• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

“Retrotopia”: Bauman e il cambio di rotta dell’utopia

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
18 Luglio 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Che fine ha fatto l’utopia? Dove è finita l’idea di poter arrivare in un tempo e in un luogo dove sia possibile sostituire il mondo e la vita così come sono state e come sono con un altro pianeta e un’esistenza che siano come vorremmo che fossero? Sono queste le domande di fondo a cui risponde Retrotopia, l’ultimo libro del sociologo Zygmunt Bauman, scomparso nel mese di gennaio del 2017.

Il grande pensatore polacco – acuto descrittore della società liquida, dove i legami interpersonali e intrasocietari non riescono più a cristallizzarsi in forme solide e durature come nel passato – già aveva parlato e scritto delle trasformazioni del sogno utopico avvenute nel mondo moderno.

Può interessartianche...

Tamu Edizioni cambia nome: nasce Tangerin

“Junx”: l’inquietudine di una generazione perduta

“L’argine” di Irene Solà, un testo che lascia più di un dubbio

Nella sua opera Modus vivendi, ad esempio, aveva sostenuto che questa idea quasi non esistesse prima dei tempi odierni e ci aveva raccontato la nascita e lo sviluppo dello sguardo utopico, servendosi delle metafore del guardiacaccia, del giardiniere e del cacciatore.

L’atteggiamento e la pratica degli esseri umani nell’età premoderna, nei confronti del mondo, era paragonabile a quello del guardacaccia, impegnato a difendere il territorio, cercando di preservare l’equilibrio tra uomo e ambiente naturale.

La concezione dei rapporti con il sistema-mondo e le conseguenti pratiche dell’epoca moderna, invece, sono state quelle del giardiniere, che cercava di mettere ordine in maniera razionale con il suo agire tecnico.

È proprio lui, in effetti, aveva sottolineato Bauman, che ha iniziato a fabbricare le utopie dell’uomo contemporaneo.

Nella modernità più avanzata, lo sguardo utopico si è perso con l’avvento del cacciatore, che non è interessato né all’equilibrio tra uomo e natura né al progetto razionale e comunitario. Questa dominante figura umana e sociale persegue soltanto lo scopo di depredare l’ambiente naturale e comunitario, a vantaggio del suo beneficio individuale e immediato.

Nei tempi e nei luoghi del mondo attuale, non c’è più posto per l’utopia. Il mito del progresso storico, lineare e irrefrenabile, che ci avrebbe portato in un mondo migliore, è svanito dinanzi al reale e inarrestabile processo dell’individualizzazione e alle ricorrenti crisi economiche, sociali e ambientali.

L’individuo è libero, al tempo della globalizzazione economica e della comunicazione digitale, ma nel senso negativo della solitudine e di una esistenza vissuta in un continuo stato di ansia per la possibile perdita del suo valore di mercato e della conseguente scarsità dei beni materiali. L’utopia ha cambiato rotta, quindi, e si è trasformata in retrotopia.

Il futuro è percepito non più come una meta a cui approdare ma come una minaccia da cui fuggire. Si ritorna a pensare e a guardare al passato, come forse non è mai stato, ma che desideriamo in termini di nostalgia di una esistenza protetta dall’appartenenza a una collettività e a un’entità statuale che, nel bene e nel male, non ci lasciavano mai da soli.

Nel libro postumo, Bauman ha scritto: Cinquecento anni dopo che Tommaso Moro diede il nome di Utopia al millenario sogno umano di tornare in paradiso o di instaurare il Cielo sulla Terra, l’ennesima triade hegeliana formata da una doppia negazione si avvia a completare il suo giro.

Nel tempo della retrotopia, una folla solitaria di uomini e donne vive nelle anonime megalopoli, che si moltiplicano nelle diverse aree del pianeta, e non agisce in vista di uno stile di vita collettivo nel rispetto della natura, ma soltanto alla disperata ricerca della sopravvivenza individuale.

Prec.

No ai bambini, ai gay e agli epilettici: la triste dissezione umana

Succ.

Cucù: eccolo di nuovo

Vincenzo Villarosa

Vincenzo Villarosa

Articoli Correlati

tangerin tamu
Billy

Tamu Edizioni cambia nome: nasce Tangerin

13 Novembre 2025

Tamu Edizioni, casa editrice indipendente con sede a Napoli, è sempre stata più che una semplice realtà editoriale: progetto culturale, spazio di dialogo, libreria, punto di riferimento della comunità locale. Nel suo catalogo abbiamo sempre trovato testi impegnati, politici,...

junx
Billy

“Junx”: l’inquietudine di una generazione perduta

20 Ottobre 2025

Tra le pagine di Junx – Non basterebbe una notte, edito da Pidgin Edizioni, si annida un’inquietudine profonda che non appartiene soltanto al protagonista. L’inquietudine è collettiva, tocca una generazione nata in una terra di contraddizioni e che trova...

irene solà
Billy

“L’argine” di Irene Solà, un testo che lascia più di un dubbio

16 Ottobre 2025

Avevo già letto l’anno scorso uno dei romanzi di Irene Solà, giovane autrice spagnola classe Novanta: parlo di Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre, edito Mondadori (2024). Avevo molto amato il testo, mi era parso...

amabili resti
Billy

Amabili resti di Alice Sebold: amabilmente resti

27 Agosto 2025

Perché l’orrore sulla Terra è reale e accade tutti i giorni. È come un fiore o come il sole, è qualcosa di incontenibile. Una violenza che continua a violentare nel tempo. È la storia di Amabili resti, romanzo di...

Succ.
Cucù: eccolo di nuovo

Cucù: eccolo di nuovo

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • porno napoli o napoli porno di deborah d'addetta

    Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1513 shares
    Share 605 Tweet 378
  • “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    833 shares
    Share 333 Tweet 208
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1103 shares
    Share 441 Tweet 276
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    940 shares
    Share 376 Tweet 235
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    627 shares
    Share 251 Tweet 157
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie