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Schlein: il PD perde anche quando corre da solo

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
7 Marzo 2023
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
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L’elezione di Elly Schlein alla segreteria del Partito Democratico è l’ennesima batosta elettorale che il Nazareno registra alle urne. La Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna potrebbe, infatti, rappresentare tutto quanto sconfessa la linea dettata dai dem negli ultimi vent’anni, un partito posizionato al centrodestra moderato sia per quanto riguarda manovre di tipo economico-finanziarie, che per i diritti civili.

Non a caso, dopo le dimissioni immediate di Giuseppe Fioroni (che questo giornale ha descritto come la mossa più audace, estrema, di sinistra promossa recentemente dai dem), gli attacchi interni che raggiungono l’ufficio di Schlein hanno intensificato la loro portata. I dubbi sul posizionamento del nuovo PD hanno costretto l’ex capogruppo Andrea Marcucci a domandarsi se non fosse auspicabile un’alleanza con il Terzo Polo di Renzi e Calenda anziché con il mondo dei Cinque Stelle che, tradotto, nell’idea dell’ex senatore vuol dire a sinistra. «Mi ricorda il PCI» ha affermato a La Verità. Magari, aggiungiamo noi.

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Altro monito di peso è arrivato a destinazione da Carlo Cottarelli: «Senza i non iscritti, il nuovo segretario oggi sarebbe Stefano Bonaccini, che era stato indicato dai tesserati del partito. […] Tra gli iscritti più della metà ha votato Bonaccini, forse pensando più al centro che al M5S. Il cambiamento non è una cosa di per sé sempre positiva, bisogna vedere come si cambia».

Nelle dichiarazioni dei due dinosauri c’è tutta la mazzata elettorale che il Partito Democratico ancora fatica a digerire. Stando alle reazioni interne e della stampa allineata, la sconfitta rimediata alle primarie brucia persino più di tutte le vergognose uscite degli ultimi anni, quando piuttosto che eleggere i corresponsabili del Jobs Act, della Buona Scuola, degli accordi con la Libia e così via, i cittadini italiani hanno dirottato le proprie preferenze di voto verso i grillini, Calenda o persino la Lega e Giorgia Meloni.

L’ipotesi di politiche sociali – sbandierate da chiunque in campagna elettorale e poi abbandonate una volta raggiunta la necessaria popolarità – muove ancora l’elettorato del ceto medio, di quella larghissima fetta della popolazione che chiede attenzione a salari, scuola e sanità, tutto quanto il PD ha contribuito a distruggere.

Le parole di Marcucci e Cottarelli dimostrano – qualora se ne fosse sentito il bisogno – come il PD non conservasse più alcuna anima socialista, o anche soltanto sociale, ormai posizionato al centro e più a proprio agio con il Terzo Polo che indica in Letizia Moratti un volto che li rappresenti, piuttosto che con il MoVimento 5 Stelle del Conte bis; più comodo nei salotti di Confindustria che tra le strade occupate dai lavoratori.

L’idea di PD che ha portato nuovi elettori ad accordare fiducia a Elly Schein è l’ipotesi di un partito rinnovato nelle idee, vicino alle istanze sentite dai giovani, dalla lotta al cambiamento climatico al raggiungimento di pari diritti tra uomini e donne, tra coppie etero e famiglie omosessuali, insomma, un partito con idee progressiste ma sociali, di sinistra.

Certo, viene difficile immaginare Elly Schlein abbandonare l’idea di un’Europa sempre più centrale nelle amministrazioni dei singoli Stati o la corsa a un’economia che non si rispecchi nel liberismo. Eppure, l’elettorato del nuovo PD – probabilmente molto attraente per la fascia sociale tra i 20 e i 40 anni – sembra rispecchiarsi appieno nei valori della UE, anche se ciò significasse rinunciare a una sovranità nazionale a tratti necessaria, se non altro per non cedere lo scettro di Roma ai mercati o all’asse franco-tedesco che determina le sorti di tutti i Paesi riuniti sotto la bandiera di Bruxelles.

Come Romano Prodi ha suggerito alla neo Segretaria, sarà fondamentale scrivere un programma chiaro, dal quale poi, sulla base delle idee, pensare alle future alleanze e non viceversa. Eppure, la svolta a sinistra che potrebbe rappresentare il PD guidato da Schlein sembra proprio non stare a genio a un partito troppo grande e troppo legato alle dinamiche della vecchia politica, che avrà, sì, allontanato le persone ma è sempre stato garante di equilibri fondamentali per certi comparti della classe dirigente italiana.

Non a caso, lo stesso Stefano Bonaccini ha tenuto a ribadire che il Pd ha certamente una segretaria che si chiama Elly Schlein, ma che ha anche visto quasi la metà degli elettori esprimere la preferenza nei miei confronti. Ciò che il Presidente sembra minacciare è la spaccatura interna che potrebbe propagarsi anche al di fuori delle mura del Nazareno qualora la leadership della Schlein fosse sostenuta dall’elettorato anche nei turni alle urne che contano, o una lotta tra correnti che costringerà la neo dirigente classe 1985 ad adeguarsi alla linea utile agli interessi di tutto l’establishment che il PD garantisce da anni.

Dunque, che PD sarà? Non resta che augurarsi che la mazzata delle primarie, quando il partito ha dimostrato di saper perdere anche se corre da solo, sia l’ultima sconfitta rimediata dai dinosauri che ne tengono le fila e che l’entusiasmo che oggi avvolge la figura della Segretaria possa tradursi nella messa in crisi di tutto quanto il Nazareno ha significato finora e, quindi, in vittoria.

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