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“Red”: la Pixar come non l’avete mai vista

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
25 Marzo 2022
in Cinema
Tempo di lettura: 5 minuti
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Se c’è una cosa a cui la Disney-Pixar ci sta abituando è ad avere a che fare con pellicole sempre più mature e di riflessione. Pellicole il cui target di riferimento generale è sempre quello infantile-preadolescenziale, ma capaci di rivolgersi furbamente (i bambini non vanno certo al cinema da soli) anche agli adulti. Ce lo hanno brillantemente mostrato con Coco, allegro e coloratissimo, che ha portato in scena un tema non facile, quello dell’elaborazione del lutto. O con Inside Out, con la personificazione delle emozioni e l’importanza da dare anche e soprattutto a quelle considerate negative, come la tristezza, se si vuole diventare degli esseri umani integri e consapevoli. O, ancora, Soul: anima, aldilà, senso della vita. Semplicemente un film per adulti.

Venticinquesimo lungometraggio d’animazione Pixar è Red (titolo originale Turning Red), del 2022, diretto da Domee Shi al suo debutto alla regia di un lungometraggio e co-scritto da Julia Cho. Nomi non del tutto nuovi poiché la Shi, regista cino-canadese, aveva già realizzato il tenero cortometraggio Bao e collaborato a pellicole quali i già citati Inside Out e Soul ma anche Onward e Luca (attualmente candidato ai Premi Oscar). Julia Cho è, invece, una nota drammaturga e scrittrice televisiva americana. La maestria di entrambe ha dato vita a quest’ultimo prodotto Pixar Animation Studios, distribuito a livello globale on demand, dall’11 marzo 2022, sulla piattaforma streaming Disney+.

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Sebbene non abbia ottenuto il privilegio della sala, non pensate a Red come a qualcosa di secondario o di poco conto. Un po’ come Soul, questo film vi stupirà in un modo forse mai avvenuto prima, non tanto per la trama in sé, già vista senz’altro, quanto per il modus operandi, che lo rende uno dei lungometraggi Pixar più maturi, rivoluzionari, sinceri e geniali di sempre. A cominciare dall’anno in cui è ambientato, il 2002.

Meilin “Mei” Lee è una studentessa cino-canadese che vive a Toronto con i suoi genitori. Come tante tredicenni, si destreggia tra la scuola, la famiglia e il suo gruppo di amiche, Miriam, Priya e Abby con cui condivide la passione per la boy band 4*Town. Tutto nella norma, finché la ragazzina non si accorge di potersi trasformare, ogni volta che si trova in balia delle proprie emozioni, in un enorme panda rosso. Un racconto di formazione adolescenziale in chiave un po’ fantasy che rimanda ad antiche leggende cinesi, gettando uno sguardo onesto e accurato su quello che è il momento della crescita, in particolar modo della crescita femminile.

Non serve infatti essere un pozzo di scienza per comprendere che la trasformazione di Mei in panda non è altro che una metafora dei mutamenti fisici e psicologici dovuti alla pubertà. E, se per molti il panda rosso è un evidente sinonimo del ciclo mestruale, uno dei momenti più delicati della vita di una giovane donna, più che di mestruazioni nello specifico pensiamo sia meglio parlare del cambiamento tutto, specialmente quello fisico. La protagonista è entrata nel mondo dei teen, vede il suo corpo trasformarsi, è preda delle turbe tipiche di quell’età e spesso ne perde il controllo, non si riconosce. Anche senza trasformarci in panda giganti, possiamo facilmente immedesimarci con lei, perché è esattamente così che ci siamo sentiti tutti e (soprattutto) tutte.

Uno dei maggiori pregi di Red è proprio l’aver presentato il mondo adolescenziale femminile con estrema naturalezza e sincerità, senza gli stereotipi tipici di questi prodotti, invece rendendogli la giusta dignità troppo spesso penalizzata da una frivolezza di facciata. Specialmente quando si tratta di cose da femmina. Il film, sebbene possa sembrare rivolto a un pubblico di ragazzine, parla a chiunque, anzi, è bene che a guardarlo siano anche i maschi – e sarebbe pure ora di smetterla di etichettare i prodotti come per femmine e per maschi. Perché troppe volte le esperienze di vita delle giovani donne vengono rappresentate con i paraocchi, irrealistiche e ricolme di cliché. Qui si nota chiaramente che le autrici, queste esperienze di vita le hanno vissute. Mei è energica, emotiva, ama le boy band e oscilla tra il desiderio di compiacere la propria famiglia e quello di affermarsi. Quando si trasforma, è “vittima” di impulsi e sentimenti altalenanti e il film fa una cosa importantissima: li normalizza. Le sue emozioni adolescenziali non vengono svilite o ridicolizzate ma rispettate in quanto parte della vita. Ma la Pixar mette il turbo e mostra per la prima volta degli assorbenti, parlando apertamente di ciclo mestruale in un film per bambini come se non ci fosse nulla di male. Incredibile, esattamente come dovrebbe essere!

Un altro dei tabù fantasticamente defenestrati è quello del desiderio femminile attivo. Anche se detto in maniera implicita, è chiaro che Mei abbia degli istinti del tutto comuni a quell’età, quando magari si trova a interagire con un ragazzo che le piace, ad esempio. Istinti che non vengono demonizzati o censurati ma mostrati nella loro piena regolarità. Qualcosa che non sempre accade parlando di desiderio femminile in generale, figuriamoci trattandosi di preadolescenti.

Ricapitolando, adolescenza e anni Duemila: avete capito qual è il vero target di riferimento del film, no? Ma i millennials, ovvio! Red gioca sull’effetto nostalgia attraverso atmosfere e riferimenti tipici della fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila. Oggetti come l’iconico tamagotchi, le figurine, i cd, i giornaletti per ragazzi, i cellulari a conchiglia. Corsi che si ripetono di generazione in generazione, come la passione per le boy band, un tempo rivolta a Backstreet Boys o Blue e oggi a One Direction o BTS. Oppure l’utilizzo della handycam per quelli che oggi chiameremmo semplicemente vlog. In fondo, le cose non sono poi così cambiate.

Red può considerarsi un film sulla pubertà, sull’amicizia, sulla famiglia. Punto focale è anche il rapporto della protagonista con i genitori, specialmente con la madre, donna un po’ rigida e convinta di sapere sempre cosa è meglio per sua figlia. Anche lei, come tutti, è umana, perciò compresa, non condannata. Iconica la frase di Mei Onorare i genitori è giusto ma se esageri dimentichi di onorare te stessa.

Pixar non si risparmia neppure sull’animazione e sul character design, raggiungendo livelli pazzeschi. Carina l’idea di associare a ogni amica un colore, verde, rosa e giallo, mentre Mei ha ovviamente il rosso, che nella tradizione cinese simboleggia fortuna, festa e unione. Fa da cornice musicale la splendida colonna sonora di Ludwig Göransson, mixando suggestive sonorità alla cultura pop orientale. Ma non solo per la musica. Red è tutto un mash-up tra cultura occidentale e folklore della tradizione cinese (templi, leggende, antenati, simboli). Numerosi i riferimenti anche ad anime e manga, come le sigle o certe espressioni del viso. Un’interessante pellicola contro i tabù e i cliché della crescita, sulla ricerca di se stessi e sulla dignità della leggerezza adolescenziale, i cui problemi hanno tutto il diritto di sembrare macigni e di non essere screditati. Pixar colpisce ancora.

Prec.

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Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

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