruolo?

«Tutti lo sono stati. Forse in teatro. Ho iniziato a recitare perché mi piacciono cinema e tv, ma per diventare un attore in Irlanda e in Inghilterra è necessario un apprendistato in teatro. E lì è dove mi sono innamorato del raccontare storie sul palco davanti a un pubblico. È stata una scoperta strana.»

Hai lavorato con Dario Argento. Com’è stata questa esperienza?

«Ho incontrato Dario per la prima volta a Londra e mi ha chiesto di venire a Roma per fare un film. Ci ho pensato due secondi e poi gli ho detto di sì. Ricorderò sempre il giorno in cui abbiamo girato in piazza Pantheon: nella scena io ero ubriaco e dovevo camminare con Stefania Rocca, mentre cantavo una canzone irlandese. Cantando in piazza Pantheon, di fronte a una bellissima attrice, ho pensato: “Amo fare l’attore!”»

Come hai ottenuto il ruolo di Ser Davos?

«Ser Davos è un uomo buono, odia le ingiustizie, non ha paura di dire la verità. Penso sempre a lui come a un eroe silente, non affetto dal bisogno di guadagnare potere. Ho incontrato i produttori della serie durante le audizioni per la prima stagione, quando ho fatto un provino per un’altra parte. Non mi hanno preso, ma mi hanno detto “torna per la seconda stagione, abbiamo un personaggio molto interessante”. Pensavo che fosse solo un modo gentile per liquidarmi, ma ora capisco che non è stato così. Non appena ho letto le prime cinque righe della sceneggiatura, ho sentito che avrei voluto interpretarlo.»

Domanda banale, ma che si fa sempre: hai letto i libri?

«No. Quando ho incontrato Martin per la prima volta, a Los Angeles, durante la première della seconda o della terza stagione, mi ha chiamato e mi ha chiesto se avessi letto i libri. Gli ho risposto di no e da allora, a ogni première, mi pone la stessa domanda. Alla fine gli ho detto che la sceneggiatura è la mia bibbia, ma che li avrei letti al termine dello show. Lui mi ha risposto: “Voglio un resoconto!”. Quindi adesso devo leggere quei f****** libri!»

Anche se si tratta di una serie fantasy, Game of Thrones è molto moderna, molto politica. Che ne pensi?

«Quando il mio agente mi ha parlato di uno show con draghi, streghe e lupi bianchi, non ne ho voluto sapere. Poi ha insistito, ha detto che era per l’HBO e di leggere la sceneggiatura. Quando l’ho letta, ho capito che non è un telefilm su draghi e streghe, quella è solo l’ambientazione, ma è un telefilm su potere, famiglia, paranoia, alleanze. Non è su Westeros, è sul nostro mondo.»

Com’è lavorare sul set?

«Favoloso. Siamo tutti consapevoli di quanto lo show sia diventato grande. È un fenomeno culturale, non solo un programma per la televisione. La squadra è fantastica, è straordinario il livello dei dettagli: i soldi di Bravos sono soldi veri, non solo pezzi di metallo e questo vale anche per i costumi. Le cose sono molto curate, anche nelle parti che non si vedono in tv. È un’esperienza assolutamente fantastica.»

Una nostra curiosità: Jon Snow come sta?

«È morto, non è vero? Ho sentito che sta bene, ho ricevuto un messaggio da Westeros e sta bene. Spero di poter passare del tempo con lui, Kit è un bravo ragazzo. Era molto giovane quando ha iniziato, e in otto anni è diventato sempre più bravo, sono molto impressionato dal suo lavoro.»

Poche settimane fa a Napoli sono venuti Kit Harington e Emilia Clarke, pensate di spostare qui Approdo del Re?

«Beh, dove cavolo sono Dolce e Gabbana per me?»

Tornando a Ser Devos, è un personaggio molto particolare, forse il più umano della serie, com’è interpretarlo?

«Penso che sia necessario avere un personaggio come lui nello show, perché c’è molta ambiguità morale, le persone fanno cose discutibili e lui, in qualche modo, parla per il pubblico. È quello che dice “Cosa fai? Questa cosa non va bene”. Ho sempre pensato che assomigli a Tom Hagen, l’avvocato interpretato da Robert Duvall ne Il Padrino, è un uomo leale nei confronti della famiglia e non affamato di potere.»

Hai mai immaginato di essere sul trono di spade?

«Ser Davos sul trono? Nah, non penso, magari per pulirlo. Vi racconto una cosa divertente: avete presente quando guardate lo show e con i vostri amici iniziate a discutere su chi salirà sul trono? Noi facciamo lo stesso, in costume, sul set!»

Quanto soffriremo da uno a dieci nella prossima stagione? 

«Undici. Alle persone piace soffrire. Quando la gente mi chiede perché dovrebbe vedere Game of Thrones, io gli dico di non farlo. Se continuano a scocciarmi, vado su Youtube e mostro loro il video sulle reazioni all’episodio delle Nozze Rosse. Così mi dicono: “Cavolo, se questo show è in grado di farmi provare emozioni come queste, allora c’è un motivo per vederlo.”»

Un’ultima domanda, ma non puoi dire proprio niente della settima stagione?

«Ok, vi dirò una cosa. Se ricordate quello che avete visto nel trailer e ricordate quello che avete visto alla fine della sesta stagione, con il Re della Notte, sappiate che quel trailer è un indizio, e questo è quanto!»

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